La buona scuola rischia di diventare “La Scuola del Potere”

Gio, 09/07/2015 - 19:36

La scuola italiana ha tanti problemi: ritardi, inefficienze, inadeguatezze strutturali e culturali. Ma tra i servizi pubblici è quello che funziona meglio: anche in Calabria la realtà meno toccata dalla corruzione e più coerente con i suoi obiettivi rimane la scuola. Sarà così anche domani con la riforma voluta dal governo in carica? Tra i tanti motivi che giustificano la preoccupazione e che hanno portato allo sciopero la quasi totalità dei docenti italiani, voglio evidenziare il pericolo di vedere la politica, "questa politica", entrare con la sua prepotenza distruttiva anche nel mondo della formazione pubblica. Non si tratta di fare i profeti, ma di considerare quanto avvenuto nel mondo della sanità. La logica della riforma della scuola è la stessa: un manager con pieni poteri per l'azienda sanitaria, un preside manager con pieni poteri per la scuola! Non è necessario spendere molte parole: tutti conosciamo la realtà della sanità italiana e quella calabrese in particolare. La logica aziendale che ha generato la riforma della sanità è ora portata nella scuola: perché dovrebbero succedere cose diverse da quelle che abbiamo già, purtroppo, constatato in campo sanitario? Anche il direttore dell'azienda sanitaria deve raggiungere precisi "obiettivi" e deve essere "valutato": vi risulta che questa logica abbia migliorato l'efficienza degli ospedali? che abbia costretto chi di dovere a scegliere le "migliori professionalità"? e la valutazione del ben pagato dirigente sanitario quando mai ha risentito dei risultati raggiunti? Se ci spostiamo nella realtà universitaria le cose non sembrano andare meglio: anche in questa cruciale realtà la logica dell'autonomia e della gestione aziendale ha incentivato, invece, la logica del favoritismo con incarichi importanti a parenti, familiari, amanti e raccomandati. Questi precedenti non ci lasciano tranquilli, considerata la realtà sociale del nostro Paese. La scuola deve affrontare sfide importanti, cruciali per il futuro di noi tutti: i docenti devono seguire vie nuove e lavorare con spirito comunitario: il preside -sceriffo è l'ultima cosa che serve! Anche perché sarà il dirigente la porta di accesso della politica: chi lo valuterà? sarà il direttore regionale, nomina politica, che deciderà del suo futuro: è fuori luogo pensare che chi troverà "la strada giusta" avrà valutazioni migliori? e la strada giusta nel nostro Paese, nella nostra Calabria, secondo probabilità sarà quella dei risultati del lavoro svolto o della forza dell'"amico" che raccomanda? Questa riforma si abbatte sulla scuola con una violenza mai vista dall'Unità a oggi: con sacrificio i docenti si sono opposti e si opporranno: la battaglia per la buona scuola, quella vera, è appena cominciata. Non credo che faccia bene ai partiti di governo e, in modo particolare, al suo capo, fortunosamente giunto sul ponte di comando, l'opposizione di centinaia di migliaia di docenti che ogni giorno parlano a milioni di giovani: è molto probabile che i comportamenti narcisisti e cinici che hanno imposto questa riforma riceveranno la risposta che meritano: una bocciatura senza la possibilità di esami di riparazione.
Giuseppe Giarmoleo

Rubrica: 

Notizie correlate