Le novità del processo “Crimine”

Dom, 03/12/2017 - 12:40
Giudiziaria

Il salto di qualità investigativo che ha portato all’indagine “Crimine” è meglio definito dalle “novità” emerse all’esito del maxi processo di quell’operazione coordinata dalla Procura distrettuale antimafia reggina.
In data 08.03.2012, all’esito del giudizio abbreviato, Il G.u.p. del Tribunale di Reggio Calabria emetteva sentenza di primo grado per il reato di cui all’art. 416 bis c.p. che riconosceva e cristallizzava le circostanze sopra riferite. In particolare, si riporta il passaggio della motivazione della predetta sentenza d’interesse:
In primo luogo : “l’organizzazione criminale di stampo mafioso denominata Ndrangheta, storicamente nata e sviluppatasi in varie parti della provincia di Reggio Calabria (e principalmente nella fascia jonica e tirrenica, oltreché nella zona urbana del capoluogo) ha assunto via via nel tempo ed in un contesto di trasformazione ancora non concluso, una strutturazione unitaria, tendente a superare il tradizionale frazionamento ed isolamento tra le varie ndrine: sicché, come significativamente emerso anche nella parallela indagine milanese c.d. Infinito, la Ndrangheta non può più essere vista in maniera parcellizzata come un insieme di cosche locali, di fatto scoordinate, i cui vertici si riuniscono saltuariamente (pur se a volte periodicamente), ma come un “arcipelago” che ha una sua organizzazione coordinata ed organi di vertice dotati di una certa stabilità e di specifiche regole”.
Tuttavia, ed è questa la novità del presente processo: “l’ azione dell’ organismo di vertice denominato Crimine o Provincia – la cui esistenza è stata inoppugnabilmente accertata -, seppur non sembra intervenire direttamente nella concreta attività criminale gestita in autonomia dai singoli locali di ’ndrangheta, svolge indiscutibilmente un ruolo incisivo sul piano organizzativo, innanzitutto attraverso la tutela delle regole basilari dell’ organizzazione (una sorta di “Costituzione” criminale), quelle, in definitiva, che caratterizzano la ‘Ndrangheta in quanto tale e ne garantiscono la riconoscibilità nel tempo e nello spazio, anche lontano dalla madrepatria Calabria; quindi garantendo il mantenimento degli equilibri generali, il controllo delle nomine dei capi-locali e delle aperture di altri locali, il nulla osta per il conferimento di cariche, la risoluzione di eventuali controversie, la sottoposizione a giudizio di eventuali comportamenti scorretti posti in essere da soggetti intranei alla ‘ndrangheta (non a caso il Pubblico Ministero nella sua requisitoria ha paragonato il Crimine alla Presidenza della Repubblica e non al Consiglio dei Ministri)”.
Quella unitarietà si manifesta anche sotto il profilo psicologico “nella adesione da parte di ogni singolo accolito ad un progetto criminale collettivo proprio della associazione nel suo complesso, accomunato da identità di rituali di affiliazione (e dalla comunanza della c.d. copiata, cioè della terna di soggetti abilitati a conferire determinate cariche, come la santa), dal rispetto di regole condivise, dal comune sentire di appartenere ad un corpus più ampio, che coinvolge non solo le cosche tradizionalmente operanti nel territorio di origine (provincia di Reggio Calabria), ma anche le cosche che, pur se più o meno distanti (Serre vibonesi, Lombardia, Piemonte, Liguria, Germania, Canada, Australia) si riconoscono nel c.d. Crimine di Polsi (i locali c.d. allineati); su tale aspetto, si rinvia anche a quanto si dirà infra sul contributo delle varie articolazioni territoriali alla “Mamma di San Luca”.
L’esistenza di quell’ organismo verticistico – i cui poteri, allo stato delle prove acquisite, sono definibili solo nei termini suddetti, non essendo ancora chiarito definitivamente quali poteri sanzionatori esso abbia - non esclude la possibilità dell’ insorgere di conflitti e di faide tra gruppi contrapposti (come è avvenuto storicamente ed anche nel recente passato).

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