Lo spettro del male si riaffaccia su Siderno

Dom, 21/01/2018 - 11:00

La spesa sparpagliata sull'asfalto. Un uomo immobile steso a terra. Accanto la sua bicicletta. Si riaffaccia l'incubo. Ma siamo impreparati. Atterriti. Increduli. L'incredulità a volte è peggio del terrore. Il terrore piano piano lo metabolizzi, l'incredulità non ti fa trovare le risposte. E se per questo neppure le domande. A Siderno non si sparava dal 6 aprile del 2007, dal giorno in cui morì Rocco Alì, assassinato a colpi di fucile. Nessuno avrebbe potuto immaginare che sarebbe accaduto ancora. Proprio lo scorso aprile, noi di Riviera avevamo "cantato vittoria". Festeggiavamo l'assenza del male, delle pozze di sangue, festeggiavamo la quiete. Respiravamo a pieni polmoni la possibilità di riscatto.
Perché - ci eravamo chiesti - finalmente non si sparà più? Si tratta: di un caso? di una scelta precisa della criminalità? di una vittoria delle Forze dell’Ordine? A tutti e tre gli interrogativi avevamo dato la stessa risposta: si!
Seguendo l’evoluzione della criminalità nel tempo, specialmente nella Locride, sono esistiti spesso lunghi periodi senza clamori criminali, probabilmente dettati dalla riorganizzazione dei ranghi interni alle cosche dovuta alla decisa risposta dello Stato. Ma mai periodi così lunghi. E su questo punto, pochi giri di parole e pochi fronzoli: un plauso va a Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza che hanno supportato la magistratura nell’azione di contrasto ai clan, azione che dall’ottobre del 2005, data dell’omicidio di Franco Fortugno, è stata dura, costante e violenta. Un'azione che ha consegnato alla giustizia tutti i reati accaduti nella Locride.
Ci eravamo convinti che il delitto Fortugno avesse segnato un cambio di passo e di rotta nella presenza e nell’atteggiamento delle Forze dell’Ordine nella Locride. Ci crediamo ancora, certo, anche se lo shock è troppo forte. Ci appelliamo, perciò, alla speranza: la speranza che un successo investigativo indebolirà e assesterà un ulteriore duro colpo ai “cumpari” di Siderno. La speranza che lo Stato sarà tra noi, non sugli scranni a propinarci noiose interminabili omelie usa e getta che ci consegnerebbero allo sconforto, tra suoni di lontananze e di vuoti.

Autore: 
La redazione
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