Lettera ai lavoratori milanesi del call center: In Calabria tra dieci giorni

Sab, 14/10/2017 - 12:43

La Calabria? La nuova terra promessa.

Dieci giorni per fare le valigie, chiudere casa e salutare amici e parenti. Questo è lo scenario che stanno attraversando 64 dipendenti del call center del capoluogo lombardo pur di salvare lo stipendio.

La lettera di Almaviva, datata 11 ottobre, è stata recapitata (finora) a 64 dipendeti dei 500 occupati nei call center di Milano, come risposta alla bocciatura dell'accordo che avrebbe "peggiorato", secondo i sindacati, le condizioni lavorative dei dipendenti.   

Dopo la conclusione di una commessa importante come la gestione del call center di Eni, che occupava 110 dipendenti, Almaviva ha proposto un accordo che prevedeva cassa integrazione a zero ore, straordinari non pagati, controllo a distanza individuale e più rigidità nella gestione dei turni. Un sindacato, la Fistel-Cisl, lo ha sottoscritto, gli altri due (Slc Cgil e Uilcom) lo hanno respinto insieme al 75 per cento dei lavoratori. «Ed ecco la risposta dell’azienda», dicono oggi mentre scioperano e presidiano rumorosamente la sede di via dei Missaglia, quartieri di uffici.

Simona Quartaro, dipendente e madre di due figli spiega: «Qui ci sono tante madri, alcune in allattamento, coppie formate da colleghi che dovrebbero separarsi, persone con familiari a carico. Come si può pensare che in dieci giorni lascino tutto? Siamo quasi tutti part-time e lo stipendio netto è di 700-750 euro che con gli straordinari possono diventare mille. Ma con gli straordinari gestiti come fossero premi, basta dire un no per vederseli negati per un mese intero».

Per tutta risposta il presidente di Almaviva, Andrea Antonelli replica scettico: sono «stupito» e giudico «inaccettabile» la richiesta di incontro dei sindacati, «che per anni hanno semplicemente assistito a una completa destrutturazione del mercato».

Fonte: Corriere della Sera

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