Mongiana, il villaggio siderurgico che realizzò le armi per l’esercito delle Due Sicilie

Dom, 15/12/2019 - 20:00

Se un popolo e una dinastia, li si apprezza, anche per le opere pubbliche, per i monumenti e per l’arte che ci hanno lasciato, come noi apprezziamo i greci, i romani, i bizantini che in secoli e secoli ci hanno lasciato cultura e opere inestimabili, in egual misura dovremmo rivalutare i Borbone.
Questa dinastia, dipinta dalla storiografia ufficiale sempre con fosche tinte, in appena un secolo e mezzo ha dotato il proprio regno di eccelse e grandi opere in tutti i campi.
Se anche per i Borbone usassimo lo stesso metro usato per le precedenti dinastie, sicuramente essi sarebbero tra le dinastie che più di altri hanno magnificato il proprio Regno, anche in campo economico.
Quasi l’80% di ciò che “arreda” le città del Sud sono da ricondurre a loro. Regia di Caserta, Albergo dei Poveri a Napoli, ponti, strade, chiese. Tra questi si inseriscono le città di fondazione, cioè quelle realizzate ex novo, sia per ricostruirle dopo terremoti sia per urbanizzare a scopo industriale alcune aree depresse.
Ponza, Ventotene, Carditello, Filadelfia ecc. Tra queste è da inserire Mongiana, realizzata in Calabria.
Mongiana è un piccolo centro urbano immerso nei boschi delle Serre Calabre sulla fiumara Allaro.
Il nuovo polo siderurgico, costituito in origine da un altoforno e poche fucine, venne realizzato, allo scopo di aumentare la produzione di ferro del Regno dei Borbone. Il villaggio di Mongiana, nasce nel 1771, su progetto dell’architetto Mario Gioffredo, che deve predisporre l’ampiamento delle piccole ferriere e dare vita alla nascita del nucleo urbano di Mongiana. Il Gioffredo, lo stesso che iniziò gli scavi archeologici di Ercolano, traccia un “decumano”, ai bordi del quale, sorse nel tempo, il paese di Mongiana. Nel corso degli anni si assiste al sopraggiungere di personale estero proveniente dalla Francia, dal Belgio. Mongiana giunse così ad avere circa 1800 abitanti di cui circa 900-1000, trovavano lavoro nelle sue industrie. Gioffredo, nella sua opera di ampliamento, imposta la grande fonderia, che fu ingrandita nel tempo più volte.
Altri miglioramenti furono apportati nel decennio francese, soprattutto da G. Murat (1806-1815) che amplia il polo e fa costruire una fabbrica per canne da fucile, sostituita poi dalla fabbrica realizzata nel 1852 da F. Savino.
Il complesso siderurgico Calabrese era costituito da Mongiana, dalle miniere di Pazzano e dalla fonderia di Ferdinandea.
L’opera del Gioffredo, morto nel 1785, fu proseguita anche dall’ing. Fortunato Savino, nativo di Positano (SA), che opererà a Mongiana dal 1840 sino alla chiusura dell’impianto (1870). Egli realizza la grandiosa fabbrica d’armi, le caserme, gli alloggi per gli operai, le case del capitano e del comandante, la farmacia, la chiesa e il cimitero.
Nel polo siderurgico si realizzavano le armi per l’esercito Reale (fucili, spade, artiglieria, granate, ecc..), ma anche componenti essenziali per i ponti, per la cantieristica navale, per la ferrovia e utensili per la società civile. Dai suoi altoforni uscì la ghisa utilizzata a Pietrarsa per le rotaie nella nascente ferrovia del Regno delle Due Sicilie e componenti per il ponte sospeso in ferro, il “Maria Cristina” sul Calore.
La vita era regolata da leggi, di impronta illuminista e/o protosocialista che prevedevano soluzioni lavorative inusitate per quei tempi. Scuola per i figli degli operai; l’assistenza medica; la riduzione della giornata lavorativa; la cassa di previdenza; assistenza infortunistica, ecc…
Mongiana rappresentava allora quanto di più moderno si potesse avere nel campo della siderurgia, con i suoi altoforni, alti 11 metri, considerati i giganti della siderurgia italiana e con la sua moderna fabbrica d’armi.
La fabbrica d’armi oggi ospita il Museo delle Reali Ferriere Borboniche.
La fonderia, una “cattedrale del lavoro”, da poco recuperata, è diventata un “Parco della siderurgia calabrese”.
L’isolamento montano ha consentito a Mongiana di mantenere la sua unicità. In essa, è insito un altissimo valore culturale perché costituisce un raro esempio di villaggio industriale nel centro meridione d’Italia. Inoltre, conserva ancora intatte moltissime di quelle antiche valenze costruttive, ed è tutt’ora abitata dai discendenti dei vecchi operai, anch’essi in un certo senso “patrimonio culturale” che tramandano la memoria del loro passato.
Mongiana ha bisogno delle attenzioni della politica e della cultura calabrese. Perdere Mongiana significa, perdere un grande patrimonio archeo-industriale, unico in Italia, generato dai mongianesi nel loro operare dal 1771 al 1861, che i cittadini stessi hanno conservato sino ad oggi e che sperano di tramandare ai posteri.

Autore: 
Danilo Franco
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