La memoria affranta

Dom, 26/08/2018 - 11:40

Il 24 maggio del 2005 il sangue di un giovane uomo operoso ricadde sull'intera comunità sidernese rivelando molte contraddizioni nel sistema di relazioni sociali e politiche della città, il cui destino fu così segnato senza condono. Il padre della vittima, col suo grido rauco di dolore e di ribellione, chiamò tutti ad un esame di coscienza.
Mario Congiusta, in nome del figlio Gianluca sottrattogli con ferocia, era divenuto un'icona di sofferenza che suscitava un senso di colpa nella opinione pubblica calabrese rifugiata nel desiderio di distrazione e nell'ansia di rimozione. Si era dichiarato testimone e interprete di un disagio collettivo per l'arbitrio criminale che nel Meridione stravolge e annienta le vite.
Nipote di Domenico Congiusta, uno dei fondatori del Partito socialista sidernese negli anni della Grande Guerra, Mario era prosecutore di una narrazione romantica dell'impegno per il progresso civile. Aveva inserito drammaticamente la sua domanda personale di giustizia nel quaderno delle doglianze per i diritti negati alla gente del Sud. Ci lascia una memoria affranta.

Autore: 
Francesco D. Caridi
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