L’appello dei commercianti della Locride: “Comprate italiano”

Sab, 14/11/2020 - 09:30

I giorni passano e, secondo tradizione globale consolidata, tutto si appiattisce. Perché tutto scorre, anche troppo velocemente, e tendenzialmente si dimentica. Quello che, purtroppo, non si può dimenticare, né collocare come la classica polvere sotto al tappeto, è la crisi socio-economica in cui sta sempre più sprofondando la Calabria, “zona rossa” dopo l’ultimo Dpcm del decorso 3 novembre, in special modo la Locride.
Per ovviare a tutto questo o, almeno, a parte di esso è l’appello quasi disperato dei commercianti che da una settimana a questa parte ci stanno mettendo pesantemente la faccia, da Siderno a Gioiosa Jonica, passando per Marina di Gioiosa Jonica, Roccella e Caulonia, e per finire a Locri, per affermare in buona sostanza il principio a cui tengono più d’ogni altra cosa, soprattutto in questo, delicatissimo, momento: “COMPRATE ITALIANO”.
Un appello accorato e corale al contempo, nella forma e nella sostanza, per cercare di limitare i danni che sono piuttosto evidenti essendo costretti a far rimanere a casa diversi padri e madri di famiglia, per i quali non possono essere sostenuti i costi del loro impiego avendoli comunque sul posto di lavoro ma senza che si possa vedere in cassa il becco di un quattrino; secondariamente per tutto quello che ne consegue, in questo quasi del tutto ferale periodo di “CHIUSO PER ZONA ROSSA”, in cui si stava approcciando l’organizzazione del Natale e del Nuovo Anno, mandando in tal modo tutto all’aria: ad onor del vero i commercianti della Locride non hanno battutto ciglio, appalesando una dignità ed una compostezza, forse, fin troppo “educata”, per così dire, quando verrebbe da spaccare il mondo in due.
E magari vorrebbero pure farlo ma a quale prezzo? Della soluzione del problema? Certo che no, non lo si risolve indubbiamente così il problema, così come non lo si risolve con gli indennizzi-contentino elargiti dal Governo centrale, con degli sforzi certamente realizzati senza precedenti ma che non bastano; ci vorrebbe, così come realmente ci vuole!, lavoro dando spazio ai prodotti italiani, alla manifattura di casa nostra, provando a scardinare quel muro eretto dalle multinazionali europee ed intercontinentali, americane su tutte!, che da tempi biblici promuovono “L’E-COMMERCE”, il commercio online.
Che tanto sfasciume ha provocato sotto il profilo economico, e non solo!, perché conviene acquistare standosene comodamente a casa ma, così facendo, non si fa altro che dare il colpo di grazia all’economia indigena, italiana in tal caso, che langue, oggi, causa Covid 19, ancora di più: magari le stesse multinazionali soffiano sul fuoco del lockdown, spingendo affinché si rimanga il più possibile a casa, ma intanto le imprese di casa nostra si spengono. Chiudono, in Calabria in primis per un triste quanto irritante primato.
Compriamo italiano, sempre e comunque.

Antonio Baldari

Rubrica: 

Notizie correlate