Musica: La Milano della 'ndrangheta irrompe nel nuovo brano di Domenico Bellocco

Ven, 26/07/2019 - 18:00

«Atmosfere plumbee, degne degli scenari più cupi della periferia milanese. Per di più, con la scelta di una location molto mirata e non casuale: Trezzano sul Naviglio, Corsico, la Barona, Cesano Boscone, Buccinasco. Quella Milano di periferia nota alle cronache per una corposa presenza di famiglie ben note nel gotha della 'Ndrangheta. Una scelta provocatoria in linea – rivela il giornalista e massmediologo Klaus Davi, anticipando sulla sua pagina Facebook https://www.facebook.com/klausdavi2 alcuni contenuti del nuovo video del giovane rapper calabrese – col personaggio e che farà discutere, quella di Glock21, al secolo Domenico Bellocco di Rosarno, ragazzo assolutamente estraneo a contesti penali ma il cui cognome è ben noto nel mondo degli addetti ai lavori. Nel video dal titolo “CHIAMAMI BOSS” Bellocco interpreta il ruolo di giovane rampollo della mafia calabrese a Milano, affiancato dal rapper Tonino, residente alla Barona. Il trailer è già eloquente e racconta degli attacchi subiti dal Bellocco a causa dei contenuti del primo video “Siamo numeri uno” che fece tanto discutere nel febbraio scorso. Bellocco e Tonino fanno il verso a questi attacchi interpretando il ruolo di giovani boss a bordo di una smagliante Lamborghini con borse piene di soldi. La cosca Bellocco è considerata fra le più temute e violente nella storia della 'Ndrangheta. Domenico è figlio d'arte: il nonno Giuseppe Bellocco, nei suoi lunghissimi anni di latitanza, era stato autore di canzoni e di poesie su storie della 'Ndrangheta. A Rosarno se ne parla a mezza bocca, manco fosse un segreto di stato. Il genere è il reggaeton ballato da una splendida modella. Scene di mala milanese condite di belle ragazze, picciotti, vita d'orata. Con attacchi ripetuti presunto allo scandalismo dei giornali che lo avrebbero definito mafioso solo perché si chiama Bellocco. La produzione non deve essere costata poco, visto che Domenico è stato avvistato nella cintura milanese tra febbraio e marzo per un mese intero e la sua presenza non poteva passare certo inosservata. Domenico, ribadiamo, non ha nulla a che vedere con la mafia. Ma il sostegno dei "brand" forti di Rosarno non gli manca. A sponsorizzare il suo primo video, che esaltava i cattivi ragazzi della piana, mitragliette alla mano e sguardi allucinati e vitrei, sono scese in campo anche le pompe funebri di Angelo Tutino, nipote dello storico boss Peppino Pesce, un uomo intelligente e freddo, che in altre occasioni abbiamo ampiamente ritratto. Poi Cacciola e altri grossi nomi figurano nei titoli di coda. Il prossimo video lancia un'opa di Rosarno su Milano. Un'opa musicale, che avrà comunque il merito di rendere popolare un tema che l'ipocrita e perbenista società milanese rimuove per vendere (complici troppi megafoni) un prodotto che non è mai esistito: quello di capitale morale. Può sembrare paradossale, ma dobbiamo ringraziare il giovane Domenico se si tornerà a dire in che mani è finita Milano», ha concluso Davi.

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