Isidoro Napoli, le dimissioni mettono radici nella sfiducia nello Stato

Mar, 20/06/2017 - 12:35

Al Presidente del Consiglio Comunale Comune di Marina di Gioiosa Ionica Dott.ssa Loredana Femia
E p.c. 

Sig. Sindaco Avv, D.Vestito
Gruppo Consiliare di Libertà e Partecipazione Sig. Segretario Generale Dott. A.Tresoldi 

Presento al Consiglio Comunale le irrevocabili dimissioni da Consigliere Comunale.
Lascio con rammarico l’incarico di Consigliere Comunale e contemporaneamente l’incarico che, con grande generosità e fiducia mi aveva assegnato il Sindaco Vestito, per essere venute meno le premesse che mi avevano spinto ad accettarlo.
Chi abbandona il campo ha sempre torto. Tuttavia, in perfetta coerenza con la mia intera vita, mutuando le parole di Bertolt Brecht, mi siedo dalla parte di chi ha torto, visto che tutti gli altri posti sono occupati.
Nasce questa avventura sotto la guida del Sindaco Vestito, all’indomani dello scioglimento del Consiglio Comunale ed a conclusione del mandato della Commissione di accesso nominata dal Ministro degli Interni per infiltrazioni mafiose.
Un ragguardevole gruppo di Cittadini, consapevole che il destino delle Collettività e scritto dalle Persone che la compongono, e nel momento storico dato, decidono che non c’è alcuna giustificazione a restare a guardare con indifferenza ciò che accade nella propria Città. Dopo lunghi ed appassionanti confronti pubblici, in assoluta trasparenza, novità ricca di sostanza se si vuole cogliere il senso di innovazione che si porta appresso, si individua un gruppo di persone che avrà l’incarico di partecipare alla competizione elettorale sulla base di un preciso ed articolato programma elettorale ed avendo come unico costante riferimento la Costituzione della Repubblica Italiana.
Gli incarichi che mi sono stati affidati, dagli elettori prima, non con una valanga di voti, e dal Sindaco Vestito poi, non li ho chiesti, non li volevo e tuttavia li ho vissuti come un grande onore.
Per la prima volta nella storia elettorale di questa Città, il numero degli elettori che partecipa al voto, scende al di sotto del 60% degli aventi diritto. Già questo dato, insieme alla sua distribuzione territoriale, avrebbe meritato una riflessione attenta, non solo da parte nostra ma anche dalle altre autorità dello Stato.
Tutta l’attenzione però, viene assorbita dalla “ineleggibilità” di Raffaele Gennaro, primo degli eletti di Libertà e Partecipazione. Negli anni '70 ebbe un problema con la giustizia, ha abbondantemente pagato il suo debito con grande dignità, diventando in seguito un punto di riferimento per larghe fasce di popolazione per le sue grandi doti umane e professionali. Questo evento evidenzia, tra l’altro, l’anacronismo di alcune leggi dello Stato, nella fattispecie la Legge Severino. Raffaele, infatti, potrebbe essere eletto alla Camera, al Senato, potrebbe essere eletto Presidente della Repubblica o Parlamentare Europeo, ma non Consigliere Comunale nel proprio Paese, con buona pace dell'ANCI che, nel mentre il Parlamento approvava la Legge Severino, impegnava i propri dirigenti ad assecondare i vari governi nella stesura della legge sulla redazione dei bilanci negli EE.LL.sulla quale dirà il Sindaco, se lo riterrà opportuno, in maniera più appropriata di quanto non sappia fare io. Ma questo avvenimento è sufficiente a distrarre l’attenzione dall’analisi del voto.
