La politica, che fallimento

Lun, 12/12/2005 - 00:00

Gli squilla il telefono mentre proviamo ad iniziare l’intervista che ci ha rilasciato durante questa settimana; in compagnia di due amici è di fronte a noi Francesco Macrì, presidente regionale di Confagricoltura ed ex presidente dell’A.FOR. Sono veramente in tanti a telefonargli e a volerlo sentire ad una decina di giorni dall’attentato subìto: ben nove colpi di pistola contro il portone di casa sua.
Presidente, se lo aspettava?
"No, francamente non me l’aspettavo".
Che significato dà, che importanza può avere per Lei un episodio di tale portata?
"Nessuna importanza".
Ma avrà cercato di fare una valutazione, in via del tutto personale, di ciò che Le è accaduto, in fondo sono stati sempre nove colpi di pistola…
"Mah, effettivamente sto tentando di fare una considerazione di ciò che è successo, per cercare di capire da dove possa provenire un atto del genere. Se è legato alle mie vicende professionali…"
…Ha in mente, quindi, un filone ben preciso?
"Non so. Vede, io, ancora prima di essere il presidente di Confagricoltura Calabria, sono un imprenditore agricolo e, fino a circa due mesi fa sono stato presidente dell’A.Fo.R, la più grande e complessa Azienda regionale; inoltre,sono tutt’ora Responsabile dell’ex Fondo Sollievo, denominato poi Fondo Globale per l’occupazione, ed oggi “Progetto Speciale Fondo Sollievo”, con la gestione di 1600 operai in provincia di Cosenza ".
E allora?
"Può darsi che sia legata alla mia battaglia condotta quando presiedevo l’A.FOR., allorquando mi sono dedicato ad un processo di moralizzazione ed innovazione di tale ente secondo criteri imprenditoriali, anche perché la situazione che ho ereditato in tale azienda non era molto chiara in termini di trasparenza e legalità …"
In che senso?
"Nel senso che la gestione dell’Ente era lasciata a sé stessa, priva di una strategia politica necessaria per il tipo di azienda con la conseguente criminalizzazione degli operai che invece rappresentano insieme all’enorme patrimonio boschivo le uniche risorsa dell’azienda forestale calabrese".
Presidente, Lei ha subìto un attentato, un fatto di una gravità enorme nonostante il territorio sia ormai presidiato da tempo, palmo a palmo…
"Sì, è vero ma bisogna continuare altrimenti non porterà a nulla. Ci vorrà del tempo, i risultati non possono inevitabilmente arrivare subito ma, a lungo andare, non potrà portare che benefìci alla nostra terra".
Ne è proprio convinto?
"Sì".
Perché?
"Perché in un comprensorio come quello della Locride in cui l’illegalità è un fenomeno assai radicato e diffuso, beh, la presenza delle Forze dell’Ordine non può farci che bene".
Non mi dica che Lei vede di buon occhio la "militarizzazione" del territorio?
"Assolutamente sì; anche perché quella che lei definisce militarizzazione altro non è che un necessario controllo di un territorio che, purtroppo, è in continuo stato di emergenza. Le forze dell’ordine che svolgono tale compito non devono essere viste, come qualcuno vorrebbe, come nemici, ma come coloro che garantiscono la nostra tranquillità quotidiana".
E con lo sviluppo, come la mettiamo?
"E’ evidente che questo è uno dei tasti dolenti per il nostro territorio; io Le potrei elencare le numerose iniziative portate avanti da Confagricoltura nel comparto agricolo; il vero sviluppo però non si può ottenere se non con un progetto globale che coinvolga tutti i settori produttivi. Purtroppo tale progetto non può non passare dalla politica, politica, che a causa dei nostri rappresentanti poco attenti alle problematiche del territorio, fino ad oggi non è stata capace di produrre niente di positivo per i cittadini e gli imprenditori che hanno scelto di vivere ed operare nella Locride…”
In tal modo, però, Lei svuota di contenuti e di sostanza tutto ciò che concerne la politica?
"Mi scusi, quale politica? Non scherziamo perché da noi c’è la politica…?"
Ragion per cui, se per un attimo Le propongo di fare il classico giochino del "Chi butta giù dalla torre?" tra Loiero, Fuda e Zito, Lei cosa risponde?
"Purtroppo la locride non ha mai avuto una classe politica adeguata capace di affrontare determinate situazioni di difficoltà che con il trascorrere degli anni oggi si sono trasformate in disagio sociale...penso di averLe risposto in modo chiaro.".
Ma non vede proprio niente che si possa ricondurre al dato politico che si utilizzi in modo positivo?
"La cosa che mi ha colpito è che si è parlato di progettualità, di progetti, di decreto-Locride ed altra roba affine. Beh, direi che la strada maestra da seguire è questa, non certo quella delle infrastrutture: a quelle ci si pensa dopo. Prima, però, vengono i progetti. Da sbloccare, subito".
Cos’è cambiato nella Sua vita in questi giorni?
"Nulla, continuo imperterrito per la mia strada". Di questa triste esperienza mi rimane solamente la sincera vicinanza e solidarietà di tantissimi amici e conoscenti che approfitto per ringraziare pubblicamente".
Ma sia sincero, non ha neanche un minimo di paura?
"E perché dovrei averne? Anzi, Le dirò che sono solamente molto seccato!"
Qual’è secondo Lei la priorità per la Locride?
“Ridurre la disoccupazione attraverso un serio e concreto progetto di sviluppo coinvolgendo le forze imprenditoriali sane e puntando sulla trasparenza e la legalità a tutti i livelli”.
Per chiudere, qual è il Suo pensiero in libertà?
"Il mio pensiero è per una sinergia di carattere economico da creare necessariamente per il nostro futuro, un futuro che, comunque, non può non prescindere dall’agricoltura, vero motore trainante dell’economia della Calabria".

Autore: 
Redazione
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