Lo spirito delle leggi e il dilagare delle “mafie”

Dom, 26/04/2020 - 13:00

“Proviamo a immaginare che il controllo delle imprese concorrenti, anziché essere del tutto e ossessivamente affidato alle leggi, venga affidato soprattutto alle persone”.
Leggendo le parole sopra riportate il pensiero corre subito ad appartenenti a una organizzazione  criminale che considerano le leggi come un impaccio. Invece si possono leggere sul quotidiano più “legalitario” d’Italia, “Il Fatto quotidiano”, in un articolo di Nando della Chiesa del 18 Aprile scorso, che parla diffusamente di come dovrebbero essere gestiti gli appalti pubblici nel dopo epidemia.
L’autore dell’articolo continua: “… ma ci sono queste persone?”
“Certo - risponde Nando Dalla Chiesa - e sono più numerose di quanto possa apparire. Il fatto è che vanno scelti per meriti sul campo contro la mafia”.
Lui non fa nomi “per scaramanzia”, ma si limita a dire “ho in mente nomi di uomini e donne che a Cosa Nostra e alla ‘ndrangheta hanno fatto letteralmente vedere i sorci verdi”.
Ditemi se sbaglio: De Matteo per le isole; Gratteri per il Sud, Davigo per il Nord.
Come si dovranno comportare i prescelti? “… una volta scelte, le persone non dovrebbero applicare la legge, bensì lo spirito delle leggi”.
Per mancanza di spazio, Dalla Chiesa non chiarisce se dello “spirito delle leggi” si parlerà in una seduta spiritica con i grandi legislatori del passato oppure evocando singolarmente gli “Spiriti Magni” della “Legge”, iniziando da Mosè.
Una volta insediati “… si diano loro poteri di interventi come sono stati dati (e con ottimi risultati) i poteri di interdittiva ai prefetti”.
Non uno di meno!
E infine il Professore detta alcune regole, tra cui ovviamente “niente appalti pubblici a chi ha amministratori imparentanti con pregiudicati per specifici reati spia”. Per meglio interpretare lo “spirito delle leggi” si potrebbe pensare di non limitare ai soli parenti e affini il divieto di partecipare agli appalti pubblici, ma anche ai “compaesani” e, ove occorresse, anche ai “corregionali” e, per non essere tirchi, mettiamoci dentro anche i conoscenti e i vicini di casa.
Quanto scrive Dalla Chiesa non è vaneggiamento, ma ha già trovato applicazione pratica.
Per esempio, a Pizzo Calabro, s’è insediata la Commissione Antimafia con una procedura del tutto particolare e che farà scuola: la Prefettura ha nominato i Commissari Antimafia senza alcun bisogno di insediare la Commissione di Accesso. Si legge, nelle motivazioni dello scioglimento, che il Prefetto di Vibo ha acquisito in una riunione “il parere del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza integrato con la partecipazione del procuratore antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri”, e quindi “non ha ritenuto necessario alcun accesso ispettivo al Comune di Pizzo […] in quanto la valenza dei riscontri in possesso delle forze dell’ordine, all’indomani dell’operazione ‘Rinascita-Scott’, sono stati ritenuti così evidenti da non rendere necessario un accesso ispettivo”. Processo abolito, anzi inutile, dal momento che la convinzione di colpevolezza che scaturisce dall’indagine di Gratteri viene considerata di per sé una prova. Secondario il fatto che, sino a questo momento, gli indiziati non siano neanche stati rinviati a giudizio.
E in questo clima viene sommessamente introdotto il reato di opinione. Si legge nel mandato di cattura contro il consigliere regionale calabrese Creazzo: “è assai inquietante il dialogo del 4 luglio 2019 intercorso tra Creazzo Antonino, Laurendi e Lupoi Natale, nel corso del quale il primo sposava interamente la loro mentalità mafiosa, definendo piuttosto mafioso il metodo degli inquirenti e stigmatizzando le interdittive”.
Siate avvisati: è severamente vietato stigmatizzare le interdittive! Se lo farete, il “Grande Fratello” sarà in ascolto, e ciò sarà considerato una sicura prova della vostra appartenenza al mafia.
Un tempo, dinanzi a molto di meno, la “Sinistra”, i “liberali”, gli “intellettuali” a ogni livello, avrebbero gridato solo al pericolo di eversione. Oggi tacciono anche se la storia - dal Ministro don Liborio Romano ai giorni nostri - ci dimostra che quanto più ci siamo allontanati dallo Stato di diritto tanto più le mafie hanno prosperato.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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