L’indagato

Lun, 14/03/2011 - 00:00

L’ombra sua torna. Torna l’ombra di Orsola Fallara . Pare proprio che noi abbiamo pietà dei morti, ma che i morti non abbiano pietà di noi. Ritornano e afferrano i vivi, costringendo a spalancare . non le porte dei cimiteri , ma quelle del Palazzo di giustizia. Come a voler dire: non fiori, ma opere di bene. Ella fu aspramente attaccata da settori politici di sinistra.
Ella fu isolata in vita, negli ultimi mesi della sua vita, da quegli stessi che la alzarono a dirigente del Bilancio del Comune di Reggio Calabria e la vollero come rappresentante del fausto municipio nelle liti davanti alla Commissione tributaria. Ma non fu certamente sola, non poté certamente essere sola quando, innestata nella funzione detta, si autoliquidò somme non dovute che supervano il milione d’euro. Né fu sola quando liquidò, mossa forse dall’amore che vince tutto, parcelle per centinaia di migliaia di euro in favore dell’architetto Bruno Labate a saldo di progettazione di opere mai viste neppure in fotografia.
Da soli è possibile e realizzabile solo l’onanismo. Ma,a tornare a leggere le cronache del giorno del suicidio non d’impeto di Orsola Fallara , sembra che ella abbia fatto tutto da sola, se addirittura da sola non si autonominò come dirigente del bilancio e come rappresentante del Comune di fronte alla Commissione tributaria. Chi dunque? L’interrogativo è stato sciolto dalla Procura della Repubblica nelle persone del procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza e dai sostituti Sara Ombra e Francesco Tripodi di fronte ai quali il Governatore è apparso nelle vesti di indagato per abuso d’ufficio, avendo nominato, quand’era sindaco, la Fallara dove non poteva starci. Vogliamo, qui arrivati, richiamare che non siamo garantisti a giorni alterni , cioè a seconda se gli indagati siano di destra o di sinistra. Resta per noi indeclinabile il fatto che un indagato non ha il profilo né del rinviato a giudizio né quello del condannato. Questo, però, sul terreno penale. Sul terreno politico è lecito,invero, domandarci: perché mai l’emerito sindaco di Reggio scelse funzionari non specchiati, come Orsola Fallara e come l’architetto Bruno Labate? Qual ventura lo ha portato ad avere in Consiglio comunale quel Manlio Flesca , raggiunto da avviso di garanzia per violazione della legge elettorale con l’ aggravante mafiosa, e in Consiglio regionale Santi Zappalà, imputato in attesa di giudizio?
C’è qualcosa che non funziona, compreso il codice etico sventolato dal governatore Scopelliti contro l’intrusione mafiosa nelle istituzioni elettive. In Italia ha funzionato, per una volta sola, più assioma che teorema, il principio: non poteva non sapere. Fu applicato a Craxi, soltanto a Craxi. Era del tutto chiaro che si trattò di barbarie giudiziaria. Sarebbe inverosimile un’applicazione a Reggio, già abbastanza barbara.

Autore: 
Severino Veronese
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