A breve tempo dall'inizio del nostro mandato, tra i primi atti pubblici, ci recammo col Sindaco ad incontrare il Vice Ministro agli Interni F. Bubbico per accelerare la procedura di finanziamento per la trasformazione di un palazzo confiscato alla ndrangheta in Caserma dei Carabinieri. Avremmo dovuto incontrare anche il Presidente della Commissione Difesa del Senato, Sen. La Torre, il quale però con grande sensibilità istituzionale, non si fece trovare. Col Senatore Bubbico instaurammo un positivo rapporto istituzionale che portò lo stesso a venire, qualche mese dopo, nel nostro Comune a presiedere un importante convegno tra Istituzioni e Servizi dello Stato, proprio sulla legge istitutiva dello scioglimento dei Comuni per infiltrazione mafiosa.
In Città i primi conflitti si intravvedono quando diventa subito evidente che la compagine guidata da Domenico Vestito non è disponibile a registrare semplicemente lo status quo. Salta il baricentro dei poteri consolidati. Saltano le coordinate entro cui vi era la certezza di agire. Come accadeva appunto da decenni, con qualche nobilissima eccezione.
Nei decenni ’70 e ’80 la piccola borghesia sedicente illuminata ed una imprenditoria, prevalentemente bottegaia, rinunciano con una sorta di pacifica abdicazione, al proprio ruolo di classe dirigente, per meri interessi di bottega. Preferiscono farsi rappresentare e dietro i vari paraventi badare ai propri affari. Lo sgretolamento dei Partiti, sostituiti da comitati elettorali, nella più benevola lettura, quando non propriamente da comitati di affari, completano il panorama politico del territorio.
Basta uno sguardo alla devastazione urbanistica verificatasi a partire da quegli anni, con la complicità e la compiacenza, in loco di quella che avrebbe dovuto essere la classe dirigente generale, e da parte dello Stato centrale con i reiterati condoni che rendevano sempre più arroganti i furbi ed i prepotenti, relegando gli onesti nella categoria, molto meno diffusa, dei fessi. Con poche e nobilissime eccezioni, come l'Amministrazione Macrì, ripeto, questa è la sintesi storica della società di Marina di Gioiosa Ionica. Non molto dissimile tuttavia da ciò che è accaduto su più larga scala in Calabria ed in Italia
Quindi l’avvento della Amministrazione Vestito fa perdere i punti di riferimento dati per certi da molta parte della pubblica opinione. In parte anche a coloro i quali avevano sostenuto in campagna elettorale la lista poi uscita vincente dalle urne.
Rimanevano sbigottiti coloro i quali aspiravano ad incarichi professionali diretti, non appena verificavano che la procedura di evidenza pubblica rappresentava la nuova norma. Sbalordivano quelli abituati a dettare gli inserimenti di opere pubbliche negli strumenti urbanistici, anche se di dubbia utilità e sicuramente molto più onerosi per il servizio ai Cittadini, quando ricevevano un rifiuto a obbedire agli ordini. Addirittura compariva qualche buffo personaggio nei panni di un redivivo Marchese del Grillo che richiedeva apertamente, senza infingimenti, un regime speciale per i propri abusi perché “...io so io e voi non siete un cazzo”. Insomma, molta parte di questa collettività aveva puntato a cambiare tutto perché nulla cambiasse.
Questa Amministrazione ha dovuto difendersi anche di fronte a fatti paradossali come far rispettare un principio universale, salvo che nella Cina della Rivoluzione Culturale, che impone di non attraversare un incrocio col semaforo rosso.
