Monsignor Oliva: "Minniti, svolga il suo servizio con tenacia calabrese”

Dom, 25/12/2016 - 11:38

Aprire le porte del “Palazzo” è rendere il “Palazzo” vicino a chi quelle porte non varcherà mai. Se la Calabria è la regione più meridionale della Penisola, la Locride è il sud del sud, l’area più periferica. E come tutte le aree periferiche può avere duplice destino: essere eternamente relegata all’emarginazione o divenire riflesso di un Paese ove tutti hanno pari dignità. Ma se l’Italia vanta una costituzione moderna dai nobili principi, la Locride affonda le sue radici nella nobilissima cultura greco-romana, abitata da gente tenace che non ama essere schiacciata. Che non accetta che quei nobili irrevocabili principi, posti dai Padri costituenti, saggi uomini politici, siano relegati tra i diritti negati. Neppure è la terra del NO al cambiamento, del NO allo Stato e alle istituzioni, del NO allo sviluppo. E se diciamo NO alla mala vita organizzata, diciamo SI a una democrazia che affermi i diritti degli ultimi e dei più svantaggiati. SI a un processo di sviluppo da tempo negato. Il sogno dei Calabresi non è avere “politici come tutti gli altri”, ma politici che sanno guardare lontano, che sognano la politica come l’arte del vivere insieme, del sostegno a ogni iniziativa di crescita e di sviluppo e del dare speranza ai più svantaggiati. Avvicinare le periferie al centro è l’unica via politica di rinascita di questo territorio. È certo che chi vuole male all’Italia lascia che questo Sud regredisca nel più assoluto abbandono. Una terra non ha futuro, se non fa delle sue povertà una risorsa, delle sue fragilità un’opportunità. Ciò vale per la Locride e non solo. Non chiedo all’onorevole Minniti (cui auguro di svolgere il suo alto servizio istituzionale con la tenacia del calabrese) qualche euro in più, ma “l’alta velocità”. Questa terra ha bisogno dell’alta velocità. Non della TAV, quanto di decenti vie di comunicazioni, di strade percorribili, di treni più veloci e di doppio binario. Diversamente questo sarà un paese senza una vera Costituzione. Sappiamo che non c’è area di emarginazione più insopportabile di quella abitata da chi vive senza un lavoro o da chi un lavoro l’aveva e l’ha perduto e sa di non riaverlo mai più. Di chi, con la speranza di sogni irrealizzabili, consuma il suo tempo alle slot machine e ai tanti marchingegni che defraudano le già povere casse domestiche. Ma – come affermava Pietro Ingrao – non basta indignarsi. Occorre reagire. Ecco perché ci si aspetta qualcosa di più da chi, calabrese, varca quella porta. È un sogno anche questo? Non ci resta che attendere.

Autore: 
✠ Monsignor Francesco Oliva
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