La domenica del fuori sede

Dom, 25/10/2015 - 16:18
Quella dello studente universitario è una categoria a cui la domenica dovrebbe risarcire i danni morali. Lo manda in tilt e per lui fine settimana significa “rimandare a lunedì quello che puoi fare oggi”.

Nell’immaginario collettivo la domenica è senza sveglia, con la lasagna e una tripla porzione di dolce, accompagnata da una breve riflessione su progetti costruttivi per il pomeriggio mai andati in porto, cenetta leggera, depressione pre-lunedì e nanna.
Giusto il tempo di prendersi un piccolo svago dopo una settimana infernale per poterne affrontare una nuova e diabolica.
Ma c'è una categoria a cui la domenica proprio dovrebbe risarcire i danni morali.
E questa categoria è quella degli studenti, in particolare dei fuori sede.
Avete presente uno scenario in cui tutto, dal lunedì al venerdì, funziona alla perfezione, il sabato si stacca la spina, la domenica non è contemplata, e si “riaccende la luce” solo quando si è appurato che è di nuovo lunedì?
Bene, questo è ciò che succede in una classica cittadina universitaria.
In realtà in quel lasso di tempo, definito week end, la cittadina universitaria si spopola di tutti gli studenti che tornano in patria, e sembra assistere all'apocalisse del decremento demografico.
Tutti coloro che, invece, decidono di rimanere fuori il fine settimana, sono coscienti che gli unici modi per gustare le lasagne della nonna sono o guardare la Parodi in tv (che con il suo domenicale e ingiustificato sorriso smagliante, ti dà il benvenuto nella sua cucina) provando a immaginarne il gusto, oppure facendo i risvoltino, anziché ai jeans, alle maniche del maglioncino e provvedere personalmente alla preparazione. Dopo aver impiegato una mattinata a sciogliere il dilemma e optato per la seconda scelta, si prepara, si pranza e ci si sintonizza su Barbara D'Urso, promettendo di ridere di lei solo per dieci minuti. “Poi si studia!”. E invece no. Quei dieci minuti diventano trenta, poi quaranta, poi ore. E poi è finita la giornata. Un giro su facebook, una sbirciata ai gruppi di WhatsApp, ed è notte. Si potrebbe pensare di uscire, ma ancora mancano delle ore perché il sistema economico e sociale ricominci a funzionare alla perfezione.
Il massimo è una pizza, in compagnia del pizzaiolo e del cameriere, vista la desolazione.
È in quel momento che i sensi di colpa assalgono profondamente il povero studente. “Avrei dovuto studiare!” – si rimprovera. “Però era domenica” – prova a consolarsi. Una magra consolazione visto che l’esame è fissato per la settimana successiva.
Capita, talvolta, soprattutto per gli studenti emigrati in grandi città, che la domenica sia l'occasione di un pranzo con i compaesani per sentire la patria più vicina, e tutto si trasforma in una bellissima emozione. Basta sbirciare su facebook e notare come i fuori sede non si fanno mica mancare il capocollo o la salsiccia di stagione.
Altro tipo di studente domenicale fuori sede è quello che ha l'arduo coraggio di impostare la sveglia persino il settimo giorno, prevedendo di poter portare avanti il lavoro e di essere in pari con le lezioni. Non torna da mesi a casa e non ne sente la mancanza.
Infine, c’è un altro modo di vivere la domenica per gli studenti fuori sede ed è quella di tornare in sede.
Non mettono la sveglia, adottano uno stile di alimentazione "no limits", scartano i libri dal loro immaginario e progettano grandi cose da fare. Come tutte le domeniche torneranno dai genitori, i quali prepareranno banchetti succulenti per i figli, manco fossero partiti e tornati vivi, reduci e memori dalla guerra.
C'è chi per motivi di studio è costretto a star fuori.
Chi ormai fuori ha stabilizzato la sua vita.
C'è chi, nonostante costrizioni varie, torna lo stesso. E per questi ultimi, io dico: avranno pure il diritto di affermare che la domenica si torna a casa e ci si fa coccolare, perché "la domenica è sacra”.

Autore: 
Sara Leone
Rubrica: 

Notizie correlate