Mano Nera a Locri Prefetti a Bovalino

Dom, 05/04/2015 - 11:00
Il paradosso della legge. Nella Locride, dove le chiacchiere si commissariano e i reati incontrano praterie e porto franco.

Mangiatoie, abbeveratoi, dondoli e ossi di seppia. La Locride deve sopravvivere nella gabbia, con le sbarre negli occhi e il cinguettio mozzato di quelli venuti male. Una vocazione concertata a tavolino dagli innominabili, dal Ministero di Alfano e dalla Prefettura di Reggio Calabria?

Alfano rigassifica Roma, per salvarla agli occhi del mondo e scioglie Bovalino, per asfissiarla in un cul de sac.

La Prefettura di Reggio Calabria (la più grande industria calabrese dell'ultimo ventennio) sforna occupati con 730 tedesco e spese pagate, lasciando lungo e attorno i paesi del reggino forte ritardo di sviluppo e occupazionale.

Commissioni d'accesso e Commissioni straordinarie si succedono con una micidiale staffetta, dappertutto, dal Torbido all'Amendolea. Un boom boom che non ha risparmiato il governo di Masino Mittica, né quei bovalinesi già vittime dei cattivi. Tutti nella gabbia, quelli che hanno subito la 'ndrangheta e quelli che hanno preso un caffè con la 'ndrangheta. Condizionamento mafioso l'accusa: una soluzione semplice, quasi una pericolosa superficialità che sfocia nella malafede e nella strafottenza.

Perché una commissione d'accesso, di fronte a un sospetto di contaminazione di un consiglio comunale, non fa di tutto per circoscrivere il sospetto, risparmiando tutte quelle persone perbene che in questi anni hanno agito e operato nella stanze del municipio più brutto del secolo. E perché la Commissione d'accesso e non la Procura, dato che si tratta di mafia, e che mafia?

Il giorno dopo, a Bovalino spiccano solo vecchie immagini, remake di protocolli d'onore e comportamenti nani, che confondono i gozzi con i vapori, i raffreddori del rito con le metastasi del reato, i padrini, i quartini, i vangeli, i camorristi con i sindaci, gli assessori, i capi aerea e lavoratori socialmente utili. Ma che state combinando? Perché proprio i comuni della Locride oggi e quelli della Piana dieci anni fa? Locride e Piana andata e ritorno: accanimento itinerante?

Intanto, a Locri, un imprenditore pulito, tra i principali protagonisti di una città nuova, dell'estate più bella del mar Jonio, che paga i contributi ai suoi dipendenti e rispetta i loro diritti, nei centesimi e nella dignità, viene intimorito, minacciato, lasciato solo. Tre volte negli ultimi anni, lasciato solo. Solo, solo, solo. Cani sciolti avanzano ogni giorno con la mano nera armata, come nella New York dei primi del '900, a Prince Street. Taglieggiano tutti, a Locri. A cosa ha detto no David Bumbaca? Al cambio di un assegno cabriolet, a un banchetto “aggratis”, all'ennesimo prestito senza ritorno, a un posto di lavoro? Sicuramente David non ha accontentato i soliti rapaci che scambiano parole d'ordine, nel buio, poi entrano nei locali senza passare dalla cassa.

La gente della Locride non può più accettare questi paradossi. Ridicolizzare così sfacciatamente un popolo non è giusto, anche quando il popolo non reagisce o ha paura di reagire. La Locride, dove i sindaci e gli amministratori governano con la paura di essere i prossimi ad avere un dito contro dell'avamposto dello stato puntato nella tempia.

Avremo altre relazioni antimafia, altri progetti di legalità, altri appelli dei miglioratori del mondo. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Questa terra, i lavoratori di questa striscia di terra che accetterebbero di lavorare anche a settecento euro al mese, non hanno più speranza né capretti da mettere in forno il giorno della Santa pasqua. Gli rimane solo il silenzio, quello degli innocenti dinanzi a una trama molto più grande di loro.  Buon appetito.

Autore: 
Ercole Macrì
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