La Sinistra non ha saputo rappresentare seriamente il popolo

Dom, 02/02/2020 - 10:30

Quando si governa bene si vince. Quando si governa male si perde.
In Emilia Romagna si è governato bene e i cittadini di quella Regione hanno preferito la continuità governativa alle fandonie e alle promesse edulcorate da demagogia, da martellamento psicologico e da uso strumentale della paura che aleggia nella mente di chi perde il lavoro o soffre le ingiustizie prodotte dall’iniquo sistema del capitalismo globale che produce disuguaglianze in continuo aumento.
In Calabria il diffuso malcontento su come si è governata la nostra Regione ha spinto migliaia di cittadini a negare il voto semplicemente perché le promesse di cambiamento che nel 2014 hanno fatto stravincere il centrosinistra si sono sciolte come neve al sole e, in questi cinque anni, la Calabria è indietreggiata su ogni fronte economico e sociale. Occorre aggiungere, altresì, che l’assurdo quanto inutile braccio di ferro del presidente uscente con il segretario del suo Partito che puntava al rinnovamento non ha aiutato non solo il superamento di una fase oramai per molti aspetti lontana dagli interessi della Calabria e dei calabresi, ma anche il lavoro per ricostruire, su basi solide e nuove, una compagine non compromessa da schemi e metodi insopportabili per la maggioranza dei cittadini, comprensiva anche di quel 60% che preferisce disertare le urne.
In Emilia, per contrastare il pericolo di un cambio di governo della Regione, è tornato a votare oltre il 30% che nel 2014 non l’aveva fatto. Qui, allo stesso pericolo, si è preferito continuare a rispondere con l’astensionismo. Quel braccio di ferro ha fatto sciupare il tempo che invece si sarebbe potuto utilizzare per una campagna elettorale fatta di dialogo, ascolto e formazione di proposte.
Tutto questo evidenzia dunque la metamorfosi che i partiti hanno subito negli ultimi decenni, in particolare a queste latitudini. Cosa significa, infatti, il trasformismo imperante in ogni partito calabrese, che diviene la casa di quanti, senza vergogna alcuna, fanno una legislatura in un campo per poi, nella successiva, passare in quello opposto?
Ecco perché lo stato in cui versa la nostra Regione ha una causa precisa: la distanza abissale della politica dai bisogni reali dei calabresi! La povertà è aumentata, la disoccupazione inarrestabile ha riaperto la via dell’emigrazione e rafforzato quella della disperazione; i servizi, già precari, hanno fatto un ulteriore passo del gambero così da avere, per esempio, la sanità peggiore d’Italia, anche se professionisti di grande talento e spessore non mancano. L’ambiente ha continuato a subire l’azione devastante del degrado e l’intero territorio calabrese, tra i più belli della nazione, risulta essere contrassegnato da diffusi danni a cui nulla è stato contrapposto in termini di nuova politica dei rifiuti e della valorizzazione ambientale; così come nulla è stato fatto per rendere il territorio sicuro e protetto dal ciclo devastante alluvione-incendio. Nulla è stato fatto per invertire la rotta mediante una politica energetica che mirasse a utilizzare le immense risorse disponibili, a partire da quella solare per finire con quella eolica. Solo in campagna elettorale si è parlato della necessità inderogabile dell’uso delle risorse rinnovabili, per poi dimenticarsene per l’intera durata della legislatura.
In una Calabria povera di occupazione e ricca di risorse quanti posti di lavoro si sarebbero potuti creare, per esempio, mettendo in sicurezza il territorio? Quanti con una politica che guardasse a creare collegamenti moderni col resto del Paese e con il resto del mondo? Quanti con una politica che mettesse al primo posto la valorizzazione delle bellezze paesaggistiche in funzione di uno sviluppo turistico annuale e non soltanto di una frazione di un solo mese? Quanti posti di lavoro specializzati si sarebbero potuti creare sostenendo una ricerca nei settori sopra elencati a partire da quello energetico?
Analizzando il dato elettorale si potrebbe pensare che in Emilia Romagna il Partito Democratico abbia compreso la lezione che proviene dalla società che chiede un rapporto più stretto tra politica e territorio e si spera, quindi, che questo sia solo l’inizio di un’inversione di tendenza. Una svolta che sposti l’interesse politico di una forza, che si dichiara di Sinistra, verso i ceti sociali di riferimento, che hanno necessità di proposte e soluzioni per superare le disuguaglianze e le ingiustizie sociali che il liberismo gli ha scaricato addosso. Sarebbe un grave e imperdonabile errore se anche in quella Regione non partisse da oggi una riflessione su cosa correggere e su cosa fare per ascoltare i territori e rafforzare le politiche che vanno nella direzione sopra descritta.
In Calabria so che sarà molto più difficile, perché si parte da una sconfitta bruciante, che ha lasciato sul cammino scorie avvelenate che sono tutt’uno con la causa della disfatta. Paradossalmente, però, partendo da un punto così basso si potrebbero avviare tutte quelle riforme della “politica organizzata” in grado di avviare veramente una fase nuova. Occorre avere l’audacia, però, di non fermarsi di fronte a nessuno ostacolo e di andare sino in fondo per ricostruire una Sinistra di Governo liberandola da metodi e personaggi non in sintonia con tale obiettivo. Sarebbe gravissimo e imperdonabile se anche qui, in Calabria, non partisse, già da oggi, una riflessione per ricostruire con coraggio una forza di Sinistra in grado di divenire il luogo della speranza per quanti aspirano a vivere in una società democratica, più giusta e più libera. Una società in cui non sarà più il bisogno (del lavoro, della cura, della sicurezza…) a condizionare la libertà dei cittadini e dove non sarà più la ‘ndrangheta ha dettare l’agenda politica. Una società in cui ritorni a essere maggioritario l’interesse per la politica della tutela e lo sviluppo del bene pubblico e si ricominci ad avere fiducia nelle istituzioni se queste si dimostreranno davvero al servizio della collettività.
Bisogna ben comprendere ciò che proviene dalla società civile e capire come lo stesso risultato, nelle sue stranezze, evidenzi un malessere diffuso. Se questa nostra Regione fosse stata governata bene non ci sarebbe certamente stato il voto di protesta alla Lega e tantissimi di questi elettori avrebbero compreso che, votandola, non si rafforzano le politiche per abbattere le disuguaglianze tra Nord e Sud e nemmeno trova centralità nell’agenda politica la questione meridionale. Ma quando l’alternativa si posiziona tra l’inesistente, come le forze che si attestano su cifre ridicole, e un Partito che ha tradito le aspettative di cambiamento, allora tutto diviene possibile, come appunto votare un gruppo politico antimeridionale o disertare totalmente le urne.
L’alternanza alla guida della nostra regione tra centrodestra e centrosinistra, senza intaccare il sistema di malgoverno, ha prodotto soltanto sfiducia e astensionismo. Occorre costruire una nuova fase, mettendo al centro l’esclusivo interesse della Calabria e quindi del buon governo e non si può aspettare di farlo a ridosso della prossima campagna elettorale, tra cinque anni.
Cinque anni, se non sono tutto, sono però un tempo non secondario per comprendere e ricostruire quanto chiedono i calabresi: un soggetto politico che li rappresenti e li governi seriamente.

Autore: 
Mimmo Panetta
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