La Rosa di Daniela

Sab, 02/05/2020 - 14:21
I frutti dimenticati

All’incirca cinque anni fa ho avuto la fortuna d’incontrare una gentilissima ragazza di Reggio, assieme al suo amico, che era interessata a portare avanti dei progetti legati ai territori, tendenti a preservare la loro naturalità, dal momento che essi sono sottoposti quotidianamente a violenze senza fine che li stanno deturpando e sconvolgendo nello stesso tempo.
Daniela è laureata in lettere da anni e potrebbe, trasferendosi al nord, insegnare nelle scuole secondarie, come del resto sta facendo sua sorella che insegna nel Friuli, ma non vuole assolutamente lasciare la sua Calabria, che ama tantissimo, perché considererebbe tale azione un tradimento per una terra che ha tanto bisogno di aiuto e di considerazione da parte delle forze più vitali rappresentate dai giovani.
Ama tantissimo le piante, ha una passione per i peperoncini piccanti ed è stata capace di recuperarne cinquanta varietà, prevalentemente dei nostri territori, ricercandoli tra le persone anziane delle aree marginali, che risolutamente, da generazioni, si tramandano da padre in figlio l’eredità ricevuta dagli antenati.
Si preoccupa di preparare marmellate perfette da frutti di piante coltivate in maniera biologica, utilizzando anche i frutti del suo giardino mediterraneo (agrumeto), in cui prevalgono i bergamotti.
Le marmellate vengono ricavate dalle arance, dai limoni, dai bergamotti, da fichi, da susine, da albicocche e dai frutti assolutamente naturali che riesce a recuperare da amici e parenti.
Per il momento regala i preziosi vasetti delle sue marmellate, perché ancora non ha organizzato un laboratorio regolamentare dove potrebbe preparare per vendere i suoi prodotti.
Il suo sogno sarebbe quello di vivere in un podere, magari dotato di un cascinale in un paesino collinare dell’Aspromonte, in cui potrebbe sperimentare e preparare le sue specialità; ma nonostante le sue ricerche, non ha trovato ciò che faccia al suo caso.
Le rose, inoltre, rappresentano una delle tante passioni di Daniela; però devono essere antiche perché solo esse sono profumate e danno l’emozione della bellezza vera.
Nel giardino attorno alla sua casa, oltre le cinquanta varietà di peperoncini, cura alcune piante di rose del territorio, tramandate da madre a figlia e talvolta, ma raramente, perché non ne vuole violentare la bellezza, prepara con i loro petali l’acqua di rosa, con cui deterge la pelle del suo volto.
Andando in giro tra le famiglie amiche del suo paese ha potuto recuperarne alcune molto preziose e importanti, che fino a circa settanta anni fa erano curate e rispettate.
Da quando è invalso l’uso di fare attenzione solo alle rose a fiore unico e a stelo lungo, non si amano più le rose della tradizione e si va alla ricerca di quelle particolari, specie a quegli incroci tendenti a riprodurre delle rose particolarissime.
Gli specialisti del settore, tra cui gli olandesi, ma anche i francesi, fino a una trentina di anni fa andavano alla ricerca della rosa stupefacente dai fiori bleu o neri e talvolta si sono avvicinati a tale obiettivo riuscendo a riprodurre con incroci degli esemplari interessanti.
I francesi però sono specialisti nel riprodurre le rose profumate andando alla ricerca delle varietà antiche e incrociandole tra loro.
Una delle ditte più specializzate in tale settore è la francese Meilland, che produce delle varietà interessanti, certificate come profumate, dagli specialisti più sofisticati di Grasse, la capitale mondiale delle essenze odorose.
Il cespo di rosa a cui tiene più di ogni altra pianta Daniela è costituito da una varietà antica che era presente nei giardini o negli orti di Pellaro fino a una settantina di anni fa.
Ora, naturalmente, i gusti sono cambiati e le rose antiche del nostro territorio, tramandate per centinaia di anni sia dalle famiglie più distinte che da quelle contadine, sono guardate con profondo disprezzo.
Nel giardino di Daniela, più di settanta anni fa, la nonna aveva messo a dimora sul confine con i vicini una talea di rosa rappresentativa della tradizione di Pellaro e da essa era nato un cespo imponente, che per tutto l’anno, anche d’inverno, in seguito alla potatura autunnale, produceva una quantità notevole di rose candidissime e molto profumate.
La presenza del rosaio non era di gradimento ad un vicino, e dato che non esisteva lungo il confine un muro di cinta, egli puntualmente, ogni primavera, con un decespugliatore, ai primi chiarori dell’alba. sottoponeva a martirio la pianta, con il rincrescimento anche della moglie del signore.
Egli adduceva a pretesto il fatto che passando, talvolta, era punto dalle spine e anche perché sottraeva spazio alle piante ortive.
Daniela era disperata e aveva cercato di riprodurre la pianta martirizzata, ma nonostante tutte le cure, le talee messe a dimora sfortunatamente non attecchivano.
Improvvisamente, cinque anni fa, il vicino, che non era molto anziano per un malessere repentino venne meno e fu la fortuna per il rosaio antico di Pellaro che più rigogliosamente si mise a ricrescere.

Autore: 
Orlando Sculli
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