La grotta della monaca

Dom, 09/06/2013 - 10:32

E dalle profonde viscere della terra, l’impervia corsa verso la luce laddove si spalanca la grande fauce assetata di sole…..E’ la larga imboccatura della “Grotta della monaca”(CS) che si apre maestosa attraverso uno squarcio dei calcari dolomitici del Trias dominando, da circa 600 metri di altitudine, la valle del fiume Esaro. All’interno , ambienti dalle volumetrie e morfologie più diverse, dai più bassi e stretti cunicoli terminali alla “sala dei pipistrelli” fino all’ampio ingresso della pregrotta. Conosciuta da tempo ma mai esplorata a fondo, solo nell’anno 2000 le prime, sistematiche ricerche a cura dell’Università degli studi di Bari poi proseguite anche grazie all’intesa istituzionale tra Provincia, Comune e Parco Nazionale del Pollino sulle cui pendici si apre la profonda cavità naturale risalente a circa 3,5 milioni di anni fa. Le prime interessanti scoperte relative alla duplice funzione della grotta in età pre-protostorica: sepolcreto ipogeo ma anche miniera diretta allo sfruttamento di minerali di rame e di ferro ( tra questi ultimi, la yuconite, minerale presente al mondo solo in Canada). Attente ricerche hanno infatti portato alla luce diversi utensili adoperati per l’attività estrattiva dai minatori di circa 20 mila anni fa ( picconi in palco di cervo e in corno di capra, utensili in osso, mazze in pietra) che hanno pure lasciato impronte più o meno ben conservate sulle ampie superfici interne della caverna. Si ritiene, comunque, che lo sfruttamento minerario ( iniziato tra la metà del V e l’inizio del IV millennio a. Cr.) si sia concluso nel corso dell’età del bronzo ( II millennio a. Cr.) perché il luogo venisse adibito a finalità funerarie. Una ripresa dell’attività estrattiva potrebbe essersi verificata in età post-medioevale alla quale probabilmente risalgono le gallerie artificiali della parte iniziale della cavità e realizzate con picconi metallici. Una fornita equipe di speleologi, geologi, archeologi, antropologi, zoologi sta ancora attivamente operando all’interno degli anfratti della roccia nel tentativo di svelarne ulteriori misteri mentre i turisti accorrono da ogni dove per ammirarne le stupefacenti bellezze.

Ancora una volta il passato ritorna e l’uomo indaga febbrilmente all’interno delle sue plaghe più remote per meglio conoscere, per meglio conoscersi poiché la storia, unica e vera maestra di vita, sempre, immancabilmente…docet!

 

 

 

Autore: 
Daniela Ferraro.
Tags: 

Notizie correlate