Mai più sottomessi a Reggio!

Dom, 07/12/2014 - 17:50
La protesta dei sindaci a San Leo

Procedendo lungo la sterrata che conduce all’impianto di San Leo, giovedì mattina, si potevano incrociare dieci mezzi pesanti, tra furgoni e autoarticolati, fermi sul ciglio della strada. L’ingresso all’impianto per il trattamento dei rifiuti era infatti stato bloccato dai sindaci della Locride, intervenuti per manifestare contro un provvedimento che sa di abuso di potere.
Nella serata di mercoledì, infatti, attraverso un comunicato pervenuto sulla casella di posta elettronica di ogni primo cittadino e, si badi bene, non per vie ufficiali, la Regione avvertiva che, nella giornata successiva, l’impianto di contrada San Leo, a Siderno, si sarebbe dovuto occupare del trattamento di centoventi tonnellate di rifiuti provenienti da Reggio Calabria e territori limitrofi, in luogo di quello già programmato da quindici comuni della Locride. Bianco, Bivongi, Bovalino, Canolo, Ciminà, Grotteria, Locri, Mammola, Marina di Gioiosa, Monasterace, Mongiana, Pazzano, Platì, Portigliola e San Luca, per l’amministrazione regionale, avrebbero infatti potuto sopportare lo stagnamento dei rifiuti urbani all’interno dei camion adibiti alla raccolta per un’ulteriore settimana. Poco importava che i cassonetti presenti in città già fossero al collasso.
Dopo essersi consultato con quanti più colleghi possibile, il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, ha messo fin dalle prime ore del mattino la sua auto di traverso davanti al cancello dell’impianto, impedendo l’accesso a tutti i compattatori provenienti da Reggio.
«La regione non può continuare a mantenere questo atteggiamento» ha affermato il primo cittadino chiedendo di poter parlare con la direzione dell’impianto, presso la quale giungevano anche le forze dell’ordine per comprendere cosa stesse accadendo. Mentre gli altri sindaci della Locride raggiungevano la struttura per prendere parte a questa protesta pacifica, ma decisa, i primi autotreni cominciavano mestamente a fare inversione di marcia per tornare da dove erano venuti.
«Deve essere chiaro che questa protesta non nasce da mancanza di solidarietà nei confronti di Reggio» ci è stato detto dai sindaci Salvatore Fuda e Antonio Scordino (rispettivamente rappresentanti di Gioiosa Jonica e Bianco), che denunciano un’organizzazione così precaria da parte della Regione da rendere reale il pericolo che la Locride ricada nella condizione in cui versava cinque anni fa, come affermato anche dal sindaco di Caulonia Giovanni Riccio.
La priorità dei primi cittadini è quella di salvaguardare la cittadinanza anche a livello sanitario, secondo Antonio Longo, amministratore di Mammola, che esprime il suo sdegno per l’assenza dei commissari dinanzi a questa emergenza.
«I cittadini della Locride non possono continuare a essere considerati di serie B» ha affermato Pasquale Brizzi, sindaco di Sant’Ilario dello Jonio, mentre Giuseppe Certomà e Salvatore Leoncini, di Roccella Jonica e Grotteria, si concentrano sull’esasperazione generata da questa condizione deprecabile.
Presa di comune accordo la decisione di consultarsi all’ora di pranzo, i nove sindaci presenti, intenzionati a far proseguire la protesta a oltranza con l’auspicio di far arrivare distintamente la propria voce al neo presidente eletto Oliverio e all’amministrazione entrante, si sono visti persino consegnare, a metà mattinata, una minaccia di denuncia per interruzione di pubblico servizio. La notifica, proveniente dalla questura di Reggio Calabria, metterebbe in evidenza la tensione crescente tra gli amministratori della Locride e Giuseppe Falcomatà, primo cittadino del capoluogo di Provincia. Il malcontento espresso dalla sua popolazione per una situazione insostenibile e denunciata a più riprese da diversi organi di stampa, sta mettendo evidentemente in cattiva luce il giovane sindaco, pure non responsabile delle condizioni del suo comune. Intenzionato a risolvere in tempi brevissimi e con il pugno duro la situazione per tenere fede alle promesse elettorali, Falcomatà sta confondendo la pulizia delle proprie strade con quella dell’intera Regione, andando a complicare la condizione della Locride, che, come affermato dal sindaco di Marina di Gioiosa, Domenico Vestito, in condizioni normali, grazie all’impianto di San Leo, sarebbe perfettamente autosufficiente nello smaltimento dei propri rifiuti.
L’egoismo amministrativo di Falcomatà non può che fare male alla Calabria. Queste, in definitiva, le conclusioni che l’Associazione dei Comuni ha tratto dopo il confronto diretto, nel quale si chiede con fermezza di ridare alla Locride la dignità che merita e di consentirle, attraverso una rimodulazione e intensificazione dei turni di conferimento, di evitare il verificarsi di una situazione igienico sanitaria disastrosa, della quale non sarebbe nemmeno la diretta responsabile.
La collaborazione con il comune di Reggio non deve trasformarsi in un diritto di prelazione da parte di quest’ultimo su un impianto che non gli appartiene e che, anzi, dovrebbe essere utilizzato innanzitutto dai comuni locridei e solo in un secondo momento da quelli limitrofi.

Autore: 
Jacopo Giuca
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