Cinque milioni di Euro circa di crediti da tributi non riscossi dalle ultime Amministrazioni, anche quelle Commissariali. Una percentuale di riscossione sempre dei tributi, da fare rabbrividire. Un dato questo che procurerà non pochi danni per lunghi anni all'intero sistema della Città e soprattutto alla parte più debole e più fragile di essa. Questa è una parte dell’eredità che abbiamo trovato all’atto dell’insediamento e che non abbiamo mai, colpevolmente, raccontato. Le relazioni tra gli Amministratori ed il personale improntate al più bieco paternalismo. Non doveri e diritti, ma favori e dispetti. Così i rapporti dell’Ente con i Cittadini. Alcuni Marchesi del Grillo arroganti a cui tutto era dovuto e la plebaglia a cui veniva concessa, di tanto in tanto la pacca sulle spalle. Non Cittadini ma sudditi. Pochi con tanti privilegi e la moltitudine sottomessa. Una concezione barbara e medievale della partecipazione. Preferita quella dei crocicchi delle strade, dove l’invettiva, il dileggio, il pettegolezzo sostituivano il dibattito a viso aperto. Si svegliavano nel frattempo le anime belle, quelle che in tutti i passati decenni erano stati impegnati nello studio di difficilissimi trattati filosofici non avendo avuto perciò il tempo di accorgersi del degrado che stava avvolgendo la città. Certo, mai in un pubblico dibattito, sempre nei capannelli occasionali, servendosi poi di qualche utile idiota come megafono, avevano scoperto che il Sindaco e la Giunta Comunale potevano essere fatti oggetto di critiche, anche infondate e feroci, magari ricostruendo a proprio uso e consumo fatti che ad una onesta analisi non stavano in piedi. Aprire i rubinetti del fango non costa nulla, con la certezza inoltre che è inutile provare a chiuderli perché gocciolano sempre. Tutto per qualche pugno di voti. Con enorme sprezzo del pericolo, e del ridicolo, si sbizzarrisce e si esibisce l'intellettuale pettegolo, quello che conosce l'invettiva e l'insulto, mai la proposta articolata ed argomentata. Nascosto, naturalmente, nella impersonalità del branco.
Sono stati dieci complessivamente i momenti di partecipazione avviati sul PSC, senza alcun obbligo per l'Amministrazione, perché il fascicolo della partecipazione era stato chiuso dalla Commissione di accesso che ci ha preceduti. Supportati da professionisti di altissimo livello professionale ed etico come l'architetto A. Alfieri, dirigente dell'Ufficio Urbanistica, il Prof. Imbesi e l'ingegner N. Errigo, e prima dal compianto Architetto Stefano Cortale, avevamo in mente di suscitare la più larga partecipazione possibile sul progetto cardine, il disegno della Città nei prossimi decenni. Dieci iniziative, rivolte alle categorie professionali, alle Associazioni, ai singoli cittadini che in un modo o in un altro avessero da dire qualcosa, fare qualche proposta migliorativa. Sommando le presenze in tutte e dieci le iniziative, abbiamo raccolto la partecipazione di cinque persone
La nostra Città, disegnata in un ordinato sistema di assi ortogonali dal Prof. L. Benevolo nella metà degli anni ‘60, grazie ad una illuminata intuizione degli Amministratori dell’epoca, ha subito nel corso dei successivi decenni una paurosa aggressione speculativa che oltre ad avere deturpato il paesaggio, ha reso caotica ed inefficace la rete viaria e dei servizi di urbanizzazione. La vivibilità di parti importanti di Città è scesa paurosamente a livelli di periferia degradata. Tra gli obiettivi che ci eravamo posti c’erano, in prima istanza la disarticolazione di questo processo di degrado e l’avvio di una politica urbanistica tesa a bloccare il consumo di suolo rivolgendo invece l'attenzione al recupero ed alla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente. Sia sotto il profilo energetico sia sotto il profilo estetico e strutturale. Obiettivi che sono coerenti con la necessità di salvaguardare l’ambiente da ulteriori immissioni di CO2 e prevenire i drammi derivanti da eventi calamitosi alluvionali e sismici che, stando agli studi geologici del nostro territorio, rappresentano una certezza piùttosto che una probabilità. La maggior parte dell’edificato, in particolare dell’ultimo trentennio, è stata realizzata nel disprezzo più assoluto delle più elementari regole urbanistiche ed antisismiche. Contando naturalmente, sulle tre famose scimmiette in sede locale e sul solito condono edilizio che, a cadenza regolare, sarebbe intervenuto ed avrebbe sanato e legittimato tutto.
