Mi manca Pasquino, l’uomo che ha illuminato il cammino a Morosini

Ven, 22/11/2013 - 17:02

Pronto a stravolgere i ritmi della sua vita, per coltivareancora una volta la vecchia passione, Paquino, con l’appartenenza a questa terra e un tumore dentro di sé, mi rispose a primo acchito: «Il vescovo di Locri è nobile».
«D’animo?», gli chiesi.
«Morosini non classifica gli uomini in buoni e cattivi, non è quel tipo di persona», affermò con gioia.
Eravamo a Palizzi, sotto una pergola promettente, storicamente generosa e a minna di vacca, alle prese con il suo vecchio divertimento. Due volte a settimana nei periodi di salute, una al mese, in quelli di lotta iniziale contro il male, andavamo nei borghi dell’oriente reggino a stanare vecchi sciacalli con facce sapienti e giovani inquisitori vestiti alla moda, alcuni alla Moretti, altri alla Guevara, appollaiati su rivoluzioni di cresta. Era un piacere rovinare la serata ad anime di superficie “travagliati” ultimamente da Grillo.
Pasquino prima li faceva sfogare, poi li schierava a mezza una come selvaggina di canale, li appostava di picchetto e li coricava uno alla volta e a faccia in giù con la sua orchestra di fiati e di versi.
«Ma se tu hai scritto che non è il gregge che non ti piace, ma è il pastore che non ti convince?» Gli domandai ricordandomi di un suo articolo dal titolo pesante sul Vescovo:
«Due misfatti e una bestemmia contro Cristo».
Ma quella volta a Palizzi mi sentì piccolo dinanzi alla disarmante semplicità di chi m’aveva incantato più volte e che quel giorno porgeva con umiltà francescana la propria sconfitta a se stesso. Non ce la faceva più.
«Ho scagliato la prima pietra Erculegliu, all’uso delle procure, che in Calabria si sentono senza peccato, nonostante le infinite versioni di Lo Giudice e i bazooka».
Meditava Pasquino, si perdeva chissà dove, ma stava lì, sulla cima più alta, senza scudi, aspettando di essere abbattuto per sempre. Senza testimoni o lottatori da fondale a cui lasciare il testimone. Me compreso. Pasquino concluse così quel giorno: «Forse l’abbiamo fatto riflettere, gli abbiamo illuminato il cammino» Tre giorni dopo, il 22 Aprile scorso, scrisse: «Evviva il vescovo di Locri»

Autore: 
Ercole Macrì
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