Lettera a Giovanni Tizian

Sab, 19/05/2012 - 11:45
Lettera a Giovanni Tizian

Caro Giovanni Tizian, "...quello che non ho è la leggerezza dell'aurora attesa sulla spiaggia di Bovalino...il mio paese" è una frase bellissima e terribile allo stesso tempo.
La conclusione del tuo intervento dal buonale (mix tra buonista e banale) Fazio e dall'intoccabile Saviano è degna d'attenzione. Anche io come te, sono di Bovalino. La conosco la leggerezza di cui parli.
Ha il colore dell'amicizia. É trasparente e senza filtri, sta tra le capanne e le spiagge, i sorrisi e le passeggiate, il non prendersi troppo sul serio e il lavorare il giusto.
Qui è celestiale, fuori dal mondo e dai tempi moderni, da fotografare e spedire ai palazzi della finanza. Senza vergognarsi di vivere a stento, vantandosi dei propri sorrisi.
Sono certo, caro Giovanni, che tu in quella frase, intrisa di nostalgia e rassegnazione, ci hai messo il cuore. Però Gio, voglio pregarti di tornare qui, a farti raccontare questo paese da chi lo vive ogni giorno e quell'aurora ha la fortuna di non perdersela mai.
Se tornassi, sono certo, nessuno te la negherebbe.  Bovalino è un bel paese, e tu qui ci staresti benissimo, te lo prometto. Ci starebbero benissimo i tantissimi fratelli, amici e parenti che sono lontani da qui, per scelte, troppo spesso, non loro.
Ci sarebbe ancora più leggerezza con te qui e con tutti gli emigrati, per tutti noi: residenti, stanziali, quotidiani. E tutti insieme potremmo continuare ad aiutarlo questo posto, come fanno tantissimi, nonostante le criminalizzazioni che talvolta, nella tv dell'afflizione, supera la criminalità.
I più grandi poeti hanno usato l'alba, l'aurora come metafora per un nuovo avvenire.
La leggerezza, in questo momento, potrebbe davvero essere la nuova luce, però bisogna venire a vederla da vicino, sperimentarla, diffonderla. Smettendo di immaginarla e accogliendola completamente, nonostante le nuvole, che si sa, “vanno, vengono, ogni tanto si fermano e quando si fermano, sono nere come il corvo, sembra che ti guardano con malocchio ma certe volte sono bianche e corrono e prendono la forma dell'airone o della pecora o di qualche altra bestia... ma questo lo vedono meglio i bambini, che giocano a corrergli dietro per tanti metri.”
Ti aspetto.

Autore: 
Ruggero Brizzi
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