La approvazione del PCS avvenuta di recente avvia una fase di governo del demanio marittimo non più approssimativa ma guidata da un importante strumento di programmazione ed uso del territorio. Giova ricordare che l'atto di indirizzo del PCS , redatto dalla Commissione d'accesso che ci ha preceduto, prevedeva di allargare il numero delle concessioni di altre 4 unità oltre le 17 già esistenti. Questa Amministrazione ha revocato quell'atto e ne ha stilato uno nuovo nel quale quelle 4 nuove concessioni sono state cancellate. L’altro importante terreno sul quale abbiamo concentrato la nostra attenzione è stato allargare e qualificare gli spazi pubblici e di pubblica utilità. Il parco urbano e la Piazza delle FF.CC.LL. rappresentano coerentemente l’avvio di questo percorso che comprende azioni tese a dare una identità alla Città ed un ricongiungimento delle varie parti da cui è composta che oggi sono nettamente separate le une dalle altre. La zona sotto la ferrovia attorno al Lungomare C.Colombo, interessata da uno specifico piano di rigenerazione e dal PCS di imminente adozione, da riconnettere con più attraversamenti pedonali stabili al centro consolidato che si articola attorno alla Via C.Felice e Via Montezemolo nella ricca rete di negozi; insieme, connettere queste aree al Parco Urbano ed al parco naturalistico dell’area di Romanò. Ricongiungere le periferie, in particolare la Zona di Torre Galea e del Porticato attraverso piani zonali di recupero urbanistico e percorsi ciclo pedonali. Recuperare con finalità agro-turistiche i borghi antichi di Camocelli e Junchi.
Strategie Urbanistiche che contrastano con proposte di improbabili Centri Commerciali (LIdL per la precisione) che distruggono definitivamente la fragile rete commerciale e condannano alla marginalità tutto il rimanente territorio e tutta la Città.
Abbiamo avviato processi di compensazione e di perequazione con alcuni proprietari di aree urbane. Alcuni hanno dato esito positivo per i proprietari e per la collettività. Altri sono stati avvilenti e da fare cadere le braccia per la pochezza delle proposte e per la più totale assenza di un briciolo di interesse per il Bene Comune.
Anche queste stravaganti proposte hanno avuto sostegno da parte di chi pur di attaccare l'Amministrazione Comunale si alleerebbe col demonio indifferente verso i danni che si produrrebbero agli interessi di settori economici importanti della sua collettività.
Sono state smaltite tutte le domande di condono edilizio che accumulavano polvere dal' 1984-1995-2005. Centinaia di cittadini che attendevano una risposta da più di trent'anni.
La nostra Città nel corso degli ultimi tre anni è diventata un punto di riferimento della politica territoriale. L’Unione dei Comuni della Valle del Torbido ha rappresentato, tra il 2014 ed il 2015 ed il 2016 il banco di prova di un nuovo modo di concepire l’Amministrazione della cosa pubblica. Non più rinchiusi nei propri cortili ma aperti alla collaborazione con le Amministrazioni vicine con le quali si condividono i problemi e la soluzione degli stessi. Ancora protagonisti in ambito territoriale nell’animare una visione urbanistica del territorio nella sua globalità per poter avere un ruolo più pesante e prestigioso nel confronto con con gli Enti sovraordinati come la Città Metropolitana di Reggio Calabria e l’Ente Regione, dove abbiamo ottenuto concreta attenzione alle proposte per la creazione di un Polo logistico multimodale nell’area di incrocio della ss 682 e la variante della ss106, proposta inserita nel Piano Regionale Trasporti, gli attraversamenti pedonali con cavalcavia della Ferrovia Ionica e la realizzazione di una rete importante di Ciclovie che modificheranno positivamente e radicalmente il concetto stesso di mobilità delle Persone in tutta la Locride. Il tutto guidando e sospingendo un ampio schieramento di Amministrazioni locali. Le stesse Amministrazioni coinvolte negli innovativi strumenti urbanistici quali i Contratti integrati di Costa e di Fiumara, primo esperimento in ambito regionale e perciò assunto come progetto pilota dal Governo Regionale, per la salvaguardia, tutela e sfruttamento sostenibile dei corsi d’acqua e delle coste nel territorio compreso tra i Comuni di Caulonia ed Ardore. Questi progetti, sospinti dal nostro entusiasmo, hanno prodotto risultati non scontati. L'elenco interminabile dei progetti messi in piedi in tutti gli ambiti di azione della Amministrazione Comunale, ed i risultati raggiunti, non fanno parte delle finalità di questo intervento. Un unico esempio mi piace sottolineare. La fatica ed il sacrificio di Maria Elena Loschiavo, Vice Sindaco, davanti alla quale i galantuomini di un tempo si sarebbero tolti il cappello al suo passaggio, nella realizzazione di un doposcuola, totalmente gratuito rivolto particolarmente ai bambini appartenenti a famiglie disagiate. Insieme a tante altre Persone, tutte qualificate e volontarie, hanno realizzato un bellissimo servizio. Scontrandosi con ostilità pretestuose, sia da una parte della istituzione scolastica e di alcuni docenti, sia da parte di alcune famiglie che peraltro usufruivano del servizio stesso.
