La ZES è la soluzione di tutti i mali o l’ennesima occasione persa?

Dom, 06/05/2018 - 12:20

La possibilità di individuare aree del territorio meridionale (cosiddette ZES - Zone Economiche Speciali) cui riconoscere particolari condizioni di vantaggio economico e procedurale alle aziende già insediate o che si insedieranno è stata prevista dal Decreto Mezzogiorno come possibilità di sviluppo per le regioni economicamente più arretrate e in transizione, tra cui la Calabria. Il decreto attuativo ha stabilito quali sono i i benefici fiscali ed esemplificativi cui hanno diritto le aziende che si insediano o che sono già insediate in aree delimitate dal cosiddetto Piano di Sviluppo (strumento Regionale attuativo delle ZES). In particolare la norma stabilisce che le agevolazioni fiscali cui le imprese potranno beneficiare siano accordate sotto forma di credito d'imposta in compensazione.
A questo punto sorge spontanea la prima domanda: ma il credito di imposta non è già una misura prevista per le imprese che intendono investire nel Mezzogiorno? Risposta affermativa. Non solo: la norma istitutiva delle ZES sotto il profilo della concessione del credito di imposta rimanda alla stessa norma ordinaria (legge finanziaria 2016) che già la prevedeva, salvo allungare di un solo anno il periodo entro cui fare la spesa agevolabile (fine 2020 invece che 2019) e alzando il tetto di spesa.
Ma le sorprese non finiscono qui, perché l’altra beffa si annida nel capitolo dotazione finanziaria, nel quale si può leggere che l’ammontare è pari a 206 milioni di € per tutte le ZES potenzialmente attivabili nelle cinque regioni meridionali. Se si tiene conto che il beneficio del credito di imposta in termini percentuali varia dal 25% per le grandi imprese al 45% per le piccole, la conseguenza di un elementare calcolo matematico porta a desumere che sono attivabili investimenti per un massimo di 600 milioni di € in 5 regioni e non so quante potenziali ZES.
La stessa cifra che probabilmente, ammesso che il beneficio fiscale del solo credito di imposta venga considerato appetibile, sarebbe sufficiente sì e no per Gioia Tauro.
Appare dunque evidente che la istituzione della ZES in Calabria, dal punto di vista dei benefici fiscali, non costituisce alcuna innovazione e, pertanto, non incentiva la nascita di nuove imprese. I benefici fiscali previsti erano e sono applicabili indipendentemente dalla ZES.
Veniamo ora alla vera chicca. Il Decreto Legge istitutivo delle ZES dispone che alla dotazione economica si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione programmazione 2014-2020 (FSC, ex FAS).
Quindi, per l’ennesima volta, vengono utilizzati i fondi del contenitore ex FAS nati per cofinaziare le misure europee per le aree in ritardo di sviluppo piuttosto che fare ricorso a fondi aggiuntivi.
L’ultima nota critica riguarda il modello di Governance demandato a un Comitato di Indirizzo, tra i cui quattro componenti, per espressa previsione del DPCM, compare Il presidente dell'Autorità Portuale (che lo presiede), un rappresentante della Regione (individuato già in sede di presentazione del Piano di Sviluppo), un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed un rappresentante del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Come si può vedere non sono rappresentate le Città Metropolitane, e la cosa è davvero incredibile se si pensa all’enfasi con cui erano state promosse come motore per lo sviluppo dei territori.
Solo incisivi incentivi fiscali per un determinato periodo di tempo potrebbero, infatti, essere in grado di spingere nuove e importanti aziende a insediarsi nel comprensorio retro portuale vincendo la storica ritrosia a sfruttare le enormi potenzialità del transhipment a causa della pessima reputazione ambientale e socio politica che da sempre caratterizza quelle nostre aree, per niente attrattive per i nuovi insediamenti produttivi.
Invece il provvedimento sulla ZES, forse per aggirare l’ostacolo dell’obbligo della notifica alla commissione europea prevista nel caso di aiuti di Stato dal Regolamento UE 651/2014, ha partorito misure incentivanti minime tali da essere ricomprese nelle soglie previste nei regolamenti comunitari, affinché non si possano considerare aiuti di Stato vanificando la misura e rendendola completamente sterile rispetto alle aspettative di rilancio economico attese e annunciate. Con l’aggravante che la dotazione economica, molto bassa, è attinta dal FSC della programmazione 2014-2020.
Probabilmente si confida nelle facilitazioni amministrative previste in termini di snellimento burocratico. Non a caso, nei documenti istitutivi e di presentazione delle ZES, sono individuati prioritariamente la possibilità di “procedure semplificate derogatorie a carattere amministrativo” il “libero accesso alle infrastrutture esistenti” e, solo per ultimo, le agevolazioni fiscali.
Mancando di appeal nel suo principale lato attrattivo, la misura può innescare qualche residuo processo virtuoso solo se la Regione e l’organo di Governance della ZES (Comitato di Indirizzo), in tempi molto rapidi, sapranno giocarsi la partita dal lato della semplificazione procedurale e burocratica.
Certo, le esperienze meridionali e regionali, da questo punto di vista, sono drammatiche se si guarda, anche qui, agli effetti molto sotto le attese di strumenti già operanti quali gli sportelli unici per le attività produttive e le conferenze di servizi.
Con il paradosso che, in definitiva, si introduce un organismo burocratico di nomina politica con il compito di snellire la burocrazia.
Certo non parte con il piede giusto, atteso che chi lo dovrebbe Presiedere (Presidente dell’Autority portuale) è ancora in attesa di nomina.

Autore: 
Andrea Cuzzocrea
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