Locri è Siderno: questa settimana la sconvolgente scoperta archeologica

Dom, 16/08/2020 - 09:00
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale. Ci anticipatamente qualora non risultasse gradita la satira, che per noi rimane colonna portante della scrittura.

Siamo venuti a conoscenza - ma col vincolo di segretezza della fonte - di una sconvolgente scoperta archeologica sull’antica Locri Epizephiri. Più precisamente la scoperta riguarda la fine di Locri antica. L’archeologo, che è in procinto di pubblicare il suo studio sulla prestigiosissima rivista “Die griechische küste”, è il Paul Bären, già noto internazionalmente per le sue originali scoperte, che hanno messo ordine storico tra Goti, Visigoti e Ostrogoti.
La scoperta sembra nascere da un reperto trovato a Siracusa, pare lì portato in dote da Doride, la bellissima locrese presa in sposa dal tiranno Dionisio il Vecchio.
Si tratta di un messaggio, una predizione forse, destinata alla sua patria lontana: ακολουθήστε το γεράκι σπουργίτι (akolouthíste to geráki spourgíti), “seguite lo sparviero”, questa la traduzione classica del frammento e la sua attribuzione alla fondazione di Gerace, dopo l’abbandono della vecchia Locri.
Il professor Bären ha dubitato di questa traduzione ed è giunto alla conclusione - di cui darà certo conto nel suo studio - che la predizione vada invece tradotta in: “seguitelo, par vero”.
Da qui, procedendo a un riordino delle tavolette votive (le famose pìnakes) secondo il criterio matematico della sequenza di Fibonacci - ciò che nessuno aveva mai neppure ipotizzato - ha potuto scoprire una differente verità.
Al momento dell’abbandono di Locri antica vi fu in effetti un’assemblea per decidere  secondo le regole democratiche dove fondare la nuova città. La popolazione si divise in due partiti. La scoperta di Paul Bären consiste nell’avere stabilito l’esito popolare, favorevole alla tesi di Pente Asterôn Krikous, detto “Faínetai Alithinó”, che in greco significa, per l’appunto, “sembra vero”.
La maggioranza dei locresi, quindi, decise democraticamente, e i locresi seguirono Pente Asterôn Krikous, che li guidò dritto dritto fino a una altura più a est, esattamente dove oggi c’è l’abitato di Siderno Superiore, fondando il primo nucleo della nuova meravigliosa Locri: che, per quelle distorsioni della storia, prese nome Siderno, volendo evocare, quel riferimento “siderale”, gli astri, contenuto nel nome Asterôn di chi guidò la popolazione.
Siderno crebbe operosa, aperta ai commerci e alla manifattura.
Una minoranza di locresi, paradossalmente quelli che si ritenevano (certo a torto) élite della città magnogreca, invece, equivocando completamente sulla predizione di Doride - come ha dimostrato senza ombra di dubbio il professor Bären - non si adeguarono al risultato della consultazione popolare e seguirono invece un rapace: che li guidò nella rocca più vicina, che dallo sparviero, “γεράκι”, prese nome.
Da qui la nascita, col trasferimento alla marina, seguendo la moderna ferrovia, della città attualmente detta (erroneamente) Locri, meno operosa di Siderno e più dedita alla speculazione filosofica che al lavoro.
Il resto della storia è nota, ma va però riscritta con la corretta toponimia.
Quando, infatti, grazie soprattutto agli scavi di Paolo Orsi, l’antica Locri Epizephiri riemerse in tutta la sua magnificenza, tanto da indurre le autorità a dare il nome alla città che si credeva sua discendente, fu designata come questa la frazione di Gerace Marina. Ma il risultato del referendum popolare a favore di Pente Asterôn Krikous doveva invece condurre alla soluzione, giuridicamente più corretta, di dare il nome di Locri alla frazione di Siderno Marina, che era la legittima discendente di Locri Epizephiri.
Divenuta col tempo, nel corso della prima metà del XX Secolo, la frazione ex Siderno Marina, rinominata “Locri”, il nucleo abitato principale, ecco che anche per estensione il nome di Locri comprenderà anche Siderno Superiore. Avremo, quindi Locri Marina in luogo di Siderno Marina e Locri Superiore in luogo di Sidernu u supra.
Il nome di Siderno, però - e lo dico, ahimè, da ex locrese -, non può scomparire.
Ecco che esso verrà attribuito alla falsa Locri, che dal momento della pubblicazione degli studi del professor Bären, rimasta senza nome, si chiamerà Siderno.
La transizione non sarà certo indolore e determinerà sconvolgimenti psicologici gravissimi. Alla sola idea di essere chiamate “locrisi” (magari “cu i corna tisi”) intere famiglie della ex Siderno, ora Locri, rabbrividiscono e progettano di emigrare nella neo Siderno, ex Locri: anche se poi il pensiero che la Festa di Portosalvo, con relativa “reschia”, si tenga a Locri (ex Siderno) li fa letteralmente uscire pazzi.
Dal canto mio, di ex locrese che andava a giocare all’YMCA della ex Siderno, suona insopportabile che da ora, essendosi trasformata Locri in Siderno, potrei essere chiamato “escargot”, pretendendo noi ex locresi, ora neo sidernesi, sempre per quella errata prosopopea di un primato culturale, almeno la nobilitazione del riferimento al babalace.
L’unica consolazione è che, forse, questa confusione di nomi e di toponomastica, e di interpretazioni storiche può favorire una conurbazione: che vista da Roma, dove vivo, a me pare ineluttabile e che mi fa rivolgere un pensiero finale a Salvatore Gemelli, che seguivo pieno di voglia di fare, affascinato dalla sua intelligenza, cultura e visione moderna: di una unica grande Città della Locride.
Fanno proprio cinquant’anni questa estate. Era l’agosto 1970 e avrei affrontato dall’ottobre successivo il mio ultimo anno di liceo, orgogliosamente “Ivo Oliveti” di Locri, anzi di Siderno.
Così come in questo Ferragosto non so se è meglio andare in spiaggia alla Plaja di Siderno (ex Locri) o all’YMCA di Locri (ex Siderno).
Che confusione! Conurbazione a parte era meglio se Paul Bären si faceva i fatti suoi.

Tommaso Marvasi
Avvocato di Siderno (ex Locri)

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