La lettera, simbolo di un passato ricco di romanticismo

Dom, 12/04/2020 - 16:00

Sono anni che le lettere sono passate di moda, oggi nessuno ne scrive più una. Ma quanto si è perso a non farlo! Mi viene naturale accostare alla lettera una serie di emozioni come trepidazione, entusiasmo, gioia e pazienza. Ma è soprattutto il simbolo di uno dei sentimenti più nobili, quello dell’amore. Gli innamorati attendevano giorni, mesi per avere notizie di chi aveva rubato loro il cuore e quando finalmente arrivava la tanto agognata lettera, al suo interno erano presenti sentimenti forti, che raccontavano di un amore che resisteva al tempo e alla distanza. Immagino le mani tremanti della giovane innamorata, quando finalmente stringeva nella mani la lettera, allora correva in camera sua e nella solitudine poteva finalmente aprirla e capire se quel giovane l’amava ancora oppure l’aveva dimenticata. I romanzi di Jane Austen hanno contribuito a sottolineare l’importanza della lettera nella società del passato. Da prima del Medioevo, fino a buona parte dell’800, era il mezzo con il quale si esprimevano i più dolci o i più aspri sentimenti, si raccontavano i più felici o i più tristi eventi. A quei tempi non esistevano le buste, dunque il nome del destinatario veniva scritto sul lato della lettera che, appositamente ripiegata, veniva lasciata bianca a questo proposito. Le commissioni postali, non essendoci ancora i francobolli, erano pagate da chi riceveva la lettera, quindi si cercava di non spedire troppi fogli. La cara Jane ha scritto alcune lettere con linee verticali strette sulle quali scriveva in senso opposto, ovvero in orizzontale, così da concentrare più fogli in uno. Le signorine, sin dalla giovane età, imparavano una calligrafia curata, in quanto il modo di scrivere era parecchio osservato. Nel romanzo “Emma”, di Jane Austen, viene lodata la lettera di Jane Fairfax perché della giusta lunghezza, scritta con delicatezza e con un tono modesto e sobrio. Rimase l’unico mezzo di comunicazione fino all’invenzione del telefono, cominciato a diffondersi nelle case sul finire del 1877. Col passare degli anni la tecnologia ha occupato maggior spazio, fino a relegare la lettera in un angolino. Oggi i social network hanno completamente assorbito la società, i mezzi di comunicazione sono veloci e molto freddi. Il “Caro”, come introduzione in una lettera, è stato sostituito dal banale “Hey”, il “ti voglio bene” dal “TVB”, il “ti amo” con il “ti lovvo” e così via. La lettera è uno strumento di autoanalisi, di riflessione, perché quando l’inchiostro tocca la carta è come se rivelasse un’anima. Si crea un rapporto intimo tra il mittente e il destinatario che per questo è privilegiato nell’essere stato scelto. In questi tempi moderni il postino consegna di tutto, fatta eccezione per le lettere. E allora? Allora non mi resta che sognare di possedere penna, inchiostro e calamaio per poter scrivere davvero di me stessa a qualcuno che abbia la capacità di ascoltare.

Autore: 
Rosalba Topini
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