La "Spiga" del Terzo millennio

Sab, 19/04/2014 - 11:13

Ilario Amendolia, ancora una volta, mi stimola ad intervenire su Platì, a ridosso di una competizione elettorale, dopo il commissariamento per infiltrazioni. E lo fa riscoprendo pagine tristi ma di immenso amore, sacrificio e solidarietà come quella del pastore diventato una “statua di ghiaccio” per salvare dalla bufera l'unica fonte di reddito della sua famiglia: le vacche. Così come ricorda l'altra bufera, quella umana, del novembre del 2003 abbattutasi con altrettanta violenza quasi come il ritorno dell'alluvione del 1951. Oggi Platì non ha bisogno di una compagine amministrativa quale essa sia, utile ad occupare uno spazio ed un edificio. Ci vogliono donne ed uomini in grado, con il loro agire, di risvegliare più che la sterile rivendicazione, buona solo per “le riserve degli indiani”, la fiducia nell'amministrare, nelle istituzioni. Donne ed uomini in grado di rivitalizzare il deserto democratico del nostro territorio, prodotto da norme inumane, ma salva-coscienze per lo Stato. In grado di ridare la speranza, la fiducia nel cambiamento, nel riscatto, nello sviluppo, stimolando i “pratioti” alla lotta, al sacrificio (come il giovane Trimboli), per perseguire un futuro migliore e sottrarsi all'inesorabile destino rappresentato da un doppio sbocco amaro: l'emigrazione oppure la devianza criminale. Solo la partecipazione dei platiesi, non certo quella formale che si registra al momento del voto e prima ancora della presentazione delle liste, può contribuire a far risorgere Platì. Non è un caso che le stagioni migliori, nell'Italia repubblicana, Platì le abbia vissute in due momenti di grande partecipazione popolare, entrambe rappresentate dalla lista “Spiga”: nel 1946, attorno alle figure “du Massaru Peppi”, il maresciallo Delfino, e del giovane Ciccillo Prestia (vittima negli anni '80 di una follia omicida e non certo per fatti amministrativi) e nel 1960 con la guida di un giovane sindacalista della Camera del Lavoro provinciale, Ciccillo Catanzariti, assieme al già sperimentato Prestia. Certo, la strada è in salita. Oggi non esiste nelle nostre comunità l'humus adatto. Con una politica che ha perso dignità e primato, partiti e sindacati simulacri di democrazia, le istituzioni vengono percepite come luoghi da occupare e piegare per interessi particolari. Occorrerebbe, perciò, un'azione complessiva da parte dell'intera comunità nazionale, regionale e provinciale. Dare il segno tangibile che per il futuro dell'Italia occorra risanare socialmente ed economicamente “le mille Platì” del Sud. Quanta rassegnazione presente oggi verrebbe spazzata via se le autorità nazionali e locali tagliassero il nastro della definitiva realizzazione della Bovalino-Bagnara? Insomma un impegno straordinario per consentire la ripresa della cultura del lavoro, attenuando, ad esempio, gli eccessi prodotti dalla sola risposta data ai platiesi, repressione ed ordine pubblico, che non ha certo diminuito i fenomeni di devianza e di disagio sociale. Anch'io sogno, come Ilario, la “Spiga” del terzo millennio, senza più assistere alla visione di pellicole già viste: competizioni elettorali asfittiche; amministrazioni pallide e mute; donne e uomini rassegnati. In attesa di capire se la nuova bufera, naturale oppure umana, verrà dalla montagna o dalla marina, spazzando via l'ennesima speranza per Platì.

 

Autore: 
Gianpaolo Catanzariti
Rubrica: 

Notizie correlate