La partecipazione mafiosa nelle recenti sentenze sulla chiamata in correità

Mer, 15/04/2020 - 16:00
Giudiziaria

Con riferimento alla partecipazione ad associazioni di tipo mafioso di recente i giudici della Suprema Corte di Cassazione, (cfr. Cass., Sez. 2, n. 6272 del 19/01/2017 - dep. 09/02/2017) da un lato hanno ribadito che la valutazione della chiamata di correità quale idoneo elemento di prova presuppone «un doppio giudizio di attendibilità; dapprima intrinseca, avente carattere preliminare, poiché la dichiarazione deve appunto apparire veritiera sotto i profili della spontaneità, coerenza, precisione, specificità e, successivamente, estrinseca poiché a essa deve aggiungersi altro elemento di prova idoneo a corroborarne il contenuto ex art. 192 terzo comma cod. proc. pen. Può pertanto affermarsi che è riscontro esterno di carattere individualizzante quell'elemento che deve aggiungersi ad una chiamata di reità o correità, già valutata intrinsecamente attendibile, per potere raggiungere il rango di prova idonea a dimostrare la colpevolezza dell'imputato in ordine ad un determinato fatto di reato. L'elemento di riscontro, però, non deve da solo fornire prova della responsabilità dell'imputato per quel determinato fatto di reato, quanto provare con certezza un collegamento tra imputato e contestazione che ne dimostri il coinvolgimento e che cosi escluda la possibilità di affermare la responsabilità sulla base di accuse false e non altrimenti dimostrabili. È vero, infatti, che oggetto del riscontro deve essere il rapporto tra imputato e fatto poiché la prova deve sempre essere individuata nella dichiarazione di accusa, nella chiamata di correità o reità che, seppur inidonea ex a se a dimostrare la responsabilità, abbisogna di una validazione autonoma che non sia di per sé prova anch'essa. Il riscontro, quindi, pur esterno o individualizzante che si voglia nominare, non è prova autonoma e tale non deve essere, bensì elemento che attribuisce valore definitivo ad una prova c.d. "debole" costituita dalla sola chiamata di correità che tanto più è diretta e precisa tanto minori rischi di errore certamente comporta”».
Dall'altro ha precisato che proprio «in relazione... al tema del riscontro esterno individualizzante ad una singola chiamata di correità formulata in relazione al delitto di partecipazione ad associazione mafiosa, si è approfondito ed affrontato il tema della valenza significativa di contatti, relazioni, frequentazioni con altri associati; se è vero infatti che il delitto di partecipazione ad associazione mafiosa "vive" per sua natura di legami e relazioni tra gli associati nel contesto delle quali il programma associativo criminale viene deliberato e perfezionato prima ed indipendentemente dalla consumazione dei singoli delitti-fine, è indubbio che tali rapporti ove accertati, ripetuti, privi di alternativa spiegazione, possono avere valore di riscontro esterno individualizzante. E ciò vale in primo luogo quando essi riguardino accertate frequentazioni con soggetti di vertice del gruppo criminale, poiché in tal caso l'elemento della frequentazione assurge ad un rapporto specifico tra partecipe, oggetto della precisa indicazione de/chiamante in correità, e soggetto posto in posizione verticistica criminale; difatti la condotta di partecipazione è riferibile a colui che si trovi in rapporto di stabile e organica compenetrazione con il tessuto organizzativo del sodalizio, tale da implicare, più che uno "status" di appartenenza, un ruolo dinamico e funzionale, in esplicazione del quale l'interessato "prende parte" al fenomeno associativo, rimanendo a disposizione dell'ente per il perseguimento dei comuni fini criminosi (Sez. 6, n. 12554 del 01/03/2016, Rv. 267418)».
«Al proposito si è così affermato che in tema di associazione di tipo mafioso, la mera frequentazione di soggetti affiliati al sodalizio criminale per motivi di parentela, amicizia o rapporti d'affari ovvero la presenza di occasionali o sporadici contatti in occasione di eventi pubblici e in contesti territoriali ristretti, non costituiscono elementi di per sé sintomatici dell'appartenenza all'associazione, ma possono essere utilizzati come riscontri da valutare ai sensi dell'art. 192, comma terzo, cod. proc. pen. quando risultino qualificati da abituale o significativa reiterazione e connotati dal necessario carattere individualizzante (Sez. 6, n. 9185 del 25/01/2012 Rv. 252281; Sez. 6, n. 24169 del 05/05/2009 Rv. 244382)».
«Pur essendo quindi escluso che le sole frequentazioni possano autonomamente essere poste a fondamento di un'affermazione di responsabilità per il delitto di partecipazione ad associazione mafiosa, a meno che le stesse non riguardino la partecipazione ad accertati summit criminali che vedano coinvolti solo esponenti dell'organizzazione, deve però essere ammesso che a fronte di una intrinsecamente valida chiamata di correità, le relazioni qualificate con altri esponenti della stessa organizzazione criminale, i rapporti con soggetti posti in posizione verticistica, valgano da riscontro esterno ex art.192 terzo comma cod. proc. pen. e siano pertanto idonee ad essere poste a fondamento dell'affermazione di responsabilità per il delitto di partecipazione ad associazione mafiosa».

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