La struttura della ’ndrangheta nell’evoluzione processuale

Dom, 16/08/2015 - 11:49

Da quanto emerso in una serie di sentenze passate in giudicato che hanno riguardato indagini relative al contrasto dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta emerge un’evoluzione che ha portato, negli anni, a individuare l’organismo denominato “Provincia”, che sarebbe la “cupola” dell’associazione calabrese.
Secondo quanto affermato nella sentenza del processo “Primavera” la ‘ndrangheta ha una struttura “orizzontale”, a differenza della mafia siciliana, organizzata invece verticalmente. È costituita da “complesso di locali”, laddove per locale si intende quel territorio dove ci sono circa 50 affiliati. Ogni locale opera in posizione paritaria rispetto a tutti gli altri esistenti sul territorio, ma ciò non esclude che i rappresentanti dei singoli locali possano incontrarsi periodicamente o in occasione di eventi particolarmente rilevanti per pianificare comuni strategie; ciò avviene, ad esempio, in occasione della annuale riunione di Polsi, quando i vari capi-locale si incontrano “per stabilire influenze, ristabilire controlli territoriali, concordare nuove strategie, consolidare vecchie alleanze fra locali o famiglie, ma anche per appianare contrasti. Ogni locale manda a Polsi un proprio rappresentante che normalmente è il capo locale”. Nel processo “Olimpia 1”, a fronte della prospettata ipotesi accusatoria secondo cui la ‘ndrangheta, pur mantenendo la sua conformazione originaria basata sull’autonomia delle strutture territoriali, avrebbe aggiornato il suo modello associativo orientandosi verso una struttura federativa di tipo piramidale al cui vertice si colloca un organo decisionale di vertice (indicato come “Cosa Nuova” - “Cupola Provinciale”- “Provincia”), la Corte riteneva che tale ipotesi non appariva sorretta da una prova sufficiente e ciò in considerazione, oltre che della natura “de relato” delle dichiarazioni dei collaboratori.
Nel processo “Armonia”, infine, mentre in primo grado si era affermato che le conversazioni acquisite consentivano di avallare l’ipotesi accusatoria, quanto all’esistenza di una struttura mafiosa allargata a più locali di ‘ndrangheta tutti sedenti nella zona del versante jonico della provincia reggina, il giudice di Appello, pur riconoscendo che dagli esiti processuali emergeva la prova di un “processo evolutivo di tipo piramidale”, affermava, però, che il quadro probatorio non dimostrava con la necessaria certezza l’esistenza di un organismo stabile sovraordinato alle cosche operanti nella provincia e, per l’effetto, di una “direzione collegiale e stabile del fenomeno mafioso”.
Orbene, appare chiaro che il riferimento alla “Provincia” emergeva già dalle intercettazioni captate nell’ambito del procedimento denominato “Armonia”, ma lì, sulla base del materiale probatorio a disposizione in quel procedimento, non si era potuto affermare “con la necessaria certezza” che un tale ente esistesse né quali fossero, esattamente, i suoi poteri e, comunque, in quel processo si dibatteva in ogni caso di una presunta struttura di vertice operante solo nella fasce jonica della Provincia Reggina.
Gli elementi acquisiti nel corso del procedimento “Crimine” hanno consentito di approfondire in modo proficuo la questione se la ‘ndrangheta sia un’organizzazione unitaria governata da un organismo di vertice e di pervenire alla positiva affermazione che tale organismo di vertice esiste, è denominato “Provincia” e ha compiti, funzioni e cariche proprie, che esplica nei confronti di locali di ‘ndrangheta che operano sia all’interno della provincia di Reggio Calabria che in altre regioni e perfino all’estero.

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