La necropoli degli specchi

Sab, 20/04/2013 - 18:01

Ho lasciato alle spalle
i bagliori del giorno
nell’oblio che degrada
dove dolce è il silenzio.
Chi sei tu che, pensoso,
accompagni i miei passi?
Non sospiri, non parli,
ma non lasci il mio fianco.
Caro, dolce compagno,
nel destino fratello,
quale strano stupore
lo scoprire il tuo volto
dove luce non splende!

A circa 300 m. dalla costa, in contrada Lucifero (Locri), è ubicata l’omonima necropoli greca. Ivi sono state rinvenute circa 200 tombe che, fittissime ed accavallate l’una sull’altra, sono distribuite lungo un arco di tempo che va dal VI al III sec. a.C. La maggior parte delle tombe si presenta priva di corredo funebre. Si tratta, infatti, per lo più di umili fosse dalle pareti rivestite di creta , a cassetta o a cappuccina, estrema dimora di umile gente. Ma anche le tombe dei più abbienti (il 10% del totale), a mezza botte, non presentano un corredo particolarmente sontuoso, specie se raffrontato a quello rinvenuto nelle altre necropoli greche. Predomina, ovunque, una nota di modestia ed austerità: si avverte, infatti, l’effetto livellatore delle leggi di Zaleuco che, pur operando in uno stato di stampo oligarchico (VI sec.), avrebbe combattuto il lusso che infiacchisce le menti e corrompe i costumi, assicurando ai Locresi una più equa ed uniforme distribuzione delle ricchezze. L’unico lusso singolare della necropoli è costituito dalla grande quantità di specchi di bronzo, rinvenuti in numero di uno su dieci tombe all’incirca e che le hanno imposto, a ragione, il titolo di “necropoli degli specchi”. Il disco di ogni specchio è sorretto da un manico che, lavorato a parte, è stato poi ad esso saldato in corrispondenza di elementi decorativi raffiguranti, per lo più, palmette ioniche o volute. Sembra appartengano al periodo arcaico (VI sec.) i manici a figura umana, di preferenza maschile, con il tronco rigido e le braccia sollevate. Fanno invece riferimento all’età classica (V sec.) quelli in cui la figura umana appare più sciolta e scultorea. Sono ellenistiche (IV-III sec.), invece, quelle produzioni più leziose, effeminate e realizzate in serie atte a soddisfare un mercato molto più ampio ed eterogeneo. Un’altra caratteristica della necropoli è rappresentata dal gran numero di astragali rivenuto in ogni tomba. Si tratta di ossicini rettangolari che si riteneva avessero la virtù di allontanare il malocchio e che venivano anche utilizzati dai bambini per giocare (da qui la loro larga presenza nelle tombe di questi ultimi). Ma gli astragali erano anche il simbolo ”del fato e della morte. Nella cosiddetta “tomba degli sposi” ne sono stati rinvenuti ben 1400 circa disposti a catena attorno ai due scheletri che giacciono affiancati nella stessa fossa, forse in riferimento al destino comune che, nella vita e nella morte, avrebbe accomunato la coppia ivi sepolta.

Autore: 
Daniela Ferraro

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