Isola di Dino, la Calabria che fece gola alla famiglia Agnelli

Mar, 22/10/2019 - 11:20

Cinquanta ettari di vegetazione e scogliere adagiati sul golfo di Policastro: l'isola di Dino è il primo colpo d'occhio maestoso per chi, giungendo da nord, varca il confine tirrenico della Calabria. Il suo nome probabilmente deriva dal greco aedina, tempio: qui sarebbe sorto, infatti, un tempio consacrato dai naviganti a Venere. C'è poi chi sostiene che il nome sia legato a uno dei culti più diffusi nelle città della Magna Grecia, quello dei due Dioscuri, Castore e Polluce. O, ancora, il nome "Dino" potrebbe derivare dalla parola greca dina che significa vortice, tempesta, per le frequenti mareggiate che storicamente hanno sempre insidiato i pescatori.
Con la sua struggente bellezza selvaggia l'isola di Dino è l’unica isola della Calabria, dal momento che quella di Cirella, a circa venti miglia, è poco più che un enorme scoglio.
In passato l’isola è stata teatro di lotte e battaglie, incursioni piratesche, assalti e difese disperate. Vascelli musulmani vi fecero tappa in più occasioni nel corso delle loro spedizioni militari. Nel 1600 fu presa d’assalto dai Turchi, guidati da Amurat Rays, che con il suo esercito e le sue navi terrorizzava il Sud d’Italia.
Nel 1806 l’isola divenne base delle operazioni della flotta anglo borbonica, guidata dall’ammiraglio Sidney Smith, che tentò di opporsi alla penetrazione dell’esercito napoleonico in Calabria.
Nel 1928 diventa proprietà del Comune di Praia a Mare e nel 1956 viene data in concessione per 99 anni al signor Sergio Serelli per la sua valorizzazione, senza alcun risultato.
Nel 1962 la famiglia Agnelli acquistò l’isola per 50 milioni di lire con l'intento di farne un nuovo polo turistico per vacanze di lusso in Calabria, una sorta di alternativa a Capri e Saint Tropez: di quel progetto, che avrebbe dovuto portare allo sviluppo turistico a livello internazionale dell’intero territorio da Fiuzzi (la spiaggia di Praia a cui l'isola era collegata da un lembo di terra) a San Nicola Arcella, oggi restano una strada di 1700 metri che collega il pontile di attracco con la parte alta dell’isola, dove sono stati costruiti dei cottages e, nella parte bassa dei tucul con ristorante. Nel giugno 2014, dopo una battaglia giudiziaria durata 20 anni, una sentenza emessa dai giudici della sezione distaccata di Scalea del Tribunale di Paola ha annullato il contratto con il quale Gianni Agnelli comprò l’isola, che è tornata di proprietà dello Stato. Il Comune di Praia a Mare ha dovuto restituire quello che incassò dalla vendita dell’isola nel 1962, quantificato in 47 mila euro, mentre la società  “Isola Dino srl” che l’acquistò nel 1994, ne ha pagati circa 14 mila.
Tra le attrazioni dell'isola vi sono senz'altro le sue grotte millenarie che è possibile raggiungere grazie alle tante escursioni in barca che partono da Praia a Mare o da Scalea e, durante la stagione estiva, anche a bordo di un pedalò. Iniziando a circumnavigarla da Nord si incontrano nell'ordine: la Grotta del Monaco che prende il nome da una roccia sovrastante che, a guadarla di profilo, dà l’idea di un monaco ritratto nell'atto della preghiera; la Grotta delle Sardine con le sue acque sempre limpide, perché riparate dai venti, che consentono di osservare ad occhio nudo il fondale ricco di stelle marine e banchi di sardine; la Grotta del Frontone, i due grandi "occhi" dell'isola, di cui uno dà accesso in un antro di ridotte dimensioni con pareti levigate dal flusso e riflusso delle acque, l'altro conduce in grandi caverne in cui le stalattiti e le stalagmiti hanno creato straordinari arabeschi; la Grotta delle Cascate ricca di piccole e bianche stalattiti e rocce rosa; la Grotta Azzurra che tanto ricorda quella di Capri, con colori che assumono tutte le sfumature del celeste; la Grotta del Leone così chiamata per una roccia che, distesa nell'acqua di colore smeraldo, somiglia a un leone sdraiato; infine, a 18 metri sotto il mare, la Grotta Gargiulo, la più misteriosa dell’Isola di Dino, completamente sommersa a eccezione di due bolle d’aria, uno spettacolo accessibile soltanto agli esperti di immersioni.
Oltre che per le sue grotte meravigliose, l’isola si caratterizza per la sua incredibile flora e fauna, con animali e piante rare che qui hanno trovato casa. Inoltre, nelle immediate vicinanze sorgono due edifici storici. Si tratta di Torre di Fiuzzi, costruita su un faraglione della scogliera di Fiuzzi alto 15 metri, che insieme alla Torre Crawford a San Nicola Arcella e alla Torre di Castrocucco a Maratea, faceva parte di un sistema di avvistamento e difesa contro le incursioni turche e saracene. Arroccato sulla collina che domina Praia a Mare, si trova, poi, il Castello, conosciuto anche come Rocca di Praia, Castello della Foresta e Castello Normanno, oggi splendida struttura ricettiva. La planimetria è tipica dei castelli medievali: pianta rettangolare con due torri cilindriche angolari collegate da ampie mura e rifinite con merlature.
Uno spettacolare binomio di natura e storia, dunque. La magia e lo splendore dell'isola di Dino vissuti anche solo per un giorno rimarrano un dolce ed emozionante ricordo da far riaffiorare ogni volta che si ha nostalgia dell'incanto. 

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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