Nel bene o nel male, Pietra Cappa resta di San Luca!

Dom, 15/03/2020 - 13:00

Peppe difende la sua comunità senza pause, e questo lo rende davvero nobile: “Nella triste stagione dei sequestri di persona ci veniva calato un altro carico da undici, del quale non sentivamo il bisogno… Pietra  Cappa compariva, purtroppo, in quelle cronache, e veniva indicata in territorio di San Luca. Oggi che c'è un fatto positivo, ora che la promozione di 'Ntonella l'ha rilanciata sul panorama nazionale, viene indicata come in territorio di Careri”.
Lascia il campo a questa discussione l'inno che tutti fanno al fantastico passaggio del turno in Coppa Italia del San Luca Calcio, che non ha tralasciato di contestare i due madornali errori dell'arbitro patiti a Giarre: il rigore negato a Romero e l'annullamento di un gol regolare allo stesso. "Dobbiamo fare affidamento molto sulle nostre forze, noi abbiamo l'ambizione di primeggiare nel calcio e di approdare come comunità alla normalità, nessun altro scioglimento del Consiglio Comunale, netta prevalenza della legalità, occupazione, fiducia, speranza e vitalità. Uscire dal tunnel, insomma". Orgoglio per le vittorie sportive, orgoglio per le proprie bellezze paesaggistiche.
Il tema, oggi, è dunque Pietra Cappa. Il sindaco Bartolo, che si è fatto carico del compito arduo di amministrare, coglie l'assist: "Ho scritto giusto un paio di ore fa una lettera aperta. Pietra Cappa è a disposizione di tutti, ma si trova da noi". La nostra terra trova così un motivo per far parlare di sé.
E vengono fuori i "cunti". Nelle campagne i lavori in comune dei campi, gli allevamenti, le feste, sono uso e costume. Una volta, per la macellazione del maiale, il parroco Bruno Torello diede incarico a una "squadra" di amici del paese e di fuori. Il rito crudele, l'animale "scannato", celebrato per bisogno. "In montagna lo tenevamo sotto il letto, lo crescevamo con il nostro respiro perché ci sfamasse in inverno", scrive Gioacchino Criaco ne “La Maligredi”. Poi racconta di un porco che divorò una famiglia intera, si fece gigantesco, e quando fu abbattuto a colpi di moschetto dai militi arrivò a pezzettini in ogni casa. "Guastò" tutto il paese. Era la maledizione lanciata da una natura sconvolta. L'animale, da pasto a divoratore. E a untore. Alla "squadra", il parroco chiese che completasse tutte le faccende, sanguinaccio, insaccati, "soffritto e rrustu”. Per paga, la sistemazione nei contenitori di un po’ di frittole dentro lo strutto. Che messo sul balcone, al freddo, si addensa. In quella circostanza, i contenitori non vi rimasero per molto. Scomparvero.
Il prete, dal pulpito chiese: "Secondo voi, ‘a sugna messa fuori sul balcone, quagghia o squagghia?”
Coro unanime dei fedeli: “Quagghia”.
E lui: "A mia squagghiau!”
Rubata. Rigagnoli di quei tempi e il fiume impetuoso delle difficoltà dell'oggi, lo scosceso del futuro. C'è modo di discernere sul da farsi? Tra Coronavirus e recessione le realtà locali diventano più marginali. La Nave sembra "in mano a un cuoco, che ci dice al massimo cosa mangeremo oggi ma niente sulla rotta”.
“Ma noi chef - Seby approfitta - non è che non siamo importanti. Esistono 366 modi per cucinare il pollo, lo sapete? A scoprirli e brevettarli tutti è stato il cuoco di Napoleone, sennò diventava monotono mangiarlo. E volete mettere il carattere di Gualtiero Marchesi? Restituì le 3 stelle Michelin, caso unico. Contestava il sistema di votazione”.
Problema irrisolto anche sulla Nave Italia.

Autore: 
Franco Crinò
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