Le melodie di Cavallaro travolgono l’Argentina

Dom, 06/05/2018 - 12:40

Suoni, melodie e danze. La Calabria d’oltreoceano è uno scrigno sepolto sotto generazioni di emigrati che ha bisogno delle tradizioni per essere aperto. Che sia Canada o Australia, USA o Argentina, il discorso non cambia, i nostri emigrati, quando lasciano la propria terra, portano un fagotto traboccante di usanze e costumi nella speranza di tramandarli alle nuove generazioni e farle apprezzare agli autoctoni di questi luoghi. Il risultato? Una perfetta integrazione dei due stili e una scoperta delle nostre radici, talvolta apprezzate al punto da farle proprie.
La comunità calabrese in Argentina è una “istituzione” guidata da un Presidente reggino e composta non da persone ma da usanze, e una di queste è la “Giornata dell’Emigrante Calabrese”. In questa circostanza si festeggiano non solo i ricordi dei nostri avi e coloro che, per varie ragioni, hanno lasciato la nostra terra, ma la Calabria in tutte le sue sfaccettature. Divenuta un appuntamento annuale, all’ultima Giornata dell’Emigrante ha partecipato sia la politica calabrese, rappresentata dal Governatore Mario Oliverio, sia le tradizioni, con le musiche del maestro Mimmo Cavallaro, che abbiamo voluto intervistare in merito a questa esperienza unica.
Vuole parlarci della sua trasferta argentina?
È stato straordinario. Abbiamo avuto la possibilità di constatare che c’è un’altra Calabria che vive a Buenos Aires e nei dintorni. Una comunità calabrese ancorata alle radici della nostra cultura, che ha voglia di rafforzare questo legame con la propria terra d’origine. I ritmi e le musiche che abbiamo portato hanno fatto centro nell’animo della gente, suscitando emozioni e commovendo i nostri paesani. È stata inoltre, un’esperienza condivisa sia con il mio gruppo, composto da Andrea Simonetta, Gabriele Albanese, Michele Franzè, Valentina Donato e Francesco Leone, sia con la delegazione della Regione Calabria, che voglio ringraziare assieme alle agenzie di Massimo Bonelli e Mimmo Marino.
Gli emigranti tendono a conservare le tradizioni e le usanze con più gelosia rispetto a coloro che rimangono nella propria terra. Lei ha notato questa tendenza anche nella comunità calabrese emigrata in Argentina?
Assolutamente. C’è gente che, nata e cresciuta lì, non ha mai avuto la possibilità di venire in Calabria a causa delle proprie condizioni economiche e, nonostante questo impedimento, ha comunque coltivato il desiderio d’amore e il senso d’appartenenza nei confronti della nostra Regione. I nostri migranti hanno portato un bagaglio culturale e di esperienze vissute nei paesi di appartenenza con le proprie famiglie che ancora oggi custodiscono gelosamente, rinnovando quotidianamente il sentimento d’amore per la Calabria.
Grazie ai suoi ritmi e musiche è riuscito a travalicare i confini europei. L’Europa che danza è diventata il Mondo che danza?
Il messaggio è proprio questo. Che i ritmi ancestrali della musica popolare partano dall’Europa per poi diffondersi in tutto il mondo, e lo si è potuto notare durante il mio concerto: le persone erano totalmente immerse nei suoni e nelle danze.
Lei ha dichiarato che la musica calabrese merita di essere riconosciuta nel resto del mondo come un patrimonio di grande valore. Come si può accelerare questo processo?
Dando la possibilità a questa musica di essere conosciuta nel mondo. Un ruolo decisivo può essere svolto dai mass media come Facebook e i programmi televisivi, che promuovono le musiche locali come la tarantella, la pizzica o la tamurriata. Altri veicoli di diffusione siamo ovviamente noi artisti, a cui spetta il compito di far apprezzare questo genere di musica. Ritengo, inoltre, che per agire efficacemente sul settore sarebbe utile realizzare dei laboratori di ricerca che coinvolgano il nostro territorio e le comunità calabresi sparse per il mondo, creando una rete che ci permetta di restare in contatto e di far capire ai nostri politici che devono avere il coraggio di investire in questo ambito.
A tal proposito ci sembra che, con la sua presenza in Argentina, il governatore Oliverio abbia dimostrato l’attenzione che le istituzioni calabresi riservano alla nostra musica popolare.
Verissimo. La presenza del Governatore in quell’occasione non solo ha rafforzato la rappresentatività della Regione Calabria, ma ha fatto sì che il messaggio arrivasse con più intensità a tutti noi.
L’aiuto che le istituzioni possono dare alla promozione della musica popolare, però, non può limitarsi a questo e lo hanno capito molto bene in Sicilia o, meglio ancora, in Puglia. Quanto è indietro la Calabria, rispetto alle altre regioni del meridione, in questo ambito?
Tantissimo. In Puglia hanno capito che la cultura popolare può essere un punto importante per lo sviluppo dei territori. Si prendano a esempio i comuni dell’area salentina-grecanica: in quelle zone gli investimenti regionali, nazionali ed europei non solo hanno accelerato il processo di sviluppo economico del territorio, ma hanno anche contribuito ad alimentare il settore turistico. In Calabria siamo invece parecchio indietro. I finanziamenti della Regione e delle Province a sostegno di eventi come il Kaulonia Tarantella Festival sono ancora esigui, e non danno agli organizzatori la possibilità di allargare le manifestazioni a tutti i comuni del comprensorio durante un periodo veramente esteso di tempo come accade invece in Salento.

Autore: 
Gaetano Marando
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