La storia d’amore tra l’ergastolano Salvatore e la contadina Rosa

Dom, 27/10/2019 - 19:30

Questa è una storia ricca di così tanti colpi di scena, da sembrare la sceneggiatura di un film o di un romanzo avvincente. C’è mistero, un processo per omicidio, un novello Mattia Pascal, infine, non mancherà l’amore. Questa, però, è una storia vera, che racconta di tanto dolore e ingiustizie e che vedrà intrecciarsi due Regioni: la Sicilia e la Calabria. Tutto inizia la sera del 7 ottobre 1954, quando dai carabinieri di Avola (in provincia di Siracusa) si presenta una donna per denunciare la scomparsa del marito, Paolo Gallo. L’uomo uscito di casa alle 4 e mezza di mattina, per andare a lavorare nei campi, non ha più fatto ritorno a casa. Le ricerche portano gli inquirenti alla masseria dove il contadino lavorava, e qui trovano tracce di sangue. Si pensò subito a un’aggressione, soprattutto perché la donna aveva raccontato di un litigio tra il marito e il fratello Salvatore, il giorno prima della scomparsa. Tutto il paese sapeva che i due non andavano d’accordo e non facevano che litigare. Il giorno dopo, infatti, era prevista l’udienza di una causa che vedeva di fronte proprio i due fratelli, in contrasto per interessi legati al lavoro. La polizia si recò, inevitabilmente, in casa di Salvatore, trovando macchie di sangue su un paio di pantaloni e su una camicia del figlio Sebastiano. Così padre e figlio, analfabeti e confusi, furono arrestati, nonostante si proclamassero innocenti. Il processo inizia il 21 dicembre 1956, in aula i difensori di Gallo portano due testimonianze a sorpresa che affermavano di aver visto il “morto”. Ma i giudici non diedero credito ai test, anzi li condannarono per falsa testimonianza; anche Salvatore sarà condannato all’ergastolo per omicidio e occultamento di cadavere, mentre il figlio a 14 anni. Ma Enzo Asciolla, giornalista della Sicilia, non si fidò della sentenza dei giudici, perciò iniziò a indagare per conto proprio, riuscendo dopo sette anni a rintracciare il presunto morto in realtà vivo e vegeto in una casa alla periferia di Ispica (provincia di Ragusa). Neanche Pirandello era arrivato a scrivere una storia così intricata. Paolo, infatti, aveva deciso di farsi credere morto per due ragioni: per evitare il processo contro il fratello, ma soprattutto per fuggire dalla moglie che non sopportava più. Così, non trovò altra soluzione che sparire per rifarsi una nuova vita lontano da quella temibile donna che spesso lo picchiava. Tuttavia, come ha insegnato Pirandello, nel suo celebre romanzo, se uno vuole vivere non può sperare in una vita diversa, ma deve accettare quella che vive. L’uomo, una volta scoperto, è stato costretto a ritornare a casa, accolto dalle sberle della moglie. Intanto Salvatore, aveva già scontato sette anni di reclusione, durante i quali era stato colpito da una grave forma di artrite, che lo aveva costretto su una sedia a rotelle. Travolti da questa vicenda del tutto nuova, per la storia giudiziaria italiana, il Parlamento modificherà la legge del codice penale, perché fino al 1961 non era prevista la riapertura dei processi per omicidi, stabilendo inoltre che le vittime, di errori giudiziari, avessero diritto al risarcimento danni. Il detenuto verrà liberato tre giorni dopo il ritrovamento del fratello, grazie a questa legge otterrà la revisione del processo, ma sarà condannato a quattro anni per aggressione. La pena assorbita dai sette anni già trascorsi in carcere, gli escluderà il diritto di richiedere il risarcimento. Paolo, invece, che ha dichiarato di essere stato all’oscuro delle vicende del fratello e del nipote, processato per calunnia, avendo indotto la giustizia a condannare un innocente, sarà assolto per insufficienze di prove; i giudici gli riconoscono di essersi limitato a scomparire. A questo punto, l’inferno giudiziario di Salvatore è terminato, ma con il fratello saranno ancora più distanti di prima, dopo tutto quello che ha subito. Nel frattempo, in un piccolo paese della Calabria, Maida tra Catanzaro e Lamezia, una giovane contadina di nome Rosa ascoltando da un cantastorie in piazza, le peripezie dell’ergastolano innocente, se ne innamorò perdutamente. In seguito, invitato da amici proprio a Maida, Salvatore conobbe, proprio Rosa, innamorandosi anche lui di quella ragazza molto più giovane di lui, (lei aveva 31 anni e lui 54). L’uomo, ormai vedovo, decise di aggrapparsi a quella felicità e chiese alla giovane fanciulla di diventare sua moglie. Domanda alla quale, la ragazza rispose subito con un sì. Al momento della celebrazione del matrimonio, però, gli uffici del Comune di Noto, dove Salvatore aveva contratto il primo matrimonio, non poterono certificare la libertà di stato in quanto la moglie deceduta risultava, per un errore dell’impiegato, coniugata non con lui ma con Giuseppe, terzo fratello del Gallo emigrato in America. Quindi si cercò di correggere, nel più breve tempo possibile, quegli atti. Alla fine, dopo tante peripezie, il matrimonio fu celebrato il 16 febbraio 1963, quel giorno a Maida non ha smesso un attimo di piovere, ma i due sposi erano raggianti. Poi, all’imbrunire con una “600”, guidata da Andrea, il secondo figlio dell’uomo, la coppia intraprese il viaggio di nozze per la Sicilia, dove a Noto era già pronta una casa su due piani per ospitare i novelli sposi. La coppia non ha avuto figli, ma insieme hanno raggiunto una solida serenità, grazie alla quale l’uomo è riuscito a ricucire le sue ferite. Rosa Graziano è stata una donna coraggiosa e anticonformista, sapeva cosa voleva e non ha indietreggiato fino a quando non è riuscita a ottenerlo. Si è innamorata di un uomo molto più grande di lei, ha creduto in questo amore, lottando contro gli ostacoli burocratici, i pregiudizi della gente e vincendo la paura di affrontare una nuova vita. Del resto, come ha scritto il poeta greco Sofocle: “Una parola ci libera da tutto il peso e il dolore della vita, quella parola è Amore”.

Autore: 
Rosalba Topini
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