La chiesetta di Piedigrotta, un tesoro unico al mondo

Mar, 08/10/2019 - 16:00
A spasso per la Calabria

A pochi metri dal mare cristallino della Costa degli Dei, in località "La Madonnella" a un chilomentro a nord di Pizzo, sorge una chiesa straordinaria scavata nella roccia, un luogo di preghiera dove fede e meraviglia si fondono. Si tratta della chiesetta di Piedigrotta intrisa di una sacralità ancestrale. Da centinaia di anni si tramanda la leggenda di un naufragio, lungo le coste napitine, di un veliero con equipaggio napoletano, sorpreso e travolto da una violenta tempesta.
I marinai si raccolsero nella cabina del Capitano dove era custodito il quadro della Madonna di Piedigrotta e tutti insieme iniziarono a pregare facendo voto alla Vergine: in caso di salvezza, avrebbero eretto una cappella e l’avrebbero dedicata alla Madonna.
Il veliero si inabissò e andò distrutto contro la scogliera di Pizzo. L'equipaggio e il suo comandante raggiunsero a nuoto la riva sani e salvi. Insieme a loro, sulla spiaggetta dove ora sorge la chiesetta, approdarono anche il quadro della Madonna di Piedigrotta e la campana di bordo datata 1632.
Gli scalpellini del luogo, che si recavano in quella zona per tagliare i blocchi di calcarinite utilizzati nell'edilizia, posero il quadro in una grotta già esistente e da loro usata per ripararsi in caso di pioggia.
La leggenda narra che ci furono in seguito altre tempeste e il quadro della Vergine, trascinato dalla furia delle onde, fu sempre ritrovato nel posto esatto in cui fu rinvenuto la prima volta dopo il naufragio del veliero napoletano.
Gli scalpellini pensarono che la Madonna avesse scelto di rimanere proprio in quel luogo e lì cominciarono a ingrandire a colpi di piccone una grotta naturale.
Più tardi, verso il 1880, la storia narra che un artista locale, Angelo Barone, affascinato dalla bellezza mistica di quel luogo, decise di dedicargli la sua vita. Così, ogni giorno, raggiungeva a piedi la grotta e, picconata dopo picconata, la ampliò, creando altri due ambienti laterali che riempì di statue rappresentanti la vita di Gesù e dei Santi.
Alla sua morte, avvenuta il 19 maggio 1917, il figlio Alfonso, affermato pittore e fotografo, dedicò alla chiesa 40 anni della sua vita, ultimando l’opera. Scolpì altri gruppi di statue - tra cui San Giorgio, protettore di Pizzo, che uccide il drago; San Francesco da Paola che attraversa lo Stretto di Messina; Sant’Antonio da Padova con gli orfanelli -  e poi capitelli con angeli, bassorilievi con scene sacre, e anche affreschi sulla volta della navata centrale e su quella dell’altare maggiore.
Agli inizi degli anni ’60 un ragazzo (o forse due) entrò nella chiesetta e con un bastone decapitò diverse statue e ne ruppe gli arti (qualcuno racconta che l'autore del misfatto subì lo stesso trattamento). Fortunatamente qualche anno dopo, Giorgio Barone, nipote di Angelo e Alfonso Barone, fece ritorno a Pizzo dal Canada, dove lavorava come scultore. Sarebbe dovuto rimanere nel suo paese natio solo due settimane, ma dopo aver visitato la chiesetta e averla trovata ridotta a un ammasso di macerie, decise di provare a restaurarla. Lavorò instancabilmente per diversi mesi per restituire alla chiesetta l’antico splendore. Inoltre, in un angolo scolpì due medaglioni raffiguranti Papa Giovanni XXIII e John Kennedy.
Oggi la Chiesetta di Piedigrotta è una delle mete turistiche più affascinanti della Calabria, non solo perchè le statue sembrano quasi emergere possenti dalla roccia, ma anche grazie al suggestivo gioco di luci che filtrano dalle varie aperture naturali dell'anfratto.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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