Mandorla a guscio tenero di Portigliola

Lun, 18/11/2019 - 17:00
I frutti dimenticati

Il mandorlo è una pianta originaria dell’oriente, dove cresceva spontaneamente e originariamente producendo semi molto amari (mandorlo amaro) probabilmente fu molto studiato, per trovare il modo di usarne il seme che rappresenta la parte commestibile.
Si sa che il mandorlo amaro contiene acido cianidrico (cianuro) per cui per mangiare i semi altrimenti velenosi, venivano cotti e così il veleno termolabile veniva meno e così essi potevano essere mangiati.
Con il passare del tempo però o per selezione naturale o per opera dell’uomo comparve anche un mandorlo dai semi dolci, mentre ovviamente quello amaro non solo esiste ancora, ma viene anche usato nella pasticceria per i suoi semi sempre amari.
Verso la fine degli anni 60 del 900, una mia carissima amica e vicina di casa, a Ferruzzano Saccuti, Maria Spanò, che aveva più di 80 anni e che mi aveva trasmesso  tanti insegnamenti di vita pratica ed anche in una notte di  Natale, i sortilegi per togliere il malocchio, andò a  Portigliola per trovare degli amici e i parenti di suo genero che era emigrato in Canada, dove a breve si sarebbe recata lei per trovare tre figli. E tanti nipoti.
Da Toronto era andato a visitare a Rochester nello Stato di New York suo cugino Jimmy D’Antona, in un cimitero però.
Jimmy era partito da Ferruzzano prima della prima guerra mondiale ed era bellissimo ed ella, una bambina di poco più dieci anni, ne era stata segretamente innamorata.
Egli era stato molto abile negli affari e in pochi anni si era arricchito e aveva aperto un gradevolissimo Hotel in una località molto bella, alla fine degli anni venti del 900.
In quegli anni, in una sala riservata dell’Hotel, Jimmy aveva organizzato una riunione tra tante persone che arrivarono da città diverse, ognuno con la propria Buick e con il cappello alla Borsalino, ma a un certo punto ci furono grida e poi degli spari.
Un tal Zucco di Ciminà aveva estratto un revolver e aveva ucciso Jimmy, ma a questo punto un amico di Jimmy, un tal Musolino di Santo Stefano d’Aspromonte, uccise Zucco.
Maria aveva notato una particolarità visitando suo cugino; nella foto, in direzione del cuore c’era un foro di un colpo di pistola. Perché tanto odio nei riguardi di Jimmy anche dopo morto?
Dopo una permanenza di un anno sarebbe ritornata nel paese e poi gli avrebbe dato l’addio per sempre perché sarebbe andata in Australia per trovare altri due figli con nipoti e lì avrebbe trovato il riposo.
Maria si fece accompagnare a Portigliola da un amico in macchina e al ritorno ebbero modo di fare un piccolo incidente, ma si preparò per l’ultimo viaggio della sua vita.
Regalò ai vicini più legati a lei addirittura le galline, perché non ebbe il coraggio di ucciderle e mangiarle, il gallo invece, di nome Ciccio, alto come un bersagliere, le era stato ucciso con gli occhi (docchjatu) da una bagascia di vicina, le coperte più preziose all’unica figlia che era rimasta in Italia, che era sposata a Mammola, il centimilo, ossia il mulino a mano a un suo cugino, a una sua amica d’infanzia la sua tartaruga di terra che aveva ormai più di vent’anni e che ripuliva perfettamente la casa dalle blatte, a una ragazza a lei tanto affezionata una catenina d’oro e degli oggetti carini che aveva portato dal Canada e a me tante benedizioni.
In aggiunta volle darmi l’intero paniere colmo di mandorle “mollisi” che aveva portato da Portigliola, quando era andata a visitare i parenti di suo genero.
Molte di esse furono mangiate assieme a Maria, prima che partisse attorno al braciere nella casa dei miei genitori e furono schiacciate con le dita, altre furono donate ad altri vicini, molte le tenni io e con esse feci un piccolo vivaio in una giara rotta (grasta) piena di terriccio con la prospettiva di piantare tutte le piantine che sarebbero spuntate.
Spuntarono molte e quasi tutte le regalai tranne una che piantai ed ha ora più di quarant’anni.
Da circa cinque mesi Claudio Papa, gentilissimo e affettuoso, uno dei più importanti industriali dolciari dell’Italia meridionale e d’Italia tutta, che utilizza le mandorle per i suoi prodotti, sta portando in giro per la Calabria l’invito ai calabresi a impiantare mandorleti, con varietà possibilmente del territorio, da custodire in un campo di salvataggio.
Egli osservando le mandorle di Portigliola, le ha giudicate ottime per i confetti e convenienti per l’alta resa per via del rapporto favorevole tra guscio e seme.

Autore: 
Orlando Sculli
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