Intervista a Gratteri

Mar, 22/11/2005 - 00:00

La lotta alla ‘ndrangheta non è una caccia alla volpe all’inglese. La lotta a questa piaga sociale va fatta senza clamori e contingenti armati sul territorio. Ma in silenzio, lentamente e con misure innovative dal punto di vista del processo penale e del diritto processuale, senza il ricorso a patteggiamenti o a sconti di pena… Restituiamo la giusta sicurezza dei tempi di detenzione. Non bastano otto o nove anni di processo se poi non seguono forti pene e carcere duro per i mafiosi. Pensiamo anche a periodi di rieducazione tramite il lavoro, magari rispolverando le colonie di sicurezza penale come Pianosa o Gorgona. Un po’ come si fa con i tossici ed i drogati”. Così Nicola Gratteri, fuori dal coro, incide su un uditorio attento e giovane a Locri.
Raggiungiamo in coda alla manifestazione di Locri “La scuola adotta un monumento” il magistrato Nicola Gratteri, consigliere della Corte di Appello di Reggio Calabria, per chiarire con lui, che della situazione criminale nella Calabria jonica può davvero dire di tenere il polso, problemi e possibilità del territorio.
E’ vero che oggi la Locride è divenuta una vetrina per il resto d’Italia?
“Mah, in un certo senso ciò è vero. Un fatto molto importante oggi è che i giovani hanno preso coscienza della situazione, riuscendo ad esternare ciò che sentivano da tempo. Ciò che invece preoccupa è la famosa frase: “Il futuro è dei giovani”. Allora si rischia di avallare uno stato di cose, che vede protagoniste inefficienze ed inidoneità, che fanno sì che i preposti a difendere l’apparato dello Stato e la legislazione si limitino a scaricare sui giovani la responsabilità del futuro del territorio. Praticamente, secondo questo assunto, si dovrebbero attendere altri venti anni affinché i giovani di oggi possano occupare posti di potere per riuscire a assistere ad un cambiamento, che sarebbe possibile solo quando costoro avranno posti direzionali in campo amministrativo e statale. Mi sembra un’affermazione inaccettabile. Devono essere gli adulti oggi, ed in questo momento ad essere consequenziali con quelle che sono le emergenze della realtà criminale calabrese ma anche italiana, che presenta delle esternazioni comuni a tutto il mondo occidentale”.
Che tipo di contatti esistono tra mafia e politica?
“La ‘ndrangheta vota e fa votare. Nessun partito è riuscito a cogliere in pieno il problema, perché purtroppo il tema elettorale a livello locale come regionale e nazionale è fondamentale. In paesi ad alta densità mafiosa e scarsa densità abitativa spostare cento voti vuol dire fare la differenza. Paradossalmente il sistema elettorale è pericoloso, poiché molte volte i politici chiedono voti alla ‘ndrangheta, ma spesso la ‘ndrangheta in primis è talmente forte da far votare in modo autonomo il politico. Questo viene scelto in quanto cavallo vincente ed a lui, una volta eletto, la criminalità torna a chiedere il conto. Alla frase del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a Reggio Calabria, che dichiarava: “I cittadini si devono avvicinare alle istituzioni”- io rispondo che le istituzioni devono fare tre passi in avanti verso i cittadini e poi la gente si potrà avvicinare a loro”.
Cosa pensa rispetto all’invio dei nuovi contingenti di forze di polizia per ristabilire l’ordine pubblico in loco?
“Il problema principale in Calabria ed in particolare sulla Jonica non è certo l’ordine pubblico, da garantire con duecento uomini in più, ma la lotta alla ‘ndrangheta. Questa va fatta certamente non tramite decine di posti di blocco all’uscita o all’entrata dei singoli paesi. La lotta alla criminalità organizzata è da impostare con il coraggio di creare centinaia e migliaia di modifiche normative contestuali atte a cambiare l’intero sistema non solo giudiziario penale e repressivo ma anche di gestione della pubblica amministrazione: vedi gestione degli appalti e dei bandi di gara.
Tanti sono i delitti commessi nella Locride attualmente in attesa di un colpevole. Pensa che queste indagini potranno avere un riscontro positivo di contro alla maggiore attenzione di questi ultimi giorni?
“No. Assolutamente. La lotta alla ‘ndrangheta, ripeto, non è una sorta di caccia alla volpe all’inglese. La lotta alla ‘ndrangheta va fatta in silenzio lentamente mimetizzandosi più dei mafiosi stessi”.
Qual è il problema della procura di Locri?
“Non c’è un problema della Procura di Locri, io del resto sono a Reggio Calabria. La Procura di Locri è a pieno organico ed è costituita da giovani professionisti preparati e lo stesso discorso vale per la polizia giudiziaria. Il problema è più complessivo. Va migliorato il contesto generale. Non va cercato in modo assoluto il capro espiatorio, come spesso la stampa nazionale ha cercato di fare negli ultimi tempi”.
Nei prossimi appuntamenti sarà ancora a fianco dei giovani?
“Io non sono a loro fianco ora che sono diventati di moda, lo sono da anni, forse da quasi venti anni. È da allora che vado nelle scuole perché ritengo che almeno per una minima parte di loro possa servire avere momenti di dialogo, approfondimento e riflessione sulla situazione sociale e giudiziaria della Locride così come sulla Calabria intera e sulla Nazione”.
In merito al delitto Fortugno che tempi si attendono per la risoluzione delle indagini?
“Sin dall’inizio di questa orribile faccenda non mi sono pronunciato, non faccio parte del gruppo di lavoro, che si sta occupando dell’omicidio e non posso per tanto dare alcuna risposta in merito”.

Autore: 
Alessandra Tuzza
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