L’estate sta finendo...

Dom, 24/08/2014 - 16:07
Com’è andata la stagione estiva nella Costa dei Gelsomini? Tra una sagra, la carne di capra, le granite a mezzanotte e le feste da Ibiza e Formentera, anche chi non è potuto partire in fondo ha trascorso delle notti spensierate, nonostante la crisi e il sogno di andarsene

“L'estate sta finendo e un anno se ne va”... I fratelli Righeira non lo sapevano mica che queste parole avrebbero fatto male a tanti. A quei bambini che forse il libro delle vacanze non l'hanno nemmeno toccato, agli studenti universitari che di studiare ad agosto dopo la sessione di luglio non ne hanno voluto sapere, a quelli che in due settimane di ferie hanno scommesso il riscatto di un anno. A chi l'estate non l'ha proprio vista, a chi i turisti li ha serviti al tavolo di un bar.
Ma com'è andata l'estate qui nella Costa dei gelsomini? Beh, ci sono due facce della medaglia. Il mare, fortunatamente, spesso c'ha regalato un'acqua limpida e trasparente, così tanto che ci si è dimenticati di vivere in un posto che troppo spesso offre poco; esclusi quei giorni in cui magari galleggiava un assorbente, e chissà che non fosse il tuo. Probabilmente anche tu hai mangiato allo sfinimento, dalla carne di capra alle melanzane ripiene che l'orto generosamente ti regala. La buona pasticceria non è mancata, il caffè con l'amico rientrato da fuori, colui che è andato a cercar fortuna, e forse l'ha trovata.
Tu invece sei rimasto qua, a sperare, a provarci, o magari perché non sei potuto partire. Sei rimasto qui e d'estate quello invidiato sei tu, che la domenica già da giugno te ne andavi a mare e l'unico smog che respiravi era quello del trattore del tuo vicino. E tra una processione, la commozione di un Santo che varca l'entrata della chiesa e un “Evviva Maria!”, non sono mancate le fiere di artigianato, il mastro che lavora le mandorle con lo zucchero e il palloncino di un bambino che si fa spazio tra le stelle. Non sono mancati gli acciacchi che d'estate si moltiplicano, come in una gara dove metti in conto che puoi farti male tanto è intensa: i mal di gola e i colpi di tosse, i lividi di ignota provenienza e le unghie spezzate da acqua salata.
La movida e la vita notturna hanno permesso a una bella fetta della Locride di divertirsi, di tornare a casa senza voce, di unire battito di mani e di cuori. I tormentoni ormai conosciuti come l'Ave Maria hanno fatto per un attimo dimenticare quello che qui non c'è, quello che manca.

E tra amori appena nati, quelli con sorpresa finiti e quelli rimasti in sospeso, tanti hanno potuto fare gossip: questa costa è un piccolo Grande Fratello e ti nomino su whatsapp o appena passi sotto il mio ombrellone. Gente con bicchieri in mano con ghiaccio e bevande che aiutano a disinibirsi, a lanciare quello sguardo che altrimenti terresti basso, a fare quella battuta un po' più spinta.
Gente che è felice, o perlomeno lo sembra.
Noi non siamo quelli che andiamo in vacanza, perché la vacanza ce l'abbiamo qua: questo è quello che ripetiamo. Verità sì, ma celata da una leggere malinconia di chi in vacanza pur volendo, non ci sarebbe potuto andare. Quando quello stipendio misero deve bastarti per un mese o anche più. E allora tra un giro a Tropea e un tartufo a Pizzo, tra la granita di Gerace e i fuochi di Bianco, tra le cascate di Caulonia e lo stocco di Mammola, hai trascorso la tua estate, bella, ricca di sapori intensi, di fritto che si impregna nei vestiti, di salsedine, di musica che artisti vicini o lontani ti regalano per le vie dei borghi più belli. L'auto dei turisti è pronta per ripartire, carica di scorte di salami. Loro se ne vanno. Noi, invece, siamo quelli che restano; quelli che sperano di poter vivere in un posto migliore, non solo tre mesi all'anno.

Autore: 
Sara Jacopetta
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