L’estremo Sacrificio dell’appuntato Marzano nella memoria dei Bovalinesi

Dom, 26/07/2020 - 18:00

Tre anni fa, dalle colonne di questo settimanale, abbiamo ricordato il sacrificio dell’Appuntato dei Carabinieri Michele Marzano, “vittima della lotta contro la delinquenza” assieme a un altro militare dell’Arma nel 90º anniversario del tragico evento consumatosi a Castiglione Marittimo, frazione del Comune di Falerna, la sera del 17 luglio del 1927. La fama e la gloria personale di un uomo – scrivemmo in quell'articolo - sono un fiume in piena che scorre impetuoso e travolgente verso il mare nel quale inevitabilmente si dilegua, ma il coraggio civile e la dignità, l’operare di ciascuno al servizio della collettività, costituiscono la pietra miliare a ogni tappa dell’esistenza. È ciò che rappresenta la storia di un popolo, la sua cultura e la sua identità, ciò che effettivamente resta dello scorrere inesorabile del tempo.
Sono ancora oggi ignote le ragioni di quel grave fatto di sangue passato ormai alla storia ma non ancora del tutto chiarito. Certo è che si trattò di un duplice omicidio la cui responsabilità è stata ufficialmente attribuita a due malviventi locali da tempo noti e ricercati dalle forze di polizia. Fu un evento che a giudicare dalle cronache giornalistiche del tempo sconvolse l’opinione pubblica calabrese, suscitando l’attenzione delle più alte cariche del Governo nazionale e dello stesso Benito Mussolini.
Il 1927 fu un anno particolarmente difficile nella storia del Paese in quella parte di Italia meridionale e insulare in cui la malavita organizzata la faceva ormai da padrona e contro la quale Mussolini stesso aveva da tempo deciso di condurre una lotta senza quartiere. Il Duce non avrebbe tollerato che nell’Italia fascista – per intenderci, quell’Italia in cui ormai non si scioperava più – qualcuno potesse alzare la testa al punto da porsi in diretta concorrenza o addirittura sostituirsi allo Stato.
Ovviamente, chi conosce la storia del fascismo sa che le cose non andarono esattamente nella maniera prefigurata da Benito Mussolini; a cominciare dalla Sicilia in cui, nonostante l’azione repressiva del prefetto Mori - il «prefetto di ferro» - si finì per combattere solo i piccoli mafiosi, mentre la grossa mafia, sempre pronta ad adeguarsi alle nuove situazioni, accentuava i legami con i sindaci, i federali e i gerarchi del Partito Fascista, annidandosi sempre più nelle strutture stesse del fascismo e continuando a esercitare il potere a livello locale, utilizzando le forze dello Stato, senza più bisogno di esercitare la violenza.
Così, anche nel resto dell’Italia meridionale e in Calabria, un cui l’ambiguità regnava sovrana, lontana dagli occhi e dal cuore di quei fascisti della prima ora che male interpretavano l’essenza del fascismo, continuando a guardare a esso come a una opportunità di «riscatto» sociale contro lo strapotere delle baronie. Anche qui, nella generale confusione e nel continuo e pericoloso rimescolare delle carte, la parte sana dello Stato finì per essere sopraffatta da quella gravemente malata la quale, lungi dal combattere effettivamente la malavita, pur sempre organizzata, pensò bene di scendere a compromessi rinsaldando i rapporti con essa.
Fu in generale in tale contesto che si consumò la triste vicenda che vide coinvolti l’Appuntato Marzano e gli altri militari dell’Arma, la sera del 17 luglio 1927. Ciò rende oggettivamente difficile la ricostruzione storica dei fatti, anche per l’assenza di una perizia balistica che avrebbe stabilito l’effettiva dinamica del conflitto a fuoco tra malviventi e i due militari dell’Arma, colpiti di soppiatto e lasciati a terra agonizzanti. Ma, al di là delle cronache giornalistiche del tempo, i fatti tramandati oralmente dalla gente del luogo lasciano supporre che si sia trattato in realtà di un’esecuzione premeditata, ordita da chissà chi e a quale scopo. Molto più, quindi, che un semplice gesto perpetrato da piccoli delinquenti locali senza arte né parte. Comunque siano andate le cose, il ventennio fascista rimarrà nella storia della Calabria uno dei periodi più bui e controversi.
L’Appuntato Michele Marzano, assurto agli onori della storia, seppure con imperdonabile ritardo, sarà ricordato da tutti i bovalinesi per il suo estremo sacrificio ma anche per la sua eccezionale personalità. Di estrazione contadina, indossò la divisa di Carabiniere con dignità e senso del dovere, senza mai rinnegare le sue origini, l’odore e il sapore della terra, il senso del sacrificio e della rinuncia. È a quest’uomo che dell’operare al servizio della collettività fece la ragione della sua esistenza, che la Giunta Municipale di Bovalino “con profondo sentimento di gratitudine e orgoglio”, unitamente alla Prefettura di Reggio Calabria e all’Arma dei Carabinieri, ha deciso l’intitolazione a sua memoria della Piazza di recente realizzazione nella Frazione di Bosco Sant’Ippolito. Alle istituzioni e alla cittadinanza di Bovalino vanno quindi i ringraziamenti dei nipoti Fortunata, Giovanni e Caterina, dei pronipoti e di tutti i discendenti della famiglia Marzano.

Autore: 
Ferdinando Rocca
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