La discarica dei misteri: Timpe Bianche tra incuria e colate velenose

Sab, 29/03/2014 - 11:41
Il racconto di un disastro ambientale e di un viaggio a ritroso per cercare di capire come sia potuto succedere

Un susseguirsi di curve e buche, le strade di campagna di Siderno sono tremende per la mia povera auto. Ma per arrivare alla discarica di Timpe Bianche non c’è un’altra via. Si deve percorre la strada che unisce San Leo a Siderno Superiore. Quella che un tempo era la discarica di Locri e Siderno, poi divenuta della Locride ed infine messa a morte, è infatti la meta di questa scampagnata.

Erano giorni che ci arrivavano notizie allarmanti su questo sito, «il percolato sta colando velenoso verso il torrente Novito e nessuno fa nulla». Poi il comunicato dell’Osservatorio ambientale diritto per la vita, con tanto di foto del liquame che si fuoriusciva dalla discarica e creava un piccolo affluente del torrente sidernese sfociando poi nello Jonio.

Il percolato, questo illustre sconosciuto di cui si sente parlare molto spesso ma che sembra quasi un’entità astratta, non è altro che un liquame derivante dalla decomposizione del materiale organico, i rifiuti per capirci. È molto dannoso per l’ambiente e per l’uomo, ma viene sottovalutato perché non è tossico.

A provocare lo sversamento di questo liquame viscido e insalubre è stata una nuova frana nella discarica Timpe Bianche e la rottura di alcuni teli di geotessuto. Ma com’è possibile che nessuno se ne sia reso conto? Da quanto tempo il percolato fuoriusciva e si riversava nel torrente Novito? Quali e quanti danni avrà provocato?

«Quando arrivi alla madonnina stai attenta. C’è una stradina proprio accanto, devi girare là», mi dice la mia guida.  E dopo un’altra serie di tornanti eccoci arrivati. Il paesaggio non è come me lo aspettavo. Il sito della discarica è in un piccolo paradiso, terreni coltivati, erba tagliata di fresco, il torrente che si vede dall’alto e che disterà forse un chilometro. Uliveti a perdita d’occhio e poi il cancello e la recinzione della discarica Timpe Bianche. Una nota stonata. Chissà chi avrà autorizzato uno sfregio del genere? Ma vista la scarsa attenzione che si prestava ad ambiente e salute pubblica nel 1998 non è poi così strano che abbiano dato il via libera per uno stupro su uno spazio verde in una zona fragile idrogeologicamente, come hanno dimostrato le numerose frane.

Ma ritornando a noi. Partiamo dalla mancanza di supervisione del sito Timpe Bianche. il primo dei nodi da sciogliere in questa storia.

La legge sulla gestione operativa e post- operativa sulle discariche, l. 36 del 13 gennaio 2003, è chiara. All’art. 13 comma 2 si legge: «La manutenzione, la sorveglianza e i controlli della discarica devono essere assicurati anche nella fase della gestione successiva alla chiusura, fino a che l’ente territoriale competente accerti che la discarica non comporta rischi per la salute e l’ambiente. In particolare, devono essere garantiti i controlli e le analisi del biogas, del percolato e delle acque di falda che possano essere interessate».

Il comune di Siderno, attuale gestore del sito, avrebbe quindi dovuto monitorare con costanza la discarica. Il sito è però attualmente sprovvisto di custode.

Non è dato quindi sapere ancora quanti danni abbia provocato e da quanto tempo il liquame maleodorante e viscido sversasse. L’unica certezza è fino all’ottobre 2013 sul sito infatti sono stati eseguiti dei lavori per rimettere in sicurezza la discarica dopo una frana avvenuta nel 2009. Quindi i nuovi danni devono essere avvenuti tra l’ottobre 2013 e il marzo 2014. Purtroppo questo periodo è stato molto ricco di piogge e il percolato mischiato alle acque piovane è fuoriuscito giungendo fino al torrente Novito indisturbato e incontrollato.

Già nel 2009, quando un costone della strada interna al sito è franato sui terreni agricoli sottostanti, il percolato si era riversato sulla lunga lingua di terreno coltivato. All’epoca sono scattate denunce e cause tra comune e agricoltori che sono ancora in atto. Il responsabile dei lavori per il comune di Siderno, l’ingegnere Pietro Fazzari, stilò un piano di caratterizzazione che avrebbe dovuto permettere di individuare i danni e la contaminazione avvenuta, ma per mancanza di fondi l’ente non ha poi proceduto ad effettuare i controlli necessari. 

Tutto ciò ha portato al problema attuale. La mancanza di un custode che avrebbe potuto tempestivamente avvisare della nuova frana e dello sversamento. Nel momento in cui la discarica è giunta alla saturazione è stata richiesta una stima per poter mettere a morte il sito secondo i criteri della già citata legge del 2003. Secondo quanto riferitoci la somma necessaria a mettere in sicurezza il sito sarebbe stata di 5 milioni e mezzo di euro circa. I tecnici si sono quindi rivolti al comune, perché nelle casse comunali dova esserci un fondo apposito.

E teoricamente quei soldi avrebbero dovuto esserci. Infatti, piccola parentesi tecnica.

Nel periodo di attività della discarica al comune vengono corrisposte delle somme per l’affidamento della gestione del sito, le royalties e una terza somma che servirà al comune per gestire la fase post-operativa della discarica.

Infatti il gestore deve assicurare che «il sito sia sottoposto ad adeguati interventi di ripristino ambientale al termine delle attività». E inoltre «il prezzo minimo copra realmente tutti i costi, inclusi quelli relativi alla fase di post-chiusura, è assicurata dalla presentazione di un piano economico finanziario che deve tenere conto dei seguenti fattori […] Le spese previste per la ricomposizione ambientale e la gestione del periodo successivo alla chiusura».

Ma andando a batte cassa si scoprì che quei soldini non c’erano. I fondi che dovevano essere stati appositamente conservati e versati non c’erano. Che fine avevano fatto? Magari a questa domanda potrebbero risponderci i commissari.

Per adesso il comune ha raccolto il percolato contenuto nei pozzetti ed è in attesa di poterlo smaltire. Secondo le nostre fonti si parla di 5.000 litri di liquame viscido e maleodorante. Mentre per riparare geotessuto e gabbione c’è bisogno di tempo e soldi, nel frattempo tempo però dalle fessure continua a fuoriuscire il liquame verdastro e viste le piogge previste per tutto il mese il Novito raccoglierà ancora questo veleno. A piccole dosi. Lentamente.

Autore: 
Eleonora Aragona
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