L'avvocato Cosimo Albanese protesta per la condanna a Francesco Muia

Lun, 07/07/2014 - 21:57
Il noto penalista si espone dopo la sentenza del processo "Recupero"
Una soddisfazione avuta solo in parte quest'oggi. Cinque assoluzioni molto importanti per i nostri clienti Figliomeni Antonio, Futia Michele cl.88, Baggetta Cosimo, Tedesco Gennaro e Galea Antonio, relativamente alla contestazione del traffico con la Sicilia. Per Muià Giuseppe vi è stata un sentenza che non possiamo condividere e che comunque impugneremo, in particolare sotto il profilo della contestazione associativa per droga. È stato assolto invece  per l'imputazione di 416 bis, in appello lotteremo per la piena assoluzione. La condanna di Muià Francesco non viene condivisa assolutamente da questo difensore. Abbiamo dimostrato sia in dibattimento sia nella lunga arringa difensiva, durata quasi 5 ore, che il Francesco Muià non ha commesso nessun illecito che non sia quello legato alla coltivazione di una piantagione per circa 3-4 anni. È inspiegabile la pena complessiva inflitta dalla corte. Seppure vi è una contestazione associativa ex art. 416 bis come partecipe, la Corte non ha tenuto conto del fatto che il Muia' dice "di non essere piu' attivo" da sei anni. Il Muià non viene mai visto a cene particolari, non frequenta la lavanderia, non frequenta se non sempre le stesse persone in buona parte incensurate.   La Corte si è in parte creata un pregiudizio legato al fatto che Muia' avesse la microspia in macchiana e quindi ha letto ciò che diceva per circa un anno, ma il dato che la Corte omette di comprendere è che comunque sempre della piantagione parlava.  La difesa intende far capire che il risultato non cambia. È gravissimo che sia stata inflitta una pena così alta ad un incensurato la cui pena effettiva considerato il tutto non doveva certamente superare i canoni legali stabiliti dalle norme penali cogenti. È anche errata la sentanza nella parte in cui viene addirittura considerato capo di una associazione volta traffico di stupefacenti proprio perché ciò che emerge è una condotta illecità volta alla coltivazione della piantagione. Non sono stati individuati canali di smercio, nè è risultata consumata una di quelle condotte tipiche di cui si forma detto reato.La condanna emessa nei confronti di Muià Francesco esula da tutti quei parametri normativi adeguati di cui si compone il nostro ordinamento giuridico sempre tenedo a mente l'apparato di intercettazioni che parlano solo di piantagioni per quanlche anno e di un essere stato "attivi" sino a sei anni prima del 2009 epoca di cui alla intercettazione. Comunque le sentenze si devono rispettare e la difesa sin da adesso anticipa una durissima critica in sede di giudizio di Appello.
Autore: 
Cosimo Albanese
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