Le alluvioni: alla riscoperta di Africo

Dom, 28/06/2020 - 17:30

Per la salvaguardia del territorio, la Jonica calabra non deve dimenticare le sue alluvioni che, poco o tanto, ogni anno, colpiscono gli abitati, fanno crollare i ponti, spaccano le montagne, fanno allagare le fiumare e annegano i raccolti. È una specie di catastrofe ecologica che sta passando in sordina, alla cui minaccia si deve porre riparo senza indugio se non si vuole che il nostro territorio rimanga alla mercé di frane e piogge depauperando un bene culturale e naturale, oltre che il tessuto storico e sociale di una comunità di cui andiamo orgogliosi.
Occorre avere consapevolezza che qualsiasi evento storico, per quanto nefasto possa essere, è sempre posto su una via che porta al positivo e può sempre avere un risvolto costruttivo.
L’associazione “Benessere per la Jonica” desidera riproporre, tra i tanti meravigliosi posti del litorale locrideo colpiti negli anni da eventi naturali (principalmente nell’alluvione del 1951), Il borgo di Africo, ricco di storia e di mistero, da rilanciare turisticamente, meta per coloro che non conoscono i gioielli della nostra terra.
La storia di Africo è simile a quella di tanti altri piccoli centri dell’entroterra Calabrese, di origine grecanica, che sono stati spazzati via da eventi naturali. Infatti Africo fu devastato in maniera molto pesante da un’alluvione nel 1951, assieme a Casalinuovo, avviando un’emigrazione verso il mare del quale molti abitanti non conoscevano nemmeno l’esistenza, nei pressi del quale sarebbe sorto il nuovo abitato. Secondo un'antica leggenda Africo deriva dal nome greco ‘Aprìcus’ che significa arioso e soleggiato, proprio per la sua incantevole posizione. La collocazione dei luoghi in cui ebbero origine i primi centri come Africo si deve alla necessità di proteggersi dagli attacchi dei nemici; purtroppo però gli eventi non sono stati favorevoli. Proprio per essere difficilmente espugnabile Africo fu fondata a ben 700 m di altitudine sui monti dell'Aspromonte; la zona però è stata frequentemente vittima di grande siccità e le carestie hanno spesso messo a dura prova gli abitanti. La nuova Africo fu costruita sulla costa, sul litorale Jonico, in un’area che apparteneva al comune di Bianco, tra capo Bruzzano e la fiumara La Verde. Le notizie su questo antico borgo sono davvero poche: le prime risalgono attorno all’anno 1000 derivanti dalla storia del Patrono San Leo, anche se alcuni scritti parlano dell'esistenza antecedente del borgo, in un luogo non lontano, e sarebbe da immaginare un’antica delocalizzazione dovuta a chissà quali altri nefasti eventi naturali. Tuttavia la prima menzione ufficiale di Africo risale al 1172, ovvero attraverso una citazione della stessa festa di San Leo, il 5 Maggio. Ancora notizie si hanno della donazione della stessa Africo da parte dell’imperatore Arrigo IV all’arcivescovo di Reggio Calabria assieme a Bova e Castellace. Grazie a un ordinamento Francese, il centro mantenne la sua autonomia incluso nel Cantone di Bova sino al 1816. Il centro conobbe poi le difficoltà che quel territorio sa dare e quindi fu danneggiato dal terremoto nel 1905 e ancora nel 1908. Il centro fu ristrutturato e completato nel 1930 ma le alluvioni, prima del 1951 e poi del 1953, ne decretarono la morte. Africo oggi è un insieme di ruderi attorno al bellissimo monastero di San Leo. Paradossalmente il centro attuale, che si trova sulla costa, ha la quasi totalità del territorio comunale alle falde dell’Aspromonte, tra antichissime foreste, monti e torrenti; insomma, un paesaggio naturale di grandissima suggestione. Africo non è turistica, non lo è il centro antico, non lo sono i percorsi naturalistici e nemmeno le sue spiagge ancora intatte.
Insomma, è un mondo ancora da scoprire, esattamente come lo è il villaggio di Casalinuovo, frazione di Africo, abbandonato a causa della stessa alluvione del 51. I borghi di Africo e Casalinuovo, abbandonati, erano adagiati su due costoni della montagna, dirimpettai, divisi da una fiumara affluente del La Verde. Poche centinaia di metri li separavano. Non vi era collegamento stradale, nel senso comune del termine, ma una mulattiera che, con ghirigori, era lunga più di tre chilometri. Vale la pena di intraprendere verso questi luoghi un piacevole viaggio che sicuramente diventerà una porta attraverso la quale si esce dalla realtà giornaliera per penetrare in una realtà inesplorata che sembrerà un sogno.

Autore: 
Franco Napoli
Rubrica: 

Notizie correlate