Toccherà al Sindaco ed ai colleghi Assessori fare il bilancio complessivo della nostra attività.
E pur tuttavia non sono questi elencati i fatti che mi hanno portato a fare la scelta di lasciare. Le importanti sfide hanno agito da carburante e contro gli anacronismi su elencati ero e sono sufficientemente attrezzato a resistere.
No. E’ la composizione dell’intera squadra che lo Stato, in tutte le sue articolazioni, avrebbe dovuto mettere in campo in una realtà scomoda e difficile come la nostra, per un obiettivo così straordinario, che non mi ha convinto e che sempre più suscita le mie perplessità. Chi parla ha creduto che oltre ai componenti di questo Consiglio, alla squadra dovesse essere necessariamente iscritta la parte sana, che è maggioritaria, di questa collettività, impegnata insieme a noi alla costruzione di una Comunità compiuta. Ed ancora S.E. il Prefetto di Reggio Calabria in rappresentanza del Ministro degli Interni e del Governo, gli Uffici della Procura della Repubblica, l’Arma dei Carabinieri, la Questura, la Giunta regionale ed il suo Presidente e tutte le altre istituzioni impegnate in un territorio difficile e complesso che, voglio ricordarlo, non si trova in Valle d’Aosta, ma in Calabria e nella Locride.
Invece la Squadra non è facilmente identificabile. Si avverte il fetore di circoli poco trasparenti. Alcuni agiscono come se non ci sia la consapevolezza della posta in gioco. Oppure peggio ancora, come se fossero impegnati a ristabilire lo status quo ante. In una frase : restituire le leve del Governo della Città ai legittimi proprietari di sempre.
Lo Stato, quello Stato che avrebbe dovuto, insieme a noi, combattere questa lunga e dura battaglia di riscossa contro l'oppressione malavitosa, si presenta invece come un esercito di occupazione che, nella migliore delle ipotesi sta a guardare quando non prende decisamente le parti dell'oppressore per ridurti al silenzio.
Soltanto minacciosi interventi, il più delle volte veri e propri dictat, mai un serio contributo a risolvere i problemi, mai un tentativo di affrontarli nel rispetto reciproco e delle reciproche competenze. Ti impone di prenderti in cura i beni confiscati e poi ti schiaccia sotto il peso delle gravose responsabilità che ciò comporta senza darti le risorse per affrontarle. A volte con la sensazione che stiano li, in attesa di un errore, per saltarti al collo ed azzannarti.
Ti impone leggi di bilancio che neanche gli usurai più feroci sarebbero in grado di inventarsi. Anzi, gli usurai le proprie vittime le tengono in vita, strozzandole. I Comuni invece vengono costretti a morire sotto il peso di norme tanto più idiote quanto più impossibili da rispettare. E’ inequivocabile la volontà di smantellare l’ultimo baluardo della Democrazia, dove la rappresentanza è scelta, come afferma la Costituzione, dai Cittadini elettori. L’ultimo posto residuo. Intollerabile per quei poteri, palesi ed occulti, che si avvalgono di un potere usurpato, di nominare i propri affiliati ed i componenti dei vari cerchi magici, ad incarichi che, per legge, dovrebbero essere elettivi.
