La Calabria da smontare come un Lego o distrutta dall'ego?

Dom, 05/01/2020 - 10:30

Non è la prima volta che mi trovo d'accordo con lui. Speravo intervenisse per dire la sua non fosse altro che per una questione di conforto, di salvaguardia di quel sentimento di fiducia che la magistratura dovrebbe naturalmente ispirare. Stefano Musolino, magistrato in forza alla Dda reggina, questa settimana è intervenuto sulle pagine del quotidiano «il Manifesto» in merito all'indagine condotta dalla procura distrettuale di Catanzaro e denominata "Rinascita-Scott", che lo scorso 19 dicembre ha fatto scattare le manette per 334 persone e che è stata sponsorizzata come la più grande operazione giudiziaria dai tempi del maxiprocesso alla mafia.
Stefano Musolino riconosce che "l’enfasi comunicativa sugli esiti delle indagini ha una nobile funzione di esortazione della cittadinanza a liberarsi dal giogo mafioso, mettendo in crisi la mitologica invincibilità della ‘Ndrangheta" ma, amara constatazione, ammette anche che "la liberazione della provincia vibonese dalla ‘Ndrangheta non dipenderà affatto dagli esiti del procedimento avviato dalla Procura di Catanzaro". E questo lo sa anche Nicola Gratteri che, infatti, nel corso della roboante conferenza stampa del 19 dicembre ha invitato i calabresi a occupare in fretta gli spazi che le misure cautelari hanno (momentaneamente) liberato.
"Da anni - prosegue Musolino - nei distretti calabresi si susseguono investigazioni sempre più complesse e approfondite che stanno progressivamente colmando il gap di conoscenza di un fenomeno criminale che solo per grandi linee può essere sovrapposto a quello di Cosa Nostra. Vi è, infatti, una specificità propria della ‘Ndrangheta che è dipesa dalla sua scelta storica di non entrare in contrapposizione con lo Stato e le classi dirigenti sociali, ma di venire a patti e di essere, così, riconosciuta da costoro interlocutore facoltoso e potente. La società calabrese, tuttavia, non sembra avere invertito la rotta, nonostante le misure cautelari emesse, le condanne e confische inflitte in plurimi procedimenti penali. Anzi, le più recenti statistiche dimostrano un’incontenibile diaspora giovanile, sintomo più evidente di una comunità che ha perso la prospettiva di un futuro migliore".  Pensare che attraverso la sola repressione penale si possa smontare la Calabria come un trenino lego serve esclusivamente a trastullare l'ego di narcisisti e degustatori di gloria se non si pianifica anche come ricostruirla. Serve solo ad aumentare pregiudizi e pettegolezzi a mezza bocca che hanno fatto tante stragi quanto la criminalità, cancellando ogni possibilità di futuro e di redenzione per questa terra.
Inaugurando lo scorso anno giudiziario, Otello Lupacchini, procuratore generale di Catanzaro, aveva messo in evidenza un dato che definì "particolarmente allarmante" riguardante l'eccessivo ingiustificato ricorso alla custodia cautelare da parte degli uffici giudiziari calabresi. Ed è purtroppo noto che il distretto con il maggior numero di casi per ingiusta detenzione è quello della Corte d'appello di Catanzaro che per il sesto anno consecutivo si è confermata nei primi tre posti, con 158 persone, seguito da Roma con 137 e Napoli con 113. Catanzaro e Roma sono anche le città in cui lo Stato ha speso di più in risarcimenti liquidati alle vittime di ingiusta detenzione, ma nel distretto di Catanzaro, nel 2017, è stata registrata la cifra monstre di circa 8 milioni e 900 mila euro, ben più del doppio di quanto si è speso per i casi della capitale. Questo, secondo Lupacchini, è "sicuro sintomo di inadeguata ponderazione delle prove sia da parte di chi propone sia di chi dispone la custodia cautelare". Anche nel caso di Rinascita-Scott, secondo Stefano Musolino, si tratta di "accertamenti ancora precari che necessiteranno delle ulteriori verifiche giurisdizionali". Se a detta di un magistrato siamo di fronte a un impianto accusatorio fragile, cosa pensare di un procuratore che sin da subito ha provato a foraggiare i media cercando il sostegno dell’opinione pubblica? Saprà di certo il procuratore Gratteri, persona acuta e intelligente, critica e sveglia, che prima che della giustizia, si diventa prigionieri della stampa, oggi un grado supremo di giudizio. Perché gettare 334 persone a cui si aggiungono un altro centinaio di indagati in pasto a giornali e tv?
Nei giorni scorsi lo stesso Lupacchini ha dichiarato di aver appreso dell'operazione Rinascita-Scott dalla stampa "in quanto c'è la buona abitudine da parte della Procura distrettuale di Catanzaro di saltare tutte le regole di coordinamento e collegamento con la Procura generale. I nomi degli arrestati e le ragioni degli arresti - ha proseguito Lupacchini - in una sintesi estrema, li abbiamo conosciuti soltanto a seguito della pubblicazione della stampa, che è molto più importante della Procura generale da contattare e informare". È così che si vuole salvare la Calabria? Avendo come massima ambizione impettiti annunci alla stampa che tanto somigliano a quelli pre-elettorali, come se centinaia di arresti fossero la più ambita vittoria? "Con dolo o con colpa - scrive ancora Musolino su «il Manifesto» - si alimenta il messianismo della repressione penale, torcendola a finalità che le sono estranee e trascurando i devastanti effetti personali, economici e, quindi, sociali e culturali che ne discendono. E si perde di vista l’essenza dei problemi economici e culturali che sono la causa della pervicace resistenza della ‘Ndrangheta, deresponsabilizzando le istituzioni chiamate a creare le condizioni per investimenti strutturali che possano risollevare la Calabria dalla sua atavica povertà economica."
Una così lucida constatazione diviene ancora più illuminante e purtroppo anche dolorosa se si pensa che, a distanza di qualche settimana dall'operazione, 7 indagati sono già tornati in libertà, 3 sono passati dal carcere ai domiciliari, 2 hanno lasciato i domiciliari per l'obbligo di firma. Un elenco che, come l'esperienza ci insegna, è destinato a crescere. 

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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