Morti annunciate: Quando lo Stato, che predica lavoro, soffoca le aziende sane

Dom, 13/10/2019 - 16:00

Sono la titolare della Ferro Sud, Parisi Marianna, e mi rimane ancora qualche giorno di vita. Voglio compiere l’ultimo passo senza cattiveria nei confronti di alcuno, esprimere la mia amarezza e il mio sconforto.
Abbiamo, o avevamo, una delle aziende più sane e più avanzate della Calabria nella lavorazione del ferro; l’amministratrice nominata dal giudice la sta distruggendo in pochi mesi. In breve: non è mai presente sul luogo di lavoro, non rinnova le licenze di trasporto, svende il materiale in deposito ben al di là del prezzo di acquisto. Ha perso tutte le concessionarie di auto, le quali ci fornivano i mezzi per la demolizione, centinaia e centinaia di vetture l’anno ora ridottesi al numero di una mano. Sono rimasta invalida senza un euro, ma quel che mi preoccupa è l’avvenire dei miei figli; l’azienda, non avendo più risorse, non potrà riprendere...
Sentivo delle tante aziende sequestrate, che i giudici svincolavano poi in appello e in cassazione, ma oramai fallite per via di una pessima amministrazione e con loro il destino degli operai che vi lavoravano. Ho presentato due denunce penali contro l’amministratrice della mia azienda e due diffide civili ma la magistratura tace e l’amministratrice che nomina un agronomo in un’azienda che tratta solo metalli, continua a svendere e non comprare, conducendola alla chiusura.
Forse altre ditte che hanno inquinato fiumi, laghi, spazio enorme di terreno hanno maggior fortuna e riprendono il loro lavoro, noi a cui ci si contesta - non è una comica ma una tragedia - l’aver acquistato materiale dagli zingari che di fatto ripuliscono le fiumare, ci suonano le campane a morte.
Questo lo stato italiano. Che soffoca, stritola, dissangua in omaggio a una giustizia che a me e ai miei figli dà l’impressione di una corda al collo senza l’ombra di una sola ragione.
Abbiamo denunciato il TG3 che ha riportato immagini che non ci riguardavano sulla lavorazione del ferro, e, come detto, l’amministratrice due volte, ma tutto tace. La mia azienda ha sessant’anni, creata da mio marito, con enorme sudore e lavoro, i miei figli in essa hanno subito anche menomazioni fisiche, investito tutti i soldi, la loro vita, oggi ci si toglie tutti senza che una sola molecola inquinante sia stata versata in acqua, terra o cielo. Vorrei anche si capisse che la pubblicità giornalistica che giova a persone che dovrebbero essere di elevata cultura e quindi sensibilità civile, precipita sul lavoro della gente provocando fame, bisogno, suicidi; giudici e amministratori sanno che si sta recitando il requiem dell’azienda, ma per essi l’importante è la sanzione sia pure incredibilmente inopportuna e smodata. Dedico la mia denuncia a quei padri e a quelle madri di famiglia che si sono tolti la vita per mancanza di lavoro non potendo provvedere ai bisogni indispensabili della famiglia. Grazie paese più incivile del mondo.

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