Locri, Mons. Morosini contro la violenza sulle donne

Ven, 21/06/2013 - 17:51

Carissimi fratelli,

In questi ultimi tempi, come in un bollettino di guerra, veniamo informati di ripetuti casi di violenza sulle donne: alcuni episodi sono stati crudeli e raccapriccianti. Sono notizie che ci fanno costatare quanto la nostra società si vada sempre più allontanando dai valori cristiani.

Purtroppo questa violenza è il frutto della concezione della donna-oggetto, tipica di una cultura troppo eroticizzata, e anche di una mentalità arcaica, presente anche sul nostro territorio. E’ a tutti noto che sul nostro territorio, all’interno delle nostre famiglie e delle mura domestiche, esiste la violenza sulle donne, alcune volte da loro sopportata eroicamente, ma il più delle volte subita tragicamente, perché manca il coraggio della denuncia: donne picchiate, segregate in casa per gelosia, impedite nello studio e nel lavoro, rese schiave solo per i lavori domestici.

Diversi matrimoni falliscono per la violenza perpetrata sulla propria moglie.

E allora vi propongo alcune considerazioni, che vanno contro una certa cultura ormai radicata in mezzo a noi, nei confronti della quale bisogna reagire con tutte le forze, sulla base della nostra fede e in nome del progresso sociale.

1.  L’uomo non è il padrone della donna, sia essa la moglie, la figlia, la sorella o la fidanzata. Non ho aggiunto la mamma, ma esistono anche casi di figli che alzano le mani contro i propri genitori. Le donne vanno amate e rispettate.

2. Va superata la mentalità, tipica della civiltà agricola e della famiglie patriarcali, che la donna si realizza solo nel matrimonio e nel lavoro casalingo; da qui la pretesa della totale dipendenza dall’uomo, che la considera sua legittima proprietà.

3. I rapporti tra l’uomo e la donna nel matrimonio, come prescrive anche il Codice Civile oltre che gli insegnamenti cristiani, sono alla pari, sia nello stabilire la scelta della residenza, sia nell’educazione dei figli. Perciò, la vita in famiglia va affrontata nel dialogo, nel confronto reciproco, nel rispetto delle opinioni dell’altro. L’uomo non può pretendere di imporre sempre e dovunque la sua volontà, alcune volte anche con la violenza fisica.

4. L’uomo non può pretendere di chiedere fedeltà alla propria moglie e lui concedersi le libertà che vuole: la fedeltà è un impegno e un dono reciproco.

5. Picchiare una donna è una violenza riprovevole, perché è un’azione del più forte nei confronti del più debole. I mariti, i fratelli, i fidanzati non possono concedersi il lusso di andare nei bar a giocare, ad ubriacarsi e poi tornare a casa ed aggredire le proprie donne per una qualunque scemenza: violenza alla quale assistono atterriti anche i figli.

6. Genitori, nel processo educativo educate alla libertà i vostri figli: non fate distinzione tra maschi e femmine, che spesso tenete chiuse in casa, impedendo loro di conoscere la vita per la scelta del loro futuro lavorativo e le persone anche dell’altro sesso per la scelta dell’uomo con il quale unirsi in matrimonio.

7. Genitori, non avete il diritto di imporre alle vostre figlie l’uomo con il quale fidanzarsi e sposarsi. E’ una violenza della quale dovrete rendere conto a Dio. Sappiate che rendete infelice una vostra figlia e la esponete in futuro a ricorrere in tribunale per ottenere la nullità di matrimonio, a discapito dei figli. Se le vostre figlie resistono a questa vostra imposizione, non le considerate poco di buono, ma donne che difendono i propri diritti, la propria dignità e la propria libertà.

8. Genitori, sappiate che fidanzare le vostre figlie a 14 o 15 anni è violenza nei loro confronti. A questa età non si possono avere sentimenti maturi sufficienti per impegnarsi per un legame affettivo che deve durare tutta la vita.

9. Fidanzati, rispettate le vostre fidanzate nella decisione presa di studiare o di lavorare. Non siate gelosi e possessivi, perché altrimenti non dimostrate di avere amore vero.

10. Donne, nessuno può costringervi ad essere martiri nel sopportare in silenzio la violenza che subite. Abbiate il coraggio di denunciarla, perché lì dove non arriva la forza della convinzione e della ragione, deve essere messa in atto la forza coercitiva e punitiva.

Carissime donne, concludo rivolgendomi a tutte voi, per ringraziarvi per i sacrifici che fate: spesso portate eroicamente il peso di una famiglia. Siate custodi gelose e attente dei nostri valori più alti, umani e cristiani. Sappiateli trasmettere ai vostri figli. Voi potete fare tantissimo per la rinascita morale della nostra terra. Vi ricordo quanto altre volte vi ho detto: aiutate la società nostra a rompere i legami con la criminalità organizzata, vigilando sui vostri uomini. Teneteli fuori dal giro dell’usura, della droga, dei traffici criminali. Rifiutate da loro il denaro che vi portano o gli agi che vogliono creare, quando avete il dubbio sulla provenienza onesta del denaro. Convinceteli a disfarsi delle armi e ad avere fiducia in Dio e nella sua Provvidenza. Grazie.

 

  + p. Giuseppe

   Vostro Vescovo

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