Lavoratori L.R. 15/2008: “Il nostro peccato? Essere lavoratori in nero autorizzati dallo Stato"

Gio, 10/05/2018 - 10:40
Di seguito una nota diffusa dai lavoratori della legge regionale 15/2008

“Orribil furon li peccati miei; ma la bontà infinita ha si gran braccia, che prende ciò che si rivolge a lei”. (Dante Alighieri). Tanti sono i peccati dei lavoratori della L.R 15/2008 in uso presso i vari Comuni calabresi senza che questi spendano un centesimo. I peccati commessi? Essere lavoratori in nero autorizzati dallo Stato, timbrare il cartellino senza avere un contratto di lavoro, senza un contributo previdenziale, senza uno stipendio ma con un sussidio di non adeguato corrispettivo all’impegno profuso tutto questo da più di dieci anni. Altro peccato? L’ equiparazione da gennaio 2018 agli Lsu/Lpu, che implica il recupero delle ferie, della malattia e udite udite… il recupero dei lutti familiari e di tutte le festività nazionali tutto questo senza un contratto di lavoro. Appare evidente la totale assenza di interesse nei confronti di questa categoria di lavoratori di fatto ma non di diritto: traggono beneficio soltanto gli enti utilizzatori che godono di risorse utilizzate in vari ambiti e con diverse mansioni anche importanti e rischiose a titolo gratuito in quanto l’ente pagatore è la Regione Calabria. Ma i sindacati dei lavoratori di tutte le sigle esistenti che fine hanno fatto? Come possono accettare che ci siano lavoratori in nero per un Ente Pubblico? Come hanno potuto sottoscrivere un nuovo disciplinare mantenendo degli evidenti soprusi già perpetrati per circa un ventennio ai lavoratori lsu/lpu, includendo anche i lavoratori della legge 15/2008? Ultimo peccato? Rientrare a pieno titolo nella legge 1/2014 a seguito della quale è stato emanato sul portale della Regione Calabria nel 2017 un censimento per poter redigere una graduatoria che comprenda anche quest’ultima categoria utile alla stabilizzazione ma quelle pubblicate ultimamente dalla Regione Calabria risalgono al 2014 e non comprendono i lavoratori della legge 15. “… Ma la bontà infinita ha si gran braccia…” ci rivolgiamo alla bontà infinita degli Uomini che della politica ne hanno fatto una ragion di vita e ci rivolgiamo proprio a chi all’interno della Regione Calabria può far luce su tutto ciò ed è a questi Uomini che tendiamo le braccia affinché si interessino anche a noi in considerazione del fatto che, dietro ogni lavoratore, c’è un diritto al lavoro, al rispetto della dignità lavorativa e personale dato che ciascuno di noi ha un nucleo familiare da tutelare e da far crescere".

 

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