La rivincita di Pietro

Dom, 12/07/2020 - 09:00

Come tutti i venerdì, la mattina presto succede sempre qualcosa che ci fa cambiare le pagine del giornale. Sembra un rituale, ricordo ancora le parole di molti direttori: questo non è un giornale normale, ma è anche il bello di questo lavoro. Sì, sono le 8, leggo una notizia, inizia a suonare il telefono, mi devo attivare mentre faccio colazione. “Il Foglio”, a firma di Carmelo Caruso, pubblica un articolo dal titolo: “Il vero padre del decreto semplificazioni. Non è Conte, ma si chiama Fuda”. Il pezzo parla una vicenda di molti anni fa, che torna di attualità dal momento che il Premier stesso se ne occupa.
La notizie è di quelle che contano, un nostro politico è uscito su un giornale nazionale, dobbiamo capire come regolarci, intanto riesco a mettermi in contatto con il giornalista per avere maggiori delucidazioni. Solo allora inizia il difficile: chiamo Jacopo, gli spiego come la vedo io e gli chiedo che ne pensa, questa è la situazione: abbiamo un pezzo del senatore Crinò che cita la “Canzone intelligente” e ne declina il testo adattandolo alle vicissitudini politiche del territorio, Pasquale Violi dice la sua sul video di Klaus Davi, abbiamo avuto l’assenso a ripubblicare l’articolo comparso su “Il Foglio” in modo che i nostri lettori possano leggerlo, magari ponendoci accanto questo mio editoriale. Jacopo ormai conosce il giornale meglio di me, tutti e due vediamo la copertina. Non resta che confrontarci con Rocco, che coglie al volo le nostre intenzioni, e con Eugenio, che dopo essersi lamentato che anche questa settimana gli abbiamo disfatto il lavoro che ha realizzato il giovedì, valorizzerà alla grande i contenuti con una eccellente impaginazione. È andata. Mi trovo a scrive ancora di Pietro Fuda, del quale questa settimana voglio scrivere come se si trattasse di un estraneo, e non di una persona alla quale voglio bene. Parto dalle considerazioni finali di Caruso, che parla di una persona che ha dovuto pagare un prezzo altissimo per aver voluto fare l’amministratore, per aver voluto lavorare in un paese in cui impegnarsi sembra un’offesa. Ricordo di aver già scritto in merito confrontandomi con un funzionario di lungo corso della Regione Calabria, che mi raccontava che il problema di Fuda era che su alcuni argomenti era più competente dei Ministri e delle loro strutture, che non capiva come mai non avesse fatto lui stesso il Ministro. Questa mattina, infatti, mentre prendevo il caffè, qualcuno mi ha detto: «Merita tutti i riconoscimenti che in questi anni si è guadagnato sul campo con instancabile impegno e immensa competenza, e ora merita di ritornare a governare Siderno per finire l’ottimo lavoro che aveva iniziato. Per noi che siamo più giovani questi articoli ci indicano una strada, ci dicono che non siamo così indietro come vogliono farci credere, che i nostri cittadini, quando sono messi nelle condizioni giuste, raggiungono traguardi importanti.»
Certo, non si può racchiudere in queste poche righe tutta la vicenda umana e politica di Pietro Fuda, ma sicuramente una parte determinante del suo agire politico è sintetizzato in questa fase della sua vita di parlamentare e nelle righe pubblicate da “Il Foglio”.
Oggi molti sidernesi si sono sentiti orgogliosi di essere concittadini di Pietro Fuda, hanno sentito che la giustizia, prima o poi, si compie, che tutto ha un ordine. Noi speriamo di vedere di nuovo viva questa cittadina stordita dalla puzza dei rifiuti e dal mare costantemente sporco. Per questo rovesciamo la canzone citata da Franco Crinò nel suo articolo, quella “canzone intelligente” che individuava nello “sciocco in blu” il nemico dei cantautori, e leghiamo un filo di speranza al futuro di questo paese, che oggi ha ritrovato l’orgoglio grazie a questo “politico in blu”.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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