Un grande leader laburista inglese affermava che in democrazia il potere, qualunque potere, anche quello del Prefetto, dovrebbe essere sottoposto sempre ad almeno cinque quesiti: 

  1. Che potere hai
  2. Dove lo hai preso
  3. Per quali interessi lo eserciti
  4. A chi devi rispondere
  5. Come possiamo liberarci di te.

Strano modo di interpretare la democrazia nel nostro Paese. Gli unici rappresentanti veramente eletti dal popolo, i Sindaci, costretti a sottomettersi a norme e leggi inventate da nominati che nessun cittadino ha mai votato ed eletto. Nominati che rappresentano soltanto interessi di lobby, palesi ed occulte.
In virtù di un sistema con queste “regole” a Febbraio, S.E. il Prefetto di Reggio Cal. ha nominato una Commissione d’accesso per sospetto inquinamento del Comune da parte della criminalità organizzata. Nessuno ha il diritto di sapere quali sono le motivazioni che hanno spinto il funzionario di Governo ad una scelta così grave. Nel tempo in cui si discute se Totò Riina può tornare a casa, un gruppo di Amministratori locali, non ha diritto di sapere per cosa viene indagato il Comune che amministra, o peggio ancora, indagato egli stesso.
Ma veramente il Prefetto di Reggio Calabria per dirimere il dubbio che l'Amministrazione Comunale di Marina di Gioiosa fosse inquinata dalla ndrangheta aveva bisogno di attivare la commissione d'accesso?
La Commissione di accesso è un istituto giuridico che viene attivato in casi eccezionali. Motivato in genere da gravi e fondati sospetti di inquinamento di carattere mafioso di quella Amministrazione.
A deciderlo è il rappresentante del Governo, il Prefetto. Dopo avere sentito il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza che è costituito dallo stesso Prefetto, da Capo della Procura della Repubblica, dal Questore, dal Comandante provinciale dell'Arma dei Carabinieri e dal Comandante provinciale della Guardia di Finanza.
Uno dei primi atti del nostro mandato fu una bella cerimonia sulla legalità durante la quale, in presenza del Col. dei CC De Magistris, Comandante del Gruppo Carabinieri di Locri, fu regalata agli alunni della scuola media ed agli insegnanti, una copia della Costituzione Della Repubblica Italiana. Alla fine della manifestazione ci trasferimmo tutti quanti in Municipio. Il Col. De Magistris mandò avanti la sua macchina di servizio e si fece a piedi, a fianco del Sindaco il tratto di strada tra l'edificio scolastico ed il palazzo municipale. Non era certo il bisogno di una passeggiata. Ma la reciproca e visibile legittimazione tra due Istituzioni dello Stato che intendevano camminare, ognuna nella propria sfera di competenza, fianco a fianco.
L'attuale comandante del Gruppo CC di Locri non lo conosco.
Mi venne in mente, durante quella breve passeggiata, il Prefetto di Palermo, il Generale Dalla Chiesa. Cercava il riconoscimento e la legittimazione delle Istituzioni e non gli fu concessa né l'uno né l'altra . Anzi fu isolato da tutte le autorità , ed infine, quando fu a tutti evidente che era solo, fu ucciso insieme alla Moglie e ad un cocciuto Agente di scorta che non volle abbandonarlo fino alla fine.
Delegittimazione, Isolamento, Morte
La palese ed universalmente riconosciuta assurdità di questo provvedimento produrranno danni irreparabili all'immagine dello Stato, non certo alla ndrangheta. In certi ambienti si brinda a champagne per la delegittimazione che questo provvedimento provoca ad una Amministrazione come quella del Sindaco Vestito definito "sbirro" per gli atti che hanno caratterizzato l'azione di governo in questi tre anni.
Aspettiamo l'esito dell'indagine con fiducia. Un modo di dire a cui, se mi è consentito, non mi voglio rifare.
