Lo sfascio (irreversibile?) della sanità calabrese

Dom, 19/07/2020 - 12:00

La Calabria si colloca, da tempo, all’ultimo posto tra le regioni italiane per quanto concerne l’assistenza sanitaria; i Livelli Essenziali di Assistenza non sono garantiti da anni, ma per quanto riguarda il pagamento dell’IRAP e dell’IRPEF la Regione è al primo posto. Recentemente è anzi scattato un ulteriore aumento: una vera stangata su una popolazione povera e avvilita. Come si spiega? Abbiamo cercato di capire a quanto ammonta il debito sanitario della Regione, ma siamo rimasti delusi. Non si conosce, con precisione, l’ammontare di questa somma. Come mai? Molte Aziende Sanitarie, anche di città capoluogo, vengono ormai amministrate senza bilanci, eppure molte di esse sono state commissariate per infiltrazioni mafiose. Anzi, la sanità calabrese tutta è commissariata da un decennio, eppure non migliora né il livello di assistenza né quello del debito. Non riusciamo a dare una spiegazione valida a questa situazione assurda. Non riusciamo a immaginare che Amministratori e Dirigenti regionali, a diversi livelli, non si siano resi conto di nulla e ci domandiamo, se l’hanno fatto, come mai non siano intervenuti per sanare il settore. E i Commissari scelti dallo Stato come hanno fatto a far aumentare il debito rendendosi responsabili dell’ulteriore stangata fiscale? Come mai i responsabili del dissesto dormono sonni tranquilli mentre il popolo è chiamato a pagare la cattiva amministrazione? Si dice che la colpa sia del popolo che elegge una classe politica incapace di risolvere i problemi, ed è vero! Ma i Calabresi, negli ultimi quindici anni, hanno cambiato tre volte schieramento politico senza riuscire a far cambiare musica. Sarebbe opportuno pensare allora a un provvedimento che non scarichi più sul popolo i danni prodotti dagli amministratori, ma chi lo vara, se ormai il Parlamento è da tempo lontano dai problemi della gente? Mi viene a mente quando, d’estate, i campi venivano irrigati attraverso lunghi canaloni in terra battuta e, a volte, l’acqua non scorreva più rendendo impossibile innaffiare; allora bastava segnalare il fatto all’operaio addetto alla condotta e la causa del problema veniva prontamente individuata. Spesso la causa del disservizio era determinata da talpe che, scavando le proprie gallerie facevano disperdere l’acqua nel sottosuolo. Era sufficiente chiudere il buco per non far subire grossi danni ai giardini. Ci sembra lecito sospettare che il percorso utile a far giungere il denaro alla sanità calabrese subisca la stessa sorte e venga deviato da decenni da talpe che deviano le risorse in buche oscure. Ma cosa fanno coloro che dovrebbero supervisionare il percorso del denaro? La Presidente della Regione, finora in alcun modo responsabile del disastro sanitario, può fare ciò che tutti gli altri, commissari compresi, non sono riusciti a fare? Si tratta di  un lavoro certosino, per svolgere il quale occorre molto coraggio; in ogni azienda o struttura ospedaliera va infatti realizzata un’accurata ricognizione delle risorse tecnologiche e umane, va verificato che non ci siano dipendenti imboscati e macchinari ancora imballati, stilato un inventario dei beni e una pianta organica del personale, redatto un bilancio… Un lavoro ciclopico per realizzare il quale sospettiamo si debba provare a superare resistenze fino ad oggi insormontabili. La Presidente, che certo ama la Calabria quanto noi, dovrebbe certo rivolgersi al Dirigente Generale del dipartimento sanità recentemente nominato e indubbiamente competente e probo; ma dovrebbe al contempo pretendere pieni poteri per poter raddrizzare la situazione. Non c’è tempo da perdere: la situazione è così critica che già domani potrebbe essere tardi.

Autore: 
Bruno Chinè
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