Mimmo Lucano, esempio di resistenza e di coraggio

Dom, 19/05/2019 - 13:00

Non avevo mai avuto modo di incontrare di persona Mimmo Lucano, nonostante abbia letto molto su di lui e tre anni fa, a scuola, il “Modello Riace” sia stato materia di studio. Ne ho avuto l’occasione circa un mese fa alla presentazione del libro di Ilario Ammendolia. Così mi sono avvicinata per salutarlo, gli ho detto che mi dispiace per tutto quello che sta subendo; lui non mi ha detto niente, ha solo abbassato gli occhi che, all’improvviso, sono diventati lucidi. Sono rimasta colpita dalla sua timidezza e, durante il dibattito, ho continuato a osservare quegli occhi che non hanno mai smesso di luccicare, quegli occhi che raccontavano di un uomo che stava soffrendo, di un uomo che non comprendeva cosa avesse fatto di male. Il mio pensiero è stato: “Un uomo con quegli occhi non può mentire”. Del resto, dal 2 ottobre scorso, quando è stato accusato di favorire l’immigrazione clandestina, sul sindaco di Riace, sono state dette e scritte molte cose, tuttavia credo che il dolore più grande per lui sia stato quello di dover vivere lontano dal suo paese. Mi chiedo di nuovo, che cosa ha fatto di male quest’uomo, se non dar vita a un paese che rischiava di essere abbandonato? Dal 2004, grazie alla sua politica di accoglienza, Riace ha concesso ospitalità a oltre sei mila richiedenti asilo, provenienti da venti diverse nazioni. E allora, dove sta il marcio? Ho sempre voluto credere che alla fine il bene sarebbe trionfato, e sabato 11 maggio quel bene si è manifestato. In centinaia da Riace si sono messi in cammino per raggiungere Stignano e abbracciare Mimmo. Sabato si è tenuta, infatti, la presentazione della fondazione “È stato il vento”, nata con l’obiettivo di rilanciare senza fondi pubblici, ma grazie alla solidarietà ricevuta da tantissimi cittadini, l’esperienza di integrazione che ha reso famoso il piccolo borgo calabrese in tutto il mondo. Al sindaco sospeso di Riace il tribunale ha negato il permesso di partecipare all’iniziativa. Per questo tanta gente, tra cui Dario Brunori e i Marlene Kuntz, gli è andata incontro al confine del suo esilio, dimostrandogli affetto e fiducia incondizionata. Grazie a questo gesto, Mimmo ha riabbracciato per un attimo la sua città, guardando tutti con quel sorriso timido ed esordendo: “Non si potrà mai fermare il vento”. L’associazione si propone di portare avanti e quindi di riprendere le attività solidali che hanno reso “Il modello Riace” famoso a livello internazionale: far ripartire l’accoglienza dei rifugiati, riaprire le botteghe, il ristorante, la fattoria didattica, il turismo solidale, insomma dare un seguito al lavoro avviato da Mimmo affinché non venga perso. La fondazione, che prende il nome dalle parole dello stesso Lucano a commento del primo sbarco di curdi sulle coste di Riace, è sostenuta da moltissimi artisti tra cui Fiorella Mannoia, Caparezza, Vinicio Capossela e tanti altri. Osservando tutto ciò provo anche rabbia, perché mentre tutto il mondo, in questi anni, lo ha cercato per consegnarli dei premi – per esempio nel 2010 è arrivato terzo al premio World Mayor come miglior sindaco del mondo – in Calabria invece lo arrestano.
La resistenza e il coraggio di Mimmo sono proseguiti anche lunedì 13 maggio quando, invitato a Roma per il seminario “Convivenze” dall’antropologo Vito Teti, suo amico e calabrese come lui, Forza Nuova aveva minacciato di impedire il convegno. Senza tirarsi indietro, è arrivato all’università in treno e poi ha proseguito a piedi, ha parlato prima fuori dall’ateneo a una folla che lo ha accolto con cori e striscioni antifascisti. «Sono emozionato, ho fatto cose normali, non ho fatto niente di speciale. Ho inseguito un sogno di umanità e di democrazia e il sogno continuerà fino alla fine. Noi siamo l’onda rossa che contrasta l’onda nera che sta oscurando i nostri orizzonti. Questo clima di odio non dipende però solo da loro (si riferisce a Forza Nuova, ndr). Il ministro dell’Interno ha contribuito a creare questo clima in Italia. Tutti i cittadini possono sbagliare, fare degli errori, ma in ogni caso dobbiamo assumercene la responsabilità e affrontare a testa alta i processi, non trovare escamotage per evitarli. Io sono forte nella mia debolezza. Salvini ha detto che sono “Uno zero”. Ho detto: “È vero”». Poco prima una cinquantina di militanti capitanati dal leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, sono stati fermati a 500 metri dall’università. In testa uno striscione con la scritta “Mimmo Lucano nemico dell’Italia”, e altri slogan contro l’ex sindaco calabrese accusato di sostenere l’immigrazione incontrollata, che starebbe uccidendo l’Italia.
Nel frattempo, Lucano ha continuato il suo discorso all’interno della facoltà di Lettere e Filosofia: «Il Modello Riace è nato per caso, in un paesino di 1600 abitanti, in una delle aree più depresse d’Italia e poi emulato e studiato in Italia e nel mondo. Mai avrei immaginato che quella terra da luogo di emigrazione dei calabresi diventasse terra d’arrivo. A Forza Nuova che dice che io sarei un sindaco che vuole riempire i borghi calabresi con colonie africane o fare una sostituzione etnica, rispondo: La conoscete Riace? Li conoscete i borghi calabresi? I borghi sono spenti, non c’è più nessuno, gli immigrati non hanno occupato nessuno spazio di persone italiane, i rifugiati a Riace hanno offerto soprattutto agli italiani la possibilità di cercare un riscatto».
La vicenda di Mimmo Lucano ritengo non sia una questione di destra o di sinistra, ma soprattutto umana. Concludo con una sua frase: “Bisogna avere fiducia nelle persone, non vivere nel pregiudizio. Non ci vuole molto a far prevalere il senso dell’umanità e dell’uguaglianza”.

Autore: 
Rosalba Topini
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