Io non mi fido!
Questi terribili mesi non si potranno liquidare con un semplice : non abbiamo trovato alcun riscontro ai sospetti. Ed alla fine, parafrasando il titolo di un vecchio film di Damiano Damiani, "L'istruttoria è chiusa, dimenticate!"
Ci può stare un atto della Procura teso ad indagare su una presunta illegittimità di qualche provvedimento su circa settantamila atti, ma la commissione d'accesso... Per come dice la legge istitutiva di questo gravissimo provvedimento, presume esserci indizi più che fondati di inquinamento mafioso.
Mi verrebbe da dire, ma come si permettono!
Il caparbio silenzio della politica dei piani più alti fa da controcanto all'azione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Silenzio dai ... partiti e silenzio assordante dalle istituzioni. Alcuni uomini del governo nazionale e regionale addirittura decidono di tagliare le comunicazioni, peraltro molto produttive, che si erano instaurate nei mesi precedenti. Il timore di avere contatti con sospetti di connivenza malavitosa, consiglia prudenza.
Ripeto: ma come si permettono!
L'indignazione non basta. Qui siamo al fronte. Il Sindaco Vestito non ha a disposizione la macchina blindata o la scorta. Nessuno di noi l'ha. Non l'abbiamo chiesta. Tutt'altra cosa però, è sentirsi colpiti alle spalle da parte di chi invece le spalle doveva coprirtele.
Il mio rovello di queste settimane è cosa diremo a tutti quei giovani professionisti che in maniera assolutamente volontaria e gratuita hanno dato vita alla più bella esperienza di questi tre anni? Il gruppo della Rigenerazione Creativa. Progetti, interventi, spettacoli, cultura e arte. Cooperazione con gli Studenti e i Docenti della Facoltà di Architettura dell'Università di Venezia, lo IUAV, sull'Urbanistica in tempi delle grandi migrazioni di massa. Essere stati partecipi di questi momenti è stato semplicemente esaltante. Che diremo a questi splendidi ragazzi? Scusate, lo Stato non ha bisogno di voi, avete sbagliato tutto. Avete collaborato con dr. Jekyl e Mr. Hyde.
Un rammarico che mi accompagnerà per lungo tempo è dovuto al non avere avuto la capacità di suscitare la giusta attenzione al tema dell’accoglienza in una Città dove sono già presenti numerose Persone provenienti da Paesi lontani dove i diritti più elementari vengono negati e che vivono i mezzo a noi da fantasmi. Un tema questo che prima o poi dovrà essere affrontato.
Concludo con un invito a S.E. Il Prefetto. Figura napoleonica che contraddice con la propria esistenza lo stesso concetto di Autonomia Locale.
Eccellenza, si prenda cura di questa collettività, insieme agli altri componenti del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza . Magari ogni tanto venendo di persona, senza barriere, a guardare con i suoi occhi questo territorio, ad incontrare i suoi abitanti. A tentare di scrivere un bilancio. A fare tutto ciò che un giovane Avvocato fa, dopo avere abbandonato la propria carriera professionale per cinque anni, per tentare di tenere pulito, illuminato il Paese. Dare l'acqua a tutti. Tentare di dare la mensa scolastica, il trasporto scolastico. Provare a far capire che le Legge è uguale per tutti, ma soprattutto, che tutti sono uguali davanti alla Legge.Tentare di mostrare, insomma, ai propri concittadini il volto di uno Stato autorevole, non autoritario, al contempo consapevole che la costruzione di una coscienza diffusa del senso della Comunità ha bisogno dell'azione congiunta di tutti gli attori di cui lo Stato dispone, ognuna nella propria sfera di competenza, ma in cammino fianco a fianco.
Da soli è decisamente complicato se non materialmente impossibile. 

Isidoro Napoli
Assessore Urbanistica ed Unione dei Comuni Valle del Torbido Comune di Marina di Gioiosa Ionica

Rubrica: 

Notizie correlate