L'arte della ceramica in Gerace

Sab, 23/03/2013 - 19:54
L'arte della ceramica in Gerace

La presenza dell'attività di “cretari” in Gerace trova una sua prima attestazione già in era angioina (XIV sec.). Ma fu , senz'altro, a partire dal XV sec. e, cioè, in età aragonese, che si può parlare di una vera e propria fioritura di quest'arte favorita dalla presenza in loco di un'attiva e laboriosa colonia ebraica. Operavano, allora, gli “argagnari” all'interno delle mura della città per le cui vie accendevano, sia in estate che in inverno, i loro fuochi per la cottura delle “argagni”. Col tempo, però, questa attività divenne causa di preoccupazione non indifferente presso i Geracesi per via degli incendi che, fatalmente, potevano divampare all'interno dell'abitato. Tale diffuso timore trovò espressione nei 47 capitoli che la cittadinanza presentò al duca Consalvo di Cordova in occasione della sua visita a Gerace. Il 45° capitolo, in particolare, richiedeva espressamente che i maestri vasari tenessero le potiche fuori dalla città e i forni per la cottura nel Piano di Santa Maria. Il duca non esitò a soddisfare tale richiesta anche perché il numero dei figuli era già tale da permettere la nascita di un intero quartiere artigiano fuori dalla città e questo avrebbe aperto, senz'altro, anche ampie prospettive di un ulteriore, vantaggioso sviluppo economico sia a livello tecnologico che produttivo. Correva l'anno 1549 e già operavano in loco figuli di ampia rinomanza quali il maestro Bartolomeo Amellino e il maestro Domenico Cama. Le fornaci di quest'ultimo non producevano più semplici stoviglie bianche bensì vasellame policromo. Risalgono pure alla fine di questo secolo alcune mattonelle della pavimentazione della chiesa di San Francesco, opera, senz'altro, dei maestri locali e le piastrelle della cattedrale di Gerace che rivelano una squisita impronta valenziana. Nel XVII secolo l'arte dei figuli geracesi andò esprimendo nomi di ancora maggiore rilievo come quelli di Iacopo Cefalì e Giuseppe Piraina, maestri nell'arte della maiolica d'impronta veneziana e provenienti, ambedue, da “Nicastro la felice”. Queste maioliche meridionali di raffinata qualità godevano di larga rinomanza in tutta la penisola: notevole era l'ornato a vivaci motivi floreali con medaglioni recanti profili o figure diverse le cui peculiarità cromatiche corredavano, tale produzione, di una decisa nota di originalità. Nel XVIII secolo i ceramisti operanti in Gerace andarono sempre più diminuendo di numero e già nel corso del XIX secolo la grande stagione artistica si avviava ad una decisa decadenza. Alle ceramiche finemente lavorate vennero gradualmente sostituendosi semplici stoviglie di uso pratico o più economiche ceramiche “ingabbiate” (con semplice rivestimento di caolino). Le necessità pratiche e le diverse richieste di mercato avevano avuto la prevalenza offuscando la produzione artistica di uso ornamentale.

Autore: 
di Daniela Ferraro.