Locride sotto attacco? No! È la logica conseguenza di scelte sbagliate

Dom, 24/01/2016 - 11:34
Ieri era un carcere, domani sarà il Centro per la Conservazione e la Diffusione della Cultura e delle Tradizioni Popolari, oggi deve essere lo stimolo per sviluppare un “progetto Paese” che vive oltre ognuno di noi.

L’altra notte, protetti dalle tenebre, ignoti malfattori hanno messo fuoco all’interno del cantiere allestito per i lavori di recupero dell’ex carcere mandamentale di Caulonia.
Tutto farebbe pensare a una opera di stupido vandalismo per arrecare un danno alla ditta, ma noi non siamo in condizioni di escludere alcuna ipotesi. Una cosa è certa: chiunque sia stato - 'ndrangheta o balordi - si tratta di un fatto grave e inquietante.
Da sindaco ho contribuito alla realizzazione e al finanziamento di centinaia di opere pubbliche sparse su tutto il territorio comunale. Una mole imponente di opere collegate tra loro in un unico progetto strategico e, quasi mai, destinate a pesare sullo sfibrato bilancio comunale. Tuttavia, pur essendo questa una delle tante opere, a essa mi sento particolarmente affezionato perché portatrice di un pregnante valore simbolico.
Trasformare un luogo di sofferenza e di pena quale un ex carcere in un presidio di cultura e di recupero degli antichi “saperi” rappresenta una scelta strategica perché vengono individuate nella formazione culturale e nel patrimonio delle conoscenze il principale antidoto alle “legioni” dell’ignoranza, della rozzezza e della violenza, della disgregazione sociale dell’analfabetismo di massa. Se a ciò aggiungiamo che l’opera è collocata nel centro storico - che come tutti gli antichi paesi della nostra collina sembrerebbero condannati al degrado e all’abbandono - comprenderemo bene come un ex carcere potrebbe diventare un presidio di vita contro un destino di morte.
A chi appartiene questa opera? Ovviamente a tutti! E non solo ai cittadini di Caulonia. Così come a ognuno di noi appartengono i camion della spazzatura di Gioiosa, il pulmino di Martone, la cooperativa di Monasterace e via dicendo...
Purtroppo in molti questa consapevolezza manca! Manca perché s’è scavato un solco profondo tra “Stato” e gente; perché la “Politica” è stata scacciata ed è stata sostituita da una conflittualità personale, manca perché ha vinto l’individualismo esasperato, manca perché i paesi si vanno disgregando, il lavoro è diventato un miraggio e perché la qualità della vita è inaccettabile, manca perché è venuto meno il “patto sociale” per come delineato nella Costituzione.
Infine manca perché, nell’epoca di Internet, l’alienazione e dietro l’angolo. Mille amici su facebook ma nessun amico reale. Molti sono collegati permanentemente alla rete mentre intorno a loro si forma un grande vuoto umano. La rete ci consente di non vedere le altrui sofferenze, ci priva dei reali rapporti umani, degli sguardi, dei sorrisi, delle strette di mano. Sparisce l’uomo in carne e ossa, trionfa l’uomo “virtuale”. Sparisce il discorso argomentato e lascia il posto alle frasi di circostanza .
Ricordo un episodio successo tanti anni fa: un ragazzo del paese, sradicato dalla famiglia e dall’ambiente perché emigrato in cerca di lavoro, ha ucciso il suo “rivale” in amore. Era avvenuto in un posto lontano eppure la sera in cui la voce si è sparsa, sull’intero “Paese” è calata una nebbia pesante che sembrava schiacciarci.
Molti di noi non conoscevano neanche l’interessato, ma ci sentivamo le mani insanguinate come se quel coltello l’avessimo impugnato in tredicimila, tanti quanti erano allora i cittadini di Caulonia.
Era il “Paese”! Un contenitore di ingiustizie e miserie, di gioie e gratifiche. Era il Paese che diventava terreno di faticoso impegno per migliorare e migliorarsi.
Quei paesi non esistono più. È il normale scorrere della storia . Purtroppo in Calabria il fiume della storia si è inabissato e tutto tende a diventare “deserto”.
Sono sicuro che se ci fosse stato, il “Paese” avrebbe individuato e isolato i malfattori che hanno ritardato i lavori di recupero dell’ex carcere. Vale per tutti i paesi della Calabria!
Questa tesi l’ho sostenuta in maniera dialettica e, a volte, con molta tensione anche conflittuale nelle tante riunioni del comitato per l’ordine e la sicurezza a cui ho partecipato. Non hanno alcun senso né manifestazioni, i “comandamenti” e i riti dell’antimafia. In Calabria occorre rifondare lo “Stato” in tutte le sue articolazioni.
La sola indignazione non ha senso perché dura qualche giorno e poi muore.
Occorre qualcosa in più!
Noi non possiamo, non sappiamo e non dobbiamo fare indagini.
Noi abbiamo il dovere di impegnarci. Impegnarci perché la nostra Terra non muoia. Impegnarci per rendere feconda la “Politica” che non può essere quella misera attività per denigrare gli altri; non può essere appannaggio di una nomenklatura di professionisti della politica, oppure tesa alla mera conquista di qualche incarico o del potere.
Impegnarci perché qualcuno ci ha insegnato che il “mondo” non si contempla ma si trasforma per renderlo sempre migliore.
Da questo impegno tenace dipende la nostra capacità di sviluppare un “progetto Paese” che vive oltre ognuno di noi.
È urgente farlo! Altrimenti gli atti intimidatori o vandalici non avranno mai fine e noi continueremo a indignarci, tanto l’indignazione non costa nulla.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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