La storia di Daniele

Sab, 03/03/2012 - 20:40
'La mia casa è un rudere comunale abbandonato a cui è stato rifatto il tetto. Porte e finestre sono inesistenti, come pavimentazione, bagni, cucine e quant'altro'.
La storia di Daniele

Daniele ha ormai sessant'anni e sarebbe un personaggio perfetto delle cronache del mio “brizzolato”.

Sarebbe stato descritto ben presto, nelle sue incredibili e leggendarie vicende, come un pescatore dalla forza violenta che sta ad affrontare il mare ogni giorno dell'anno, rancoroso e sorridente. Lui il mare lo osserva da padrone, conoscendone tutte le debolezze e tutte le virtù.

Due giorni fa, però, mi ha anticipato nella riflessione che, ben presto avrei scritto, sull'uomo Daniele e sulle peculiarità che nasconde. L'ho incontrato per strada e la gratuità de “La Riviera” gli ha fatto vedere la mia foto e ha compreso il fatto che scriva qui su.

Con disperazione mi si è avvicinato. Le lacrime gli scendevano vere. Non voleva le vecchie “Converse” che gli promisi tempo fa, ma “aiutami tu” implorava.

Versava lacrime e urlava silenzioso una vergogna indegna di un popolo civile: “vieni a fare qualche foto dove abito io, perché nessuno mi da una casa?” si chiedeva confuso, rimettendo a me le sue speranze e le sue frustrazioni.

Difficilmente l'ho visto con quella paura e vergogna negli occhi, consapevole di un'anzianità alle porte, costretto ad occupare una casa comunale (che di casa non ha nulla) abusivamente per rivendicare il suo diritto ad un tetto.

Il giudizio sull'uomo è spesso viziato nelle società, nei paesini: è legittimo giudicare, non lo è non salvaguardare i diritti minimi essenziali. Daniele mi da appuntamento per l'indomani. Per le foto alla casa e per mostrarmi i documenti di richiesta di un alloggio popolare.

Mi reco con due amici nella sua abitazione, si vergogna terribilmente, mettendo a nudo tutta la sua verità d'animo, continuando a piangere. “Mi dovete perdonare se non posso offrirvi un caffè”. La casa è un rudere comunale abbandonato a cui è stato rifatto il tetto. Porte e finestre sono inesistenti come ovviamente pavimentazione, bagni, cucine e quant'altro. “Ballerina” vive con lui, è uno dei cani più intelligenti che io abbia mai visto. Daniele mi spiega che nei giorni di pioggia e vento, come quelli di qualche settimana fa, dentro casa, arrivano ad accumularsi anche 20 centimetri d'acqua (il segno sul muro, del lago che si crea, è la conferma). Non ha più lo smalto e la forza di un tempo, non riesce più a non chiedere aiuto, ma rassegnato con mani piene di documenti dagli anni 80, all'ultima datata gennaio 2012, implora una casa normale o almeno, con ancora estrema umiltà, delle porte e delle finestre dove non passi il freddo.

Io non lo so quale sia l'iter da seguire per avere un alloggio popolare, ne conosco di chi sia la colpa dell'abbandono di un uomo che trova solidarietà giusto in qualche amico (che spesso sta peggio di lui) e nel suo mare. Non voglio nemmeno sapere perché è in queste condizioni. Vorrei semplicemente evitare che qualcuno venga da me a chiedermi un piacere del genere, a me che sono un piccolo giornalista. È un problema evidente che deve essere intercettato molto prima NON DAL SOTTOSCRITTO. È un problema di dignità e responsabilità umana che merita ascolto prima dei rifiuti, delle strade, della festa del santo.

“La casa è dove si trova il cuore”.

Aiutatelo. Aiutiamolo.Daniele ha ormai sessant'anni e sarebbe un personaggio perfetto delle cronache del mio “brizzolato”.

Sarebbe stato descritto ben presto, nelle sue incredibili e leggendarie vicende, come un pescatore dalla forza violenta che sta ad affrontare il mare ogni giorno dell'anno, rancoroso e sorridente. Lui il mare lo osserva da padrone, conoscendone tutte le debolezze e tutte le virtù.

Due giorni fa, però, mi ha anticipato nella riflessione che, ben presto avrei scritto, sull'uomo Daniele e sulle peculiarità che nasconde. L'ho incontrato per strada e la gratuità de “La Riviera” gli ha fatto vedere la mia foto e ha compreso il fatto che scriva qui su.

Con disperazione mi si è avvicinato. Le lacrime gli scendevano vere. Non voleva le vecchie “Converse” che gli promisi tempo fa, ma “aiutami tu” implorava.

Versava lacrime e urlava silenzioso una vergogna indegna di un popolo civile: “vieni a fare qualche foto dove abito io, perché nessuno mi da una casa?” si chiedeva confuso, rimettendo a me le sue speranze e le sue frustrazioni.

Difficilmente l'ho visto con quella paura e vergogna negli occhi, consapevole di un'anzianità alle porte, costretto ad occupare una casa comunale (che di casa non ha nulla) abusivamente per rivendicare il suo diritto ad un tetto.

Il giudizio sull'uomo è spesso viziato nelle società, nei paesini: è legittimo giudicare, non lo è non salvaguardare i diritti minimi essenziali. Daniele mi da appuntamento per l'indomani. Per le foto alla casa e per mostrarmi i documenti di richiesta di un alloggio popolare.

Mi reco con due amici nella sua abitazione, si vergogna terribilmente, mettendo a nudo tutta la sua verità d'animo, continuando a piangere. “Mi dovete perdonare se non posso offrirvi un caffè”. La casa è un rudere comunale abbandonato a cui è stato rifatto il tetto. Porte e finestre sono inesistenti come ovviamente pavimentazione, bagni, cucine e quant'altro. “Ballerina” vive con lui, è uno dei cani più intelligenti che io abbia mai visto. Daniele mi spiega che nei giorni di pioggia e vento, come quelli di qualche settimana fa, dentro casa, arrivano ad accumularsi anche 20 centimetri d'acqua (il segno sul muro, del lago che si crea, è la conferma). Non ha più lo smalto e la forza di un tempo, non riesce più a non chiedere aiuto, ma rassegnato con mani piene di documenti dagli anni 80, all'ultima datata gennaio 2012, implora una casa normale o almeno, con ancora estrema umiltà, delle porte e delle finestre dove non passi il freddo.

Io non lo so quale sia l'iter da seguire per avere un alloggio popolare, ne conosco di chi sia la colpa dell'abbandono di un uomo che trova solidarietà giusto in qualche amico (che spesso sta peggio di lui) e nel suo mare. Non voglio nemmeno sapere perché è in queste condizioni. Vorrei semplicemente evitare che qualcuno venga da me a chiedermi un piacere del genere, a me che sono un piccolo giornalista. È un problema evidente che deve essere intercettato molto prima NON DAL SOTTOSCRITTO. È un problema di dignità e responsabilità umana che merita ascolto prima dei rifiuti, delle strade, della festa del santo.

“La casa è dove si trova il cuore”.

Aiutatelo. Aiutiamolo.

   

Autore: 
Ruggero Brizzi
